Luci ed ombre dell’online italiano

Audiweb, Joint Industry Committee realizzatore e distributore dei dati sulla audience online, ha pubblicato il suo report trimestrale della Ricerca di Base sulla diffusione dell’online in Italia basata su 10.000 interviste effettuate su un campione rappresentativo della popolazione italiana tra gli 11 e i 74 anni.

I dati più significativi che emergono dalla ricerca sono:

– Il 60,5% delle famiglie italiane, 12,8 milioni, dichiara di avere un collegamento a internet da casa;

– Il 71,5% della popolazione, 34,4 milioni, dichiara di avere accesso ad un collegamento internet, da da casa, dal lavoro, o da luoghi pubblici, con un incremento del 7% su base annua;

– La disponibilità di un collegamento a internet da cellulare cresce del 50,5% in un anno, raggiungendo 7,3 milioni di persone, il 15,2% della popolazione di riferimento.

Dal report emerge una costante e generale crescita dell’utilizzo di internet in Italia. Tuttavia lascia perplessi il fatto che solo il 60% delle famiglie italiane disponga di un collegamento Internet da casa, ma questo dato deve comunque confrontarsi con l’elevata media di età presente nel paese.

La posizione di internet nel nostro paese, risulta comunque rinforzata. Infatti analizzando il profilo professionale di chi dichiara di avere un accesso a internet da qualsiasi luogo considerato, i più alti livelli di concentrazione si registrano tra gli imprenditori e liberi professionisti (97,8%), i dirigenti e docenti universitari (97,4%) e gli impiegati e insegnanti (93,8%). La diffusione dell’online, infine, raggiunge una copertura quasi totale tra gli studenti universitari (99% dei casi) e tra i laureati (97,3%), suggerendo come probabilmente il web venga utilizzato a larga misura per scopi commerciali, di studio o di ricerca, e non come semplice passatempo. Analizzando più in dettaglio il profilo sociodemografico degli utenti attivi nel giorno medio, emerge che il 51,6% possiede un diploma superiore o tecnico e il 18,7% è laureato.

Una sorpresa arriva invece dai dati sulla divisione geografica degli utenti. Infatti, se è scontata la posizione di predominanza del Nord Ovest con una percentuale del 30,6%, al Nord Est il dato cala drasticamente fino al 16,8%, superato dall’inaspettato 30% del Sud e Isole e dal comunque scarso risultato del Centro con il 17,1%.

Nonostante i numeri non negativi, per lo sviluppo del web in Italia non è comunque un bel periodo. Infatti il nostro paese insieme alla Libia e alla Somalia, è l’unico al mondo ad non aver ancora sviluppato una propria agenda digitale, mentre i dati già pubblicati su questo blog a riguardo della velocità di internet in Italia non lasciano di certo rassicurazioni. A lasciare ancora sconcertati è poi il fatto che non sono previste accelerazioni su questi punti chiave almeno nel prossimo periodo, come si è già capito durante l’ultimo Forum PA ancora in corso, quando il presidente di Fimi Enzo Mazza ha detto spiegato senza mezzi termini che l’Italia prima di poter proporre un’ agenda digitale deve garantire la legalità dei contenuti diffusi nel web. In pratica prima bisognerebbe eliminare la pirateria, e poi eventualmente favorire lo sviluppo di Internet, per non rischiare di andare contro gli interessi dei grandi produttori. E’ palese che se l’Italia dovesse mettere in atto questa strategia, rischierebbe o di non veder mai varata la propria agenda.

http://www.audiweb.it/cms/view.php?id=6&cms_pk=221

http://www.assodigitale.it/2011/05/13/fimi-al-forum-pa-italia-non-puo-sviluppare-agenda-digitale-senza-considerare-i-contenuti/

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Rapporto Osservatorio Ict in Sanità

Da quanto emerso dai dati relativi all'ultimo studio effettuato dall'Osservatorio Ict in sanità del Politecnico di Milano, nel 2010 gli investimenti nell'informatica per il settore sanitario sono stati di circa 920 milioni di euro distribuiti sostanzialmente in maniera iniqua per il 79% nel Nord Italia, dove si registra una spesa ICT pro capite di 21 euro, contro i soli 9 euro per abitante nel Sud e nelle Isole. A differenza di quanto aspettato, ad investire maggiormente sono state le strutture pubbliche ( ASL e Aziende Ospedaliere) che generano anch'esse un impegno economico del 79% contro il 15% degli ospedali privati ed il 6% degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico.

Seguendo il trend sociale, anche in questo settore si allarga il divario tra chi spende poco e chi spende molto: sono infatti in aumento le strutture con budget riservati all' ICT di oltre 2,5 milioni, sia quelle con budget inferiori al milione.

Lo studio evidenzia comunque che il rapporto tra budget informatico e spesa complessiva aziendale si attesta su un valore medio di circa l'1%, decisamente modesto se confrontato con quello dei maggiori paesi europei. Tuttavia, secondo le stime presentate, gli investimenti si profilano in aumento almeno per i prossimi tre anni e dovrebbero dirigersi principalmente verso lo sviluppo inerente alla fatturazione elettronica (139%), il cloud computing (112%), la conservazione sostitutiva (112%) e, dato interessante e suggestivo, la medicina sul territorio unita con l'assistenza domiciliare (73%). Si fermano invece le spese rivolte alla gestione delle risorse umane e per i sistemi di business intelligence, per i quali si ritiene di aver già raggiunti sufficienti livelli di innovazione. Continueranno comunque ad avanzare anche ambiti ormai considerati strategici come la gestione amministrativa ma sopratutto la cartella clinica elettronica.

Ed è proprio questo ultimo elemento che dovrebbe essere eletto obbiettivo primario per la sanità italiana, considerando che in altri paesi come gli Stati Uniti è stato inserito tra i punti principali della radicale riforma sanitaria che è stata promessa al paese, dove l'anno scorso venivano considerato un dato negativo il fatto che solo l' 11% degli ospedali Statunitensi avesse implementato completamente un sistema di gestione clinica digitalizzato, prevedendo quindi un raggiungimento della distribuzione nella totalità del paese entro 5 anni.

Considerando i dati emersi a livello locale emerge un risultato interessante: Infatti è evidente che nelle regioni del nord, cioè dove la spesa per l' ICT è maggiore, in alcune regioni il servizio incontra il favore di pazienti (è il caso di Liguria, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige) nonostante i costi comunque rilevanti, mentre nelle altre (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte) il rapporto qualità dei servizi/spesa pubblica sanitaria è accolto con ampio favore a dimostrazione di come l'innovazione informatica sia l'unica a consentire un' integrazione tra lo sviluppo aziendale e la riduzione della spesa economica oltre che di risorse umane e di tempo.

La ricerca del Politecnico ha coinvolto un campione di Chief Information Officer (CIO), direttori generali, amministrativi e sanitari di 176 strutture sanitarie pubbliche e private su tutto il territorio nazionale, tra Asl, aziende ospedaliere, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e ospedali privati. ( http://www.sanita.ilsole24ore.com/PrimoPiano/Detail/1366647, http://www.osservatori.net/ict_in_sanita )

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