Nuova release per mozilla firefox

In questi giorni di fermento per l’imminente rilascio di Ubuntu 12.04, anche il team di Mozilla si da molto da fare e assieme alle novità attese per Firefox 14 ci arriva la notizia del rilascio della stable release di Firefox 12.

Questa nuova release porta con se il solito lavoro di bug fixing e un miglioramento per il tool di aggiornamento (per la versione Windows e Mac OS X, infatti a breve Firefox 12 per Linux sarà disponibile come update nei repository delle maggiori distribuzioni).

Firefox 12 porta con se anche il supporto text-align-last CSS ed ECMAScript 6 Map, due importanti aggiornamenti che rendono Firefox un browser al passo con le nuove tecnologie web.

Da provare!

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Le ultime evoluzioni sulla privacy

Nell'ultimo periodo la Commissione Europea ha discusso un' importante riforma del regolamento sulla privacy con lo scopo di unificare la legislazione in materia all'interno dei paesi EU e sostituire la direttiva 95/46/CE. A differenza delle Direttive che consentono agli Stati Membri di interpretare ed applicare con modalità diverse le norme, i Regolamenti Europei vengono trasformati direttamente in legge nazionale da ogni stato con minima possibilità di modifica. E perciò evidente che questo avrà un importante impatto sul nostro Codice della Privacy, e potrebbe portare ad ulteriori sconvolgimenti.
Il primo passo però sta già venendo discusso in questi giorni, infatti il Consiglio dei Ministri ha dato il via ai lavori di esame preliminare al decreto legislativo per l'attuazione della direttiva europea in tema di servizio universale e diritti degli utenti in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica, della direttiva europea sul trattamento dei dati personali e tutela della privacy nel settore delle comunicazioni elettroniche, del regolamento comunitario sulla cooperazione tra le Autorità nazionali responsabili dell'esecuzione della normativa a tutela dei consumatori. Questa normativa dovrebbe servire a ribadire la responsabilità degli operatori in caso di incidenti informatici a tutela di utenti e consumatori.

Oltre a ciò è però utile ricordare che il testo Italiano sulla privacy negli ultimi dodici mesi ha già subito importante modifiche:

A maggio 2011 infatti oltre ad alcuni accorgimenti per i sistemi bancari venivano infatti decise varie semplificazioni normative riguardanti le persone giuridiche, mentre a dicembre dello stesso anno avveniva la rivoluzione limitando il concetto di dato personale soltanto all'ambito delle persone fisiche.

Il 9 febbraio 2012 con il DDL Semplificazioni è stato infine abrogata l' obbligarietà della redazione del Documento Programmatico sulla Sicurezza e Privacy (DPS).
E' nostra opinione però che sia buona norma per ogni azienda, sopratutto se tratta dati sensibili o giudiziari, tenere comunque aggiornato un proprio documento interno simile al vecchio modello di DPS per la guida alla gestione dei sistemi informativi e la continuità operativa allo scopo di avere il sotto controllo e garantire la tracciabilità dei dati, che rimangono comunque un fattore di criticità per ogni organizzazione.

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Sanità Elettronica su Novà del Sole 24 Ore

L'importante è che se ne parli. Dopo l'allarme lanciato dal presidente dell'Autorità Garante sulla Privacy di cui abbiamo parlato su un precedente post, oggi Novà del Sole24Ore dedica ampio spazio alla discussione sulla Sanità Digitale con questo articolo che riportiamo.
La speranza è che questi siano i primi passi verso l'inizio di una discussione mediatica che traini quella normativa.
 

La spesa complessiva in informatica e tecnologie (Ict) per la sanità è di 1,3 miliardi di euro, pari a circa l'1,1% del costo totale. Fanno 22 euro per abitante. Poco, sostiene l'Osservatorio Ict in Sanità nel 2012 della School of Management del Politecnico di Milano in un rapporto che verrà diffuso martedì. Poco, se si considerano altri paesi con sistemi sanitari confrontabili. Molto se si considera che dal 2005 al 2011 quella sanitaria è l'unica voce di spesa in Ict che cresce rispetto a tutta la pa. Eppure, anche questi investimenti potrebbero essere a rischio. «Effettuare tagli al sistema sanitario italiano non è facile», si legge nel rapporto. «Esiste una sola leva che potrà consentire di conciliare in futuro la qualità del servizio e il controllo della spesa: l'innovazione, che nelle nuove tecnologie, e in particolare nel virtual health, trova un suo driver fondamentale».

Dentro virtual health o e-health ci sono tecnologie e servizi, soluzioni per la medicina sul territorio, monitoraggio, prevenzione e cura a distanza per ridurre i costi della gestione dell'ospedalizzazione, in particolare della popolazione anziana e dei cronici. L'esigenza è spostare l'assistenza dall'ospedale verso il territorio, diminuendo in modo rilevante la degenza e i costi di assistenza. L'area del Long Term Care è infatti tra quelle che maggiormente preoccupa chi deve far quadrare i conti della sanità. «L'opportunità di introduzione di innovazione in queste aree è oggi enorme – commenta Mario Salerno di Fondazione Filarete -. Senza dimenticare le possibilità fornite dalla disponibilità di enormi quantità di dati il cui utilizzo può avere impatti significativi su analisi epidemiologiche e sulla gestione della salute pubblica»,. Il solo effetto della deospedalizzazione, ad esempio, può valere oltre tre miliardi di euro l'anno. Confindustria l'anno scorso ha calcolato che la telemedicina, da sola, farebbe risparmiare 7,3 miliardi, ricetta digitale e fascicolo sanitario congelerebbero a loro volta altri quattro miliardi.

«Potremmo assistere alla tempesta perfetta, a una singularity tecnologica che vede l'healthcare da un lato e digitale e internet delle cose dall'altro convergere e alimentarsi a vicenda», spiega Leandro Agrò, global director user experience di Publicis Healthware International, azienda che offre servizi di consulenza strategica e comunicazione digitale in ambito healthcare. Paradossalmente la sanità che ha conosciuto per ultima il web lo cavalcherà meglio di editori, banche e telco. Negli Stati Uniti otto medici su dieci posseggono un tablet e lo usano per il loro lavoro. Esistono tra i sei e sette braccialetti che monitorano pressione, battito cardiaco, temperatura, di poche decine di dollari. Diverse centinaia di applicazioni per smartphone che ci monitorano ogni singolo istante della nostra vita. Il processo a cui stiamo assistendo parte dall'accesso all'informazione medica, oggi democratizzato dalla vastità di opportunità disponibili in rete. Ma prosegue cavalcando devices di monitoraggio nati per il wellness che si stanno sempre più integrando con profili medici, e da lì risale verso un futuro di autodiagnosi e autocura. Leandro Agrò sintetizza questo fenomeno con 'consumerizzazione dell'healthcare'. E si spinge oltre. I prossimi tre step sono informazione (epatients), monitoraggio (self tracking), autodiagnosi (Ai), autocura. Oggi, si legge in un Whitepaper di prossima pubblicazione, saremmo solo alla prima fase, quella degli epatients.

In Italia sull'onda del britannico Patience Opinion e dello statunitense Patientslikeme già da qualche anno è attivo Patienti.it, fondato da una giovane medico, Linnea Passaler. «I pazienti che mi arrivavano ‐ ricorda – spesso erano all'oscuro di informazioni fondamentali per la loro salute. Se avessero scelto con più cura dove affidarsi avrebbero avuto esiti diversi. Da qui è nata la voglia di dare un servizio che permettesse a chiunque, anche a chi non avesse conoscenze di medici, di informarsi e di scegliere consapevolmente». Pazienti.it oggi raccoglie migliaia di informazioni, recensioni, dati su tutte le strutture sanitarie italiane. Informazioni che continuano ad aumentare, eppure, il dialogo tra tecnologi, medici e istituzioni è tutt'altro che sereno, almeno in Italia. I pazienti, spiega la Passaler, diventano sempre più consumatori di salute, «pretendono più servizi, più qualità a costi più bassi. La medicina è invece ancora arroccata su posizioni molto paternalistiche, si mette poco in discussione; il sistema sanitario è basato su diritti acquisiti che riteniamo sacrosanti ma che diventano sempre più difficili da garantire con il prolungarsi dell'età». Queste due istanze apparentemente opposte producono attriti fortissimi.

L'altro terreno scivolosissimo è quello della privacy e del trattamento dei dati sensibili soprattutto se riferiti alla salute. Questi servizi innovativi in rete, lamentano i tecnologi, sono ostacolati da normative che rendono impossibile sbloccare le potenzialità di questo strumento. All'estero ci sono certamente meno limitazioni e forse anche per questo si sta sviluppando rapidamente la geomedicina, ovvero il posizionamento dei dati medicali sulla mappe per analizzarli alla luce del contesto. Così come le ricerca collaborativa attraverso gli open data delle università. Quest'anno scadranno importanti brevetti per Big Pharma. Le grandi del farmaco hanno iniziato a guardare in basso, al digitale, a vendere prodotto (farmaco) e servizio. Come? Tenendo d'occhio quel mondo di startup della salute che sta partendo. Nell'ultimo anno Rock Health, un acceleratore di seed capital ha finanziato ben 15 startup attive su mobile e web applicazioni. Anche qui da noi il biomedicale produce idee. Ogni mese Fondazione Filarete presenta e lancia startup attive nel settore biomedicale. All'ultima Filarete Healthy Startups di marzo, Roberto Lattuada di MyHealthbox ha raccontato la sua idea: progettare e distribuire bugiardini elettronici per medicinali e prodotti per la salute. Il 2 maggio Samuele Burastero, ricercatore al San Raffaele, proporrà Dya, un chip per scoprire in temi rapidi le allegrie. Non sarà solo. Con lui innovatori che racconteranno un'altra sanità possibile.

Fonte:http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-04-13/cura-digitale-sanita-165602.shtml

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Allarme del Garante Privacy sull’ FSE

 

Pochi giorni fa avevamo pubblicato un articolo con il quale facevamo il punto sulla situazione dell'e-healt in Italia analizzando quali sono le tecnologie ed i servizi che secondo noi dovrebbero essere applicati per uno sviluppo digitale del settore sanità.
Nel nostro report avevamo precisato “… si fatica ancora a trovare progetti e casi di studio obbiettivi dove l'integrazione informatica-sanità sia arrivata ad essere il punto base di alcune strutture.”.
Ed infatti giovedì 12 aprile il Presidente dell'Autorità Garante sulla Privacy Francesco Pizzetti ha lanciato l'allarme sostenendo che l' Italia si trova in “…preoccupante ritardo per quanto riguarda la sanità elettronica.”.
Le dichiarazioni del Presidente dell'Autorità Garante avvengo al di fuori dell'ambito ufficiale del suo ruolo inerente alla materia di protezione dei dati personali, tuttavia vista l'autorevolezza dell'opinione questo è un monito che non può non essere ascoltato.
Pizzetti nella sua esposizione ha spiegato: "
Il problema è che l'adozione dell'e-health è lasciata alla sperimentazione delle Regioni e alcune, come la Lombardia e l'Emilia Romagna, hanno adottato sistemi avanzati, ma diversi fra loro e dunque difficilmente integrabili, mentre il "Ministero della Salute” non ha ancora dato delle linee guida e il Parlamento si sta occupando ora del Fascicolo Sanitario Elettronico. Tutto questo mi preoccupa perchè in Europa si discute molto sull'agenda digitale e la sanità elettronica è al primo posto: è vista come un enorme servizio per il cittadino. Il Fascicolo Sanitario Elettronico – ha detto Pizzetti – non rappresenta solo innovazione e la possibilità di cure migliori anche nelle zone di campagna e nelle zone più lontane, ma anche una forte possibilità di contenimento della spesa per il welfare. Come sappiamo molti ricoveri sono inutili e troppo lunghi ma ora è necessario fare una salto ulteriore perchè la sanità elettronica non è solo un miglioramento dei servizi ma è un diverso modo di organizzarlo. Stiamo accumulando dei gravi ritardi, solo il Garante ha dato delle indicazioni sul fascicolo elettronico, e quello che preoccupa di più e che anche nell'agenda digitale italiana manchi uno specifico tavolo per la sanità elettronica. Nel nostro Paese, anche a causa del fatto che il 40% della popolazione non ha ancora accesso a internet, stiamo accumulando un ritardo elevatissimo, ancora più grave se si considera che abbiamo il maggior numero di anziani e la più elevata aspettativa di vita".

Parole che fanno riflettere.

Fonti:
http://www.key4biz.it/Mappamondo/Europa/2012/04/Sanita_Elettronica_eHealth_Francesco_Pizzetti_Garante_Privacy_209784.html
http://www.entilocali.ilsole24ore.com/art/welfare-e-anagrafe/2012-04-12/fascicolo-elettronico-ancora-miraggio-190006.php?uuid=AbIkC4MF

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Consultazione Pubblica sull’ Agenda Digitale

 

Uno dei punti cardine sul quale il governo sta lavorando nell'ottica di favorire la crescita economico-commerciale nel paese è quello dell'Agenda Digitale. Ormai da qualche anno si parlava di questo tema indicato da molto come fattore imprescindibile per riavviare gli investimenti e portare sviluppo tecnologico ed infrastrutturale nel paese, ma che tuttavia continuava ad essere ignorato o quasi da parte delle istituzioni, nonostante già a maggio 2010 fosse stata presentata in Commissione EU l'Agenda Digitale Europea che l'Italia come paese membro doveva recepire elaborando una propria strategia digitale.
A gennaio di quest'anno però con il Decreto Semplificazioni è stato fatto un importante passo avanti istituendo “…senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, una cabina di regia per l’attuazione dell’agenda digitale italiana, coordinando gli interventi pubblici volti alla medesime finalità da parte di regioni, province autonome ed enti locali.”.
Della notizia se ne è già ampiamente risonanza e a distanza di pochi mesi possiamo obbiettivamente notare che i lavori sull'Agenda Digitale Italiana hanno subito un cambio di marcia anche se è prematuro dire che sarà decisivo.
La notizia della settimana è però quella che proprio la Cabina di Regia attraverso il sito http://www.agenda-digitale.it ha lanciato una consultazione pubblica aperta a tutti i cittadini e soggetti giuridici italiani per raccogliere idee, proposte ed opinioni da valutare in vista della stesura del Decreto Digitalia iattorno a giugno.
Il progetto è stato suddiviso per aree tematiche, includendo "Infrastrutture e Sicurezza", "eCommerce", “Alfabetizzazione Digitale e Competenze Digitali", "eGovernment", "Ricerca & Innovazione" e "Smart Cities & Communities", articolando gli argomenti relativamente a “Obiettivi e relative priorità”, “Ostacoli”, “Azioni correttive proposte”, “Ulteriori approfondimenti”.

 

Navigando all'interno del sito possiamo però trovare alcuni interessanti punti descritti dalla stessa Cabina di Regia, In particolare segnaliamo:
– “Assicurare la copertura a banda larga di base per tutti entro il 2013, completando il Piano Nazionale Banda Larga.”
– “Stimolare l’uso di reti a banda larga, incrementando il numero di abbonamenti al servizio di connettività, rispettando così – entro il 2020 l’obiettivo europeo di avere il 50% degli utenti domestici europei abbonato a servizi con velocità superiore a 100 Mbps.”
-”Gestione in modalità cloud computing dei contenuti e servizi della PA, mediante la realizzazione dei data center federati, mediante l’attuazione del Progetto Strategico Data – Center.”
-”Assicurare la protezione dei dati di valore strategico e la relativa gestione del disaster recovery mediante i data center di prossima realizzazione.” .
Oltre alle fondamentali promesse riguardo alla banda larga, fino ad ora grave mancanza italiana che ha bloccato tutti gli investimenti nel settore Digitale, accogliamo con piacere anche gli ultimi due punti, in quanto noi di Atlante s.r.l. possiamo dirci già impegnata da tempo in progetti rivolti in questo senso.
 

Ora sarà tutto da vedere sul come si svilupperanno i temi e le discussioni (ci aspettiamo che si trovi spazio anche per parlare di Software Libero ed OpenSource), ma per ora le basi non mancano.

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Rapporto Clusit sulla Sicurezza ICT

 

Il Clusit, l'Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, ha pubblicato un encomiabile Rapporto sulla Sicurezza ICT in Italia. Il testo che elenca con precisione fonti e metodologie di ricerca, presenta una panoramica generale sull'argomento, proponendo di seguito una serie di Case Study legati ai principali eventi di Cyber Crime ed incidenti informatici nel 2011, per poi analizzare la specifica situazione Italiana e le tendenze per il 2012. Vengono anche approfonditi i temi dell'operato delle autorità sul contrasto alla criminalità informatica ed al rapporto tra mercato e sicurezza ICT, per poi passare all'analisi di alcuni argomenti caldi inerenti alla materia.

Dal rapporto si posso estrapolare una serie di interessanti dati che ci permettono di effettuare alcune considerazioni.
Ad oggi i ricavi di un ipotetico mercato del crimine informatico si possono stimare tra i 7 ed i 12 miliardi di dollari l'anno, con bersagli e modalità di attacco che diventano sempre più importanti, pensando ad esempio che nel 2011 il Ddos più significativo, scagliato contro Telecom Ucraina, Yandex ed Evoswitch ha raggiunto picchi di 100 Gb/s, mentre la somma più alta rubata con un singolo attacco ad un conto corrente bancario è stato di 14,8 milioni di dollari. In pratica si deduce che gli obbiettivi non sono più soltanto ignari e poco poco preparati utenti così detti “casalinghi”, ma diventano sopratutto grandi organizzazioni e compagnie, da cui recuperare ingenti quantità economiche o trafugare preziose banche dati contenenti informazioni sensibili di un numero largo di clienti, assumendo l'aspetto di una moderna Cyber-War. E' evidente però che questi così detti “pesci grossi” non siano di certo impreparati di fronte ad attacchi di questo genere, ma ciò nonostante le intrusioni illegali hanno talvolta avuto buon fine, dimostrando che ad oggi il livello di sicurezza informatica applicato in qualsiasi campo non potrà mai garantire una completa inibizione dagli attacchi, ma potrà soltanto minimizzare la possibilità di successo di quest'ultimi.
Durante l'ultimo anno si è parlato di una serie di attacchi a grandi organizzazioni da parte di “hacker-attivisti” che operano senza scopo di lucro (per quel che si conosce) che avevano come unico scopo quello di creare ingenti danni d'immagine ai primi. Tuttavia l'attenzione mediatica su questi eventi ha distratto l'attenzione da i pericoli creati dalla reale cyber-criminalità, molto spesso organizzata ed addirittura strutturata per lavorare su commissione.
In generale si è riassunto che il 2011 è stato probabilmente l'anno peggiore di sempre nella storia per la sicurezza informatica, lasciando previsioni non migliori per il 2012, dove le crescenti tecnologie mobili, i social network e i cloud saranno i nuovi obiettivi.
A questo vanno però aggiunti i problemi relativi agli incidenti informatici, alcuni dei quali dovuti alla troppa superficialità nella gestione dei sistemi e dei dati, ma anche alla ormai sconfinata complessità della gestione informatica che sta raggiungendo livelli avanzatissimi rendendo complicato seguire con efficienza e regolarità tutti gli elementi che compongono il complesso informativo.
Per quanto riguarda il caso specifico Italiano, si ricava che soltanto il 2% degli utilizzatori di internet ha piena e completa consapevolezza dei rischi e dei mezzi per proteggersi, mentre il 71% sebbene abbia una protezione di base è ancora impreparato per affrontare attacchi diretti e situazioni d'emergenza, evidenziando una pericolosa difficoltà culturale a riguardo, oltre che una incomprensibile arrendevolezza al denunciare le attività illegali di cui cade vittima. Si stima infatti che i danni economici che ricadono sui cittadini italiani a causa della cyber-criminalità siano in totale circa 6,7 miliardi di euro all'anno!

In questo blog verranno più avanti presentate ulteriori analisi sul tema con nuove informazioni ed analisi su argomenti specifici.
Nel frattempo per chi volesse consultare il documento del Clusit può trovarlo qui: www.securitysummit.it/page/rapporto_clusit

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Il punto sull’ e-Healt

 

Il 19 marzo si è tenuto a Gerusalemme il convegno internazionale "Cloud computing for e-Health” promosso da DigitPA e che ha visto tra gli altri la partecipazione dell'Università Ca' Foscari di Venezia e dell'USL 8 di Asolo. Come ricavabile dagli atti si sono approfonditi i vantaggi pratici dello spostamento dei dati sanitari verso il cloud, l'integrazione sulla nuvola dei servizi di e-healt oggi in crescita come il PACS o l'EHR e con i servizi di automatismo aziendale non strettamente legati alla sanità, ma nei prossimi fondamentali per qualsiasi campo di utilizzo che richieda l'immagazzinamento di grosse quantità di dati, come la Gestione Documentale coadiuvata da conservazione sostitutiva e marchio temporale.

Le risorse scientifiche e tecnologiche per l'utilizzo dell'informatica con la medicina non mancano, e le crescenti necessità di ottimizzare risorse e allo stesso tempo mantenere una corretta tracciabilità delle informazioni rendendo sempre più accessibili i dati ai pazienti indurrebbero a pensare che investire con celerità verso l'implementazione dei servizi di e-healt in ospedali e cliniche sia ormai di decisiva importanza. Tuttavia, nonostante alcune ottime iniziative sperimentali si fatica ancora a trovare progetti e casi di studio obbiettivi dove l'integrazione informatica-sanità sia arrivata ad essere il punto base di alcune strutture.

Ma in concreto, quali sono i passi che un ospedale od una clinica potrebbe affrontare per sviluppare questo nuovo concetto sanità digitale? Senza scendere nei dettagli potremmo suggerire l'implementazione di questi sistemi:
Fascicolo Sanitario Elettronico: Il Ministero ha già emanato alcune linee guida sull'argomento e si segnala l'importante Progetto Sole avviato in Emilia Romagna. Lo scopo è quello di permettere la compilazione delle Cartelle Cliniche (o Ambulatoriali) dei pazienti in maniera automatizzata, in maniera da conservare in dati clinici in un database e renderli disponibili per altre elaborazioni (rifacendosi al concetto di EHR – Elettronic Healt Record), permettendone altresì l'accesso contemporaneo a personale medico, amministrativo e pazienti.
Strutturazione EHR in HL7: L' Healt Level Seven è un'organizzazione che si occupa di definire gli standard per la trasmissione e lo scambio di dati sanitari. Adattare i dati clinici dei pazienti secondo gli standard HL7 sarebbe utile per il futuro sviluppo dove strutture sanitarie possano scambiarsi FSE ed EHR senza problemi.
Elaborazioni di Business Intelligence su dati sanitari: Utilizzando una Suite di BI come Pentaho a partire dalle stesse informazioni inserite compilando le cartelle cliniche, oppure utilizzando dati relativi a prenotazioni, visite e ricoveri, sarebbe possibile elaborare interessanti statistiche sull'attività delle strutture sanitarie e sulla sua efficienza, oppure addirittura sulla stessa diffusione delle malattie e dei sintomi su un campione di pazienti.
Gestione Documentale: Per permettere una facile consultazione ed un'efficiente flusso di dati all'interno di tutte le strutture di un'organizzazione sanitaria, sarebbe utile utilizzare un sistema di Document Management come Alfresco oltre che per i dati amministrativi anche per quelli sanitari, conservando le stesse Cartelle Cliniche digitali, documenti sanitario-legali, e perfino immagini o elaborazioni video cliniche. Vista la previsione di nuove normative inerenti al tema, è interessante prevedere l'integrazione di un sistema di conservazione sostitutiva (ad esempio Sinekarta) integrato con il Document Management che permetterebbe anche di apporre firma digitale alle Cartelle Cliniche.
PACS: Con Picture Archiving and Communication System si intende la possibilità di registrare, archiviare, visualizzare e stampare digitalmente le immagini diagnostiche provenienti da un apparecchio clinico, ed eventualmente allegarle allo stesso Fascicolo Sanitario. Questo è possibile ed utile per apparecchiature di natura radiologica e la maggior parte dei prodotti commerciali consente il rispetto degli standard HL7.
Telemedicina: E' notizia di pochi giorni fa che la Sardegna partirà con un progetto di questo tipo per permettere diagnosi a distanza per casi potenzialmente gravi che necessitano di interventi specialistici immediati. Uno studio del dipartimento per la Salute britannico ha invece rilevato che l'utilizzo di questa tecnologia su un campione di 6000 pazienti affetti da malattie croniche ha fatto registrare addirittura una diminuzione del 45% dei casi di mortalità, con un calo del 14% dei ricoveri ed una conseguente riduzione dell' 8% sulla spesa sanitaria. In questo casi si propone di utilizzare sistemi simili a quelli per le videoconferenze per tenere in contatto medici e pazienti anche quando vi siano difficoltà logistiche o motorie del paziente, oppure quello di mettere in comunicazione più ospedali diversamente specializzati per permettere comunicazioni e consulti riguardo a casi di malattie specifiche.

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