Sanità Elettronica su Novà del Sole 24 Ore

L'importante è che se ne parli. Dopo l'allarme lanciato dal presidente dell'Autorità Garante sulla Privacy di cui abbiamo parlato su un precedente post, oggi Novà del Sole24Ore dedica ampio spazio alla discussione sulla Sanità Digitale con questo articolo che riportiamo.
La speranza è che questi siano i primi passi verso l'inizio di una discussione mediatica che traini quella normativa.
 

La spesa complessiva in informatica e tecnologie (Ict) per la sanità è di 1,3 miliardi di euro, pari a circa l'1,1% del costo totale. Fanno 22 euro per abitante. Poco, sostiene l'Osservatorio Ict in Sanità nel 2012 della School of Management del Politecnico di Milano in un rapporto che verrà diffuso martedì. Poco, se si considerano altri paesi con sistemi sanitari confrontabili. Molto se si considera che dal 2005 al 2011 quella sanitaria è l'unica voce di spesa in Ict che cresce rispetto a tutta la pa. Eppure, anche questi investimenti potrebbero essere a rischio. «Effettuare tagli al sistema sanitario italiano non è facile», si legge nel rapporto. «Esiste una sola leva che potrà consentire di conciliare in futuro la qualità del servizio e il controllo della spesa: l'innovazione, che nelle nuove tecnologie, e in particolare nel virtual health, trova un suo driver fondamentale».

Dentro virtual health o e-health ci sono tecnologie e servizi, soluzioni per la medicina sul territorio, monitoraggio, prevenzione e cura a distanza per ridurre i costi della gestione dell'ospedalizzazione, in particolare della popolazione anziana e dei cronici. L'esigenza è spostare l'assistenza dall'ospedale verso il territorio, diminuendo in modo rilevante la degenza e i costi di assistenza. L'area del Long Term Care è infatti tra quelle che maggiormente preoccupa chi deve far quadrare i conti della sanità. «L'opportunità di introduzione di innovazione in queste aree è oggi enorme – commenta Mario Salerno di Fondazione Filarete -. Senza dimenticare le possibilità fornite dalla disponibilità di enormi quantità di dati il cui utilizzo può avere impatti significativi su analisi epidemiologiche e sulla gestione della salute pubblica»,. Il solo effetto della deospedalizzazione, ad esempio, può valere oltre tre miliardi di euro l'anno. Confindustria l'anno scorso ha calcolato che la telemedicina, da sola, farebbe risparmiare 7,3 miliardi, ricetta digitale e fascicolo sanitario congelerebbero a loro volta altri quattro miliardi.

«Potremmo assistere alla tempesta perfetta, a una singularity tecnologica che vede l'healthcare da un lato e digitale e internet delle cose dall'altro convergere e alimentarsi a vicenda», spiega Leandro Agrò, global director user experience di Publicis Healthware International, azienda che offre servizi di consulenza strategica e comunicazione digitale in ambito healthcare. Paradossalmente la sanità che ha conosciuto per ultima il web lo cavalcherà meglio di editori, banche e telco. Negli Stati Uniti otto medici su dieci posseggono un tablet e lo usano per il loro lavoro. Esistono tra i sei e sette braccialetti che monitorano pressione, battito cardiaco, temperatura, di poche decine di dollari. Diverse centinaia di applicazioni per smartphone che ci monitorano ogni singolo istante della nostra vita. Il processo a cui stiamo assistendo parte dall'accesso all'informazione medica, oggi democratizzato dalla vastità di opportunità disponibili in rete. Ma prosegue cavalcando devices di monitoraggio nati per il wellness che si stanno sempre più integrando con profili medici, e da lì risale verso un futuro di autodiagnosi e autocura. Leandro Agrò sintetizza questo fenomeno con 'consumerizzazione dell'healthcare'. E si spinge oltre. I prossimi tre step sono informazione (epatients), monitoraggio (self tracking), autodiagnosi (Ai), autocura. Oggi, si legge in un Whitepaper di prossima pubblicazione, saremmo solo alla prima fase, quella degli epatients.

In Italia sull'onda del britannico Patience Opinion e dello statunitense Patientslikeme già da qualche anno è attivo Patienti.it, fondato da una giovane medico, Linnea Passaler. «I pazienti che mi arrivavano ‐ ricorda – spesso erano all'oscuro di informazioni fondamentali per la loro salute. Se avessero scelto con più cura dove affidarsi avrebbero avuto esiti diversi. Da qui è nata la voglia di dare un servizio che permettesse a chiunque, anche a chi non avesse conoscenze di medici, di informarsi e di scegliere consapevolmente». Pazienti.it oggi raccoglie migliaia di informazioni, recensioni, dati su tutte le strutture sanitarie italiane. Informazioni che continuano ad aumentare, eppure, il dialogo tra tecnologi, medici e istituzioni è tutt'altro che sereno, almeno in Italia. I pazienti, spiega la Passaler, diventano sempre più consumatori di salute, «pretendono più servizi, più qualità a costi più bassi. La medicina è invece ancora arroccata su posizioni molto paternalistiche, si mette poco in discussione; il sistema sanitario è basato su diritti acquisiti che riteniamo sacrosanti ma che diventano sempre più difficili da garantire con il prolungarsi dell'età». Queste due istanze apparentemente opposte producono attriti fortissimi.

L'altro terreno scivolosissimo è quello della privacy e del trattamento dei dati sensibili soprattutto se riferiti alla salute. Questi servizi innovativi in rete, lamentano i tecnologi, sono ostacolati da normative che rendono impossibile sbloccare le potenzialità di questo strumento. All'estero ci sono certamente meno limitazioni e forse anche per questo si sta sviluppando rapidamente la geomedicina, ovvero il posizionamento dei dati medicali sulla mappe per analizzarli alla luce del contesto. Così come le ricerca collaborativa attraverso gli open data delle università. Quest'anno scadranno importanti brevetti per Big Pharma. Le grandi del farmaco hanno iniziato a guardare in basso, al digitale, a vendere prodotto (farmaco) e servizio. Come? Tenendo d'occhio quel mondo di startup della salute che sta partendo. Nell'ultimo anno Rock Health, un acceleratore di seed capital ha finanziato ben 15 startup attive su mobile e web applicazioni. Anche qui da noi il biomedicale produce idee. Ogni mese Fondazione Filarete presenta e lancia startup attive nel settore biomedicale. All'ultima Filarete Healthy Startups di marzo, Roberto Lattuada di MyHealthbox ha raccontato la sua idea: progettare e distribuire bugiardini elettronici per medicinali e prodotti per la salute. Il 2 maggio Samuele Burastero, ricercatore al San Raffaele, proporrà Dya, un chip per scoprire in temi rapidi le allegrie. Non sarà solo. Con lui innovatori che racconteranno un'altra sanità possibile.

Fonte:http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-04-13/cura-digitale-sanita-165602.shtml

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Allarme del Garante Privacy sull’ FSE

 

Pochi giorni fa avevamo pubblicato un articolo con il quale facevamo il punto sulla situazione dell'e-healt in Italia analizzando quali sono le tecnologie ed i servizi che secondo noi dovrebbero essere applicati per uno sviluppo digitale del settore sanità.
Nel nostro report avevamo precisato “… si fatica ancora a trovare progetti e casi di studio obbiettivi dove l'integrazione informatica-sanità sia arrivata ad essere il punto base di alcune strutture.”.
Ed infatti giovedì 12 aprile il Presidente dell'Autorità Garante sulla Privacy Francesco Pizzetti ha lanciato l'allarme sostenendo che l' Italia si trova in “…preoccupante ritardo per quanto riguarda la sanità elettronica.”.
Le dichiarazioni del Presidente dell'Autorità Garante avvengo al di fuori dell'ambito ufficiale del suo ruolo inerente alla materia di protezione dei dati personali, tuttavia vista l'autorevolezza dell'opinione questo è un monito che non può non essere ascoltato.
Pizzetti nella sua esposizione ha spiegato: "
Il problema è che l'adozione dell'e-health è lasciata alla sperimentazione delle Regioni e alcune, come la Lombardia e l'Emilia Romagna, hanno adottato sistemi avanzati, ma diversi fra loro e dunque difficilmente integrabili, mentre il "Ministero della Salute” non ha ancora dato delle linee guida e il Parlamento si sta occupando ora del Fascicolo Sanitario Elettronico. Tutto questo mi preoccupa perchè in Europa si discute molto sull'agenda digitale e la sanità elettronica è al primo posto: è vista come un enorme servizio per il cittadino. Il Fascicolo Sanitario Elettronico – ha detto Pizzetti – non rappresenta solo innovazione e la possibilità di cure migliori anche nelle zone di campagna e nelle zone più lontane, ma anche una forte possibilità di contenimento della spesa per il welfare. Come sappiamo molti ricoveri sono inutili e troppo lunghi ma ora è necessario fare una salto ulteriore perchè la sanità elettronica non è solo un miglioramento dei servizi ma è un diverso modo di organizzarlo. Stiamo accumulando dei gravi ritardi, solo il Garante ha dato delle indicazioni sul fascicolo elettronico, e quello che preoccupa di più e che anche nell'agenda digitale italiana manchi uno specifico tavolo per la sanità elettronica. Nel nostro Paese, anche a causa del fatto che il 40% della popolazione non ha ancora accesso a internet, stiamo accumulando un ritardo elevatissimo, ancora più grave se si considera che abbiamo il maggior numero di anziani e la più elevata aspettativa di vita".

Parole che fanno riflettere.

Fonti:
http://www.key4biz.it/Mappamondo/Europa/2012/04/Sanita_Elettronica_eHealth_Francesco_Pizzetti_Garante_Privacy_209784.html
http://www.entilocali.ilsole24ore.com/art/welfare-e-anagrafe/2012-04-12/fascicolo-elettronico-ancora-miraggio-190006.php?uuid=AbIkC4MF

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Il punto sull’ e-Healt

 

Il 19 marzo si è tenuto a Gerusalemme il convegno internazionale "Cloud computing for e-Health” promosso da DigitPA e che ha visto tra gli altri la partecipazione dell'Università Ca' Foscari di Venezia e dell'USL 8 di Asolo. Come ricavabile dagli atti si sono approfonditi i vantaggi pratici dello spostamento dei dati sanitari verso il cloud, l'integrazione sulla nuvola dei servizi di e-healt oggi in crescita come il PACS o l'EHR e con i servizi di automatismo aziendale non strettamente legati alla sanità, ma nei prossimi fondamentali per qualsiasi campo di utilizzo che richieda l'immagazzinamento di grosse quantità di dati, come la Gestione Documentale coadiuvata da conservazione sostitutiva e marchio temporale.

Le risorse scientifiche e tecnologiche per l'utilizzo dell'informatica con la medicina non mancano, e le crescenti necessità di ottimizzare risorse e allo stesso tempo mantenere una corretta tracciabilità delle informazioni rendendo sempre più accessibili i dati ai pazienti indurrebbero a pensare che investire con celerità verso l'implementazione dei servizi di e-healt in ospedali e cliniche sia ormai di decisiva importanza. Tuttavia, nonostante alcune ottime iniziative sperimentali si fatica ancora a trovare progetti e casi di studio obbiettivi dove l'integrazione informatica-sanità sia arrivata ad essere il punto base di alcune strutture.

Ma in concreto, quali sono i passi che un ospedale od una clinica potrebbe affrontare per sviluppare questo nuovo concetto sanità digitale? Senza scendere nei dettagli potremmo suggerire l'implementazione di questi sistemi:
Fascicolo Sanitario Elettronico: Il Ministero ha già emanato alcune linee guida sull'argomento e si segnala l'importante Progetto Sole avviato in Emilia Romagna. Lo scopo è quello di permettere la compilazione delle Cartelle Cliniche (o Ambulatoriali) dei pazienti in maniera automatizzata, in maniera da conservare in dati clinici in un database e renderli disponibili per altre elaborazioni (rifacendosi al concetto di EHR – Elettronic Healt Record), permettendone altresì l'accesso contemporaneo a personale medico, amministrativo e pazienti.
Strutturazione EHR in HL7: L' Healt Level Seven è un'organizzazione che si occupa di definire gli standard per la trasmissione e lo scambio di dati sanitari. Adattare i dati clinici dei pazienti secondo gli standard HL7 sarebbe utile per il futuro sviluppo dove strutture sanitarie possano scambiarsi FSE ed EHR senza problemi.
Elaborazioni di Business Intelligence su dati sanitari: Utilizzando una Suite di BI come Pentaho a partire dalle stesse informazioni inserite compilando le cartelle cliniche, oppure utilizzando dati relativi a prenotazioni, visite e ricoveri, sarebbe possibile elaborare interessanti statistiche sull'attività delle strutture sanitarie e sulla sua efficienza, oppure addirittura sulla stessa diffusione delle malattie e dei sintomi su un campione di pazienti.
Gestione Documentale: Per permettere una facile consultazione ed un'efficiente flusso di dati all'interno di tutte le strutture di un'organizzazione sanitaria, sarebbe utile utilizzare un sistema di Document Management come Alfresco oltre che per i dati amministrativi anche per quelli sanitari, conservando le stesse Cartelle Cliniche digitali, documenti sanitario-legali, e perfino immagini o elaborazioni video cliniche. Vista la previsione di nuove normative inerenti al tema, è interessante prevedere l'integrazione di un sistema di conservazione sostitutiva (ad esempio Sinekarta) integrato con il Document Management che permetterebbe anche di apporre firma digitale alle Cartelle Cliniche.
PACS: Con Picture Archiving and Communication System si intende la possibilità di registrare, archiviare, visualizzare e stampare digitalmente le immagini diagnostiche provenienti da un apparecchio clinico, ed eventualmente allegarle allo stesso Fascicolo Sanitario. Questo è possibile ed utile per apparecchiature di natura radiologica e la maggior parte dei prodotti commerciali consente il rispetto degli standard HL7.
Telemedicina: E' notizia di pochi giorni fa che la Sardegna partirà con un progetto di questo tipo per permettere diagnosi a distanza per casi potenzialmente gravi che necessitano di interventi specialistici immediati. Uno studio del dipartimento per la Salute britannico ha invece rilevato che l'utilizzo di questa tecnologia su un campione di 6000 pazienti affetti da malattie croniche ha fatto registrare addirittura una diminuzione del 45% dei casi di mortalità, con un calo del 14% dei ricoveri ed una conseguente riduzione dell' 8% sulla spesa sanitaria. In questo casi si propone di utilizzare sistemi simili a quelli per le videoconferenze per tenere in contatto medici e pazienti anche quando vi siano difficoltà logistiche o motorie del paziente, oppure quello di mettere in comunicazione più ospedali diversamente specializzati per permettere comunicazioni e consulti riguardo a casi di malattie specifiche.

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