Nuova release per mozilla firefox

In questi giorni di fermento per l’imminente rilascio di Ubuntu 12.04, anche il team di Mozilla si da molto da fare e assieme alle novità attese per Firefox 14 ci arriva la notizia del rilascio della stable release di Firefox 12.

Questa nuova release porta con se il solito lavoro di bug fixing e un miglioramento per il tool di aggiornamento (per la versione Windows e Mac OS X, infatti a breve Firefox 12 per Linux sarà disponibile come update nei repository delle maggiori distribuzioni).

Firefox 12 porta con se anche il supporto text-align-last CSS ed ECMAScript 6 Map, due importanti aggiornamenti che rendono Firefox un browser al passo con le nuove tecnologie web.

Da provare!

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Decreto semplificazioni: cosa cambia per la privacy

Nella tarda mattinata di ieri il governo ha posto la questione della fiducia alla Camera sul decreto legge in materia di semplificazione fiscale ed ha introdotto svariate semplificazioni e novità.

In questo articolo parleremo delle novità in tema Privacy (decreto legislativo 193/2003)

Con il decreto semplificazioni ufficialmente vengono abrogati una serie di articoli in cui si evince (ma si sapeva da tempo ormai) che non serve più il dps come documento da avere in azienda.

Infatti vengono abrogati alcuni punti  del disciplinare tecnico in materia di misure minime di sicurezza e precisamente tutto l'articolo 19 e l'articolo 26 che riportiamo:

 

Documento programmatico sulla sicurezza
19. Entro il 31 marzo di ogni anno, il titolare di un trattamento di dati sensibili o di dati giudiziari redige anche attraverso il responsabile, se designato, un documento programmatico sulla sicurezza contenente idonee informazioni riguardo:

19.1. l'elenco dei trattamenti di dati personali;
19.2. la distribuzione dei compiti e delle responsabilità nell'ambito delle strutture preposte al trattamento dei dati;
19.3. l'analisi dei rischi che incombono sui dati;
19.4. le misure da adottare per garantire l'integrità e la disponibilità dei dati, nonchè la protezione delle aree e dei locali, rilevanti ai fini della loro custodia e accessibilità;
19.5. la descrizione dei criteri e delle modalità per il ripristino della disponibilità dei dati in seguito a distruzione o danneggiamento di cui al successivo punto 23;
19.6. la previsione di interventi formativi degli incaricati del trattamento, per renderli edotti dei rischi che incombono sui dati, delle misure disponibili per prevenire eventi dannosi, dei profili della disciplina sulla protezione dei dati personali più rilevanti in rapporto alle relative attività, delle responsabilità che ne derivano e delle modalità per aggiornarsi sulle misure minime adottate dal titolare. La formazione è programmata già al momento dell'ingresso in servizio, nonchè in occasione di cambiamenti di mansioni, o di introduzione di nuovi significativi strumenti, rilevanti rispetto al trattamento di dati personali;
19.7. la descrizione dei criteri da adottare per garantire l'adozione delle misure minime di sicurezza in caso di trattamenti di dati personali affidati, in conformità al codice, all'esterno della struttura del titolare;
19.8. per i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale di cui al punto 24, l'individuazione dei criteri da adottare per la cifratura o per la separazione di tali dati dagli altri dati personali dell'interessato.

26. Il titolare riferisce, nella relazione accompagnatoria del bilancio d'esercizio, se dovuta, dell'avvenuta redazione o aggiornamento del documento programmatico sulla sicurezza.

In sostanza: il famoso documento "DPS" sparisce. Ma si sapeva da tempo.

Il DPS è sempre stato un documento farraginoso e poco adottato dalle aziende in tutti i settori in quanto visto sempre come un qualcosa di inutile, un costo da sostenere per essere a norma. Molto spesso il documento era creato in forma automatica (decine di programmi che facevano in automatico o quasi il documento minimale e a norma di legge) oppure creato da consulenti senza scupolo per poche centinaia di euro con metodi di taglia e incolla. Dimenticando però lo spirito originario del sistema (e qui comincio a parlare di sistema per la sicurezza dei dati aziendali, non più DPS): Essere una guida per salvaguardare il patrimonio informativo della propria attività. Poche organizzazioni lo hanno inteso in questo modo.

Cosa succederà da oggi: probabilmente si dedicheranno ancora meno soldi al tema della sicurezza del proprio sistema informativo in quanto, erroneamente, si presuppone che non servendo più questo documento, il sistema potrà essere lasciato cosi' com'e'. Sbagliando. In quanto tutto il resto del sistema di sicurezza comunque deve essere garantito. Soprattutto in un' era in cui la digitalizzazione sta diventando sempre più pervasiva anche in settori che storicamente erano resti. Aprendo nuove prospettive di furto di dati digitalizzati anche sensibili.

Dal nostro punto di vista, condiviso da molti, il dps dovrà essere sostituito, all'interno dalle organizzazioni, da un manuale operativo per la gestione della sicurezza dei dati comuni, personali e sensibili.

Noi continueremo comunque nella nostra opera di sensibilizzazione sulla necessità della sicurezza del sistema informativo in quanto unico vero patrimonio delel organizzazioni.

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Costruire la propria reputazione su facebook

Da corrierecomunicazioni.it

Imprese, la "reputation" si costruisce su Facebook

 

Secondo i risultati di una ricerca dell'Università Cattolica e Digital Pr cresce il numero di aziende italiane che si affida ai social newtwork per rafforzare il brand a scapito dei blog aziendali, utilizzati principalmente per comunicazioni interne. YouTube "re" della comunicazione video

I social network battono i blog aziendali. Almeno nelle strategie con cui le imprese costruiscono la loro brand reputation sul web. In questo contesto , Facebook è una piazza virtuale privilegiata e Twitter rappresenta la sfida per i prossimi anni mentre per la comunicazione video è YouTube a farla da padrone. Contestualmente perde d'importanza il blog aziendale, riservato per lo più alla comunicazione interna, mentre il sito web continua a svolgere il ruolo di archivio dei contenuti e delle informazioni tecniche.

È questa la fotografia scattata dall'indagine “Brands & Social Media. Osservatorio su 100 aziende e la comunicazione sui social media in Italia”, promossa dall'Università Cattolica e da Digital Pr e diffusa in occasione del seminario “Web Reputation”, organizzato dall'Atelier del Club della comunicazione d'impresa di Torino.
La ricerca, prima nel suo genere, ha selezionato 100 aziende fra le più rilevanti per il mercato italiano in cinque settori: consumer electronics, automobili, banche/assicurazioni, retail/grande distribuzione e servizi. L'indagine ha portato alla compilazione di una classifica che tiene conto non solo dell'impegno delle aziende, ma anche dell'interazione degli utenti. E dalla quale emerge una strategia “multi-piattaforma” nel mondo social da parte delle aziende, che oggi pensano sempre più in digitale, complice ce la crisi, il bisogno di fare saving e una più diffusa accessibilità alle piattaforme web.

L'indagine ha preso in considerazione social media – blog, Facebook, Twitter e YouTube – misurando le medie di aggiornamenti, commenti, condivisioni giornaliere (per i blog), i link agli update aziendali in bacheca, la presenza di sezioni speciali e di feedback degli utenti, nonché il numero di fan (per Facebook), le personalizzazioni dei profili e il numero di followers (per Twitter), unitamente ai report sui commenti e le visualizzazioni dei video (YouTube).

A sottolineare l'importanza di essere in rete, oggi, per un'azienda è Nicolò Michetti, chief executive officer Digital Pr: “L'informazione sul web non muore mai – spiega – e le notizie, positive o negative che siano, sono persistenti, rilevabili e tracciabili. È bene che chi si occupa di comunicazione abbia ben presente tutto ciò”.

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Agcom e le regole della fibra ottica per la banda larga

Argomento apparso su vari quotidiani on line, qui quello di punto-informatico.it

Roma – Il Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha approvato il regolamento con cui punta a semplificare le procedure e ridurre i costi di realizzazione delle opere civili per le reti di nuova generazione (NGN).

Adottato in virtù delle competenze che la legge 133/2008 ha conferito a Agcom, e in attuazione della Direttiva 140/2009 (il Telecoms Package), rappresenta la cornice di riferimento entro cui il settore dovrà sviluppare la realizzazione delle reti in fibra ottica: ad essa si aggiungeranno le regole, attualmente in discussione presso la stessa Authority, relative all'accesso delle reti di nuova generazione.

In pratica, il "Regolamento in materia di diritti di installazione di reti di comunicazione elettronica per collegamenti dorsali e cubicazione e condivisione di infrastrutture" dovrebbe fornire, secondo le intenzioni dell'Autorità, una serie di regole finalizzate all'incentivazione dello sviluppo di reti a banda larga e dà attuazione "ad alcune importanti disposizioni della nuova Direttiva quadro sulle comunicazioni elettroniche", regolamentando i diritti di passaggio ed accesso alle infrastrutture esistenti e ponendo obblighi di trasparenza a soggetti titolari di reti infrastrutturali (come strade e autostrade, linee ferroviarie, acquedotti).

Nello specifico esso prevede: la definizione di linee di indirizzo per l'accesso, da parte degli operatori, alle infrastrutture pubbliche utili alla realizzazione di reti di comunicazione elettronica sia per le reti dorsali dei collegamenti a lunga distanza, sia per le reti d'accesso in ambito cittadino.

Soprattutto, il nuovo regolamento prevede l'obbligo di condivisione delle infrastrutture esistenti in caso non sia possibile la loro replicabilità per motivi tecnici ed economici (collo di bottiglia).

Lo stesso obbligo di condivisione delle infrastrutture era già imposto dall'Agcom nei casi in cui non vi fossero state alternative praticabili per motivi di sicurezza e salute pubblica, tutela ambientale e pianificazione urbanistica.

Il nuovo regolamento prevede inoltre l'avvio del Catasto delle infrastrutture di rete e la messa a punto delle Linee guida per i Comuni che "mira a uniformare la predisposizione dei regolamenti per l'accesso alle infrastrutture da parte degli operatori di Tlc, che siano uniformi a livello nazionale".

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Un chip che imita le funzioni cerebrali

Notizia presa da www.ingegneri.info che ci sembra interessante.

Dal più autorevole centro di ricerca al mondo, il MIT (Massachussets Institute of Technology) giunge una scoperta che sembra venuta fuori da un film di fantascienza. Un team di ricercatori ha, infatti, messo a punto un chip che esegue il processo di plasticità, al pari dei neuroni del cervello umano. 

Il processo in questione è quello che si basa sulla capacità di adattamento dei neuroni alle nuove informazioni e che permette di apprenderle e memorizzarle.

Il chip realizzato è composto di 400 transistor che eseguono l’attività di una singola sinapsi del cervello. La sinapsi è esattamente lo spazio che intercorre tra un neurone e l’altro e che fa si che le informazioni passino tra loro. 

Questa ricerca, quindi, sarà utile ai neuroscienziati per realizzare in futuro protesi neurali, che possano sostituire organi danneggiati preposti all’apprendimento di informazioni.

I risultati estremi di una simile scoperta potrebbero essere delle macchine pensanti in forma analogica, proprio come gli esseri umani, se non in maniera più rapida e, viste le prime anticipazioni, anche vedenti. Infatti, i ricercatori affermano di voler realizzare delle retine artificiali.

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Prima o poi capita a tutti…

Riporto integralmente un articolo di Rosario Russo dell'Associazioen Italiana Ingegneri dell'Informazione perchè lo reputo importante e… in qualche modo emblematico.

Qui il post originale.

 

Alcuni giorni fa un hacker ha sfruttato una vulnerabilità nel sistema di emissione dei certificati digitali nella rete degli affiliati della Registration Authority di Comodo, controllata dall'italiana Global Trust. Dozzine di siti web che utilizzano i certificati della Global Trust sono andati offline. In sostanza, l'attacco ha compromesso l'integrità del processo stesso di emissione dei certificati SSL!

L'hacker, con molta boria (più volte dice di essere bravissimo, avendo solo 21 anni), spiega come ha fatto (http://pastebin.com/74KXCaEZ): prima ha compromesso il server IstantSSL di Comodo, prendendone pieno possesso, poi a trovato la libreria TrustDll.dll, che si occupa della firma. Tale libreria era stata compilata da un sorgente in C#.

L'hacker l'ha decompilata, ha trovato la username e la password dell'account reseller di GeoTrust e Comodo, quindi ha provato ad utilizzarli. La URL di GeoTrust non funzionava, mentre quella di Comodo era attiva e l'attacco poteva essere portato a termine. Si è quindi loggato nel sito di Comodo e si è reso conto che aveva il diritto di firma usando le API messe a disposizione dalla piattaforma.

Poiché non aveva idea di come funzionassero queste API, ha capito che forse era il caso di scrivere un po' di codice e di riscriversi alcune routine. In 10-15 minuti (così sostiene), ha rifatto le API e ha potuto generare e firmare tutti i certificati che voleva. Così ha creato e firmato, con tanto di firma riconosciuta da tutti i browser, i certificati per gmail.com, yahoo.com, live.com, mozilla.org, skype.com.

Per dimostrare al mondo che l'attacco era davvero avvenuto, ha anche pubblicato la chiave privata con cui è stato firmato il certificato per il sito addons.mozilla.org. Questo gesto spudorato e impudente ha compromesso tutti gli utenti che utilizzano gli addons della suite di Mozilla (Firefox e Thunderbird, in primis). Poiché la chiave privata non era nemmeno protetta da password, altri attacker ora possono tranquillamente utilizzarla per firmare tutti i certificati per "addons.mozilla.org" che vogliono! Ora possiamo tutti essere vittime di attacchi Men-in-the-Middle senza minimamente rendercene conto.

Per chi spera di affidarsi al sistema di revocation dei certificati, sta fresco: ultimamente una serie di critiche stanno dimostrando che questo meccanismo non funziona efficacemente (http://www.imperialviolet.org/2011/03/18/revocation.html).

Nel momento in cui scrivo, il sito  https://trustseal.globaltrust.it è offilne, evidentemente per indagine forense in corso.  Altri siti afferenti alla Global Trust sono offline e mostrano la pagina "Under construction" (www.banksafe.it, www.comodogroup.it, www.cybercrimeworkingroup.org e, ironicamente, www.riskmitigation.it).

Sappiamo ora che ci sono chiavi private in mano ad una persona che può firmare certificati SSL "validi" e quindi impersonare qualunque sito web! Il dramma è che, sebbene molti siti non usano certificati di Global Trust, ne sono comunque vittime, poiché sono (anzi, posso dire tranquillamente, siamo) suscettibili ad attacchi Men-in-the-Middle.

Peggio di così, forse, non poteva andare!

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Rilasciata la RC1 di Drupal 7

Drupal 7 in arrivo. E’ appena stata rilasciata la release candidate 1 come si legge sul sito drupal.org:

Following three beta releases, and with tons of bugs fixed and user interface improvements added, we are proud to present to you the first release candidate of Drupal 7.0. Although there are still a few known issues that we are working on fixing, we are confident that our code is stable enough for wider testing by the community. Since the last beta version was released two weeks ago, we have improved styling in the default “Bartik” theme, numerous bug fixes and improvements to the Update Manager and Search module, revisions to both user interface text and developer documentation to be more understandable and accurate, and we’ve made final clean-ups to some of the architecture improvements added during the release cycle. The deprecated Profile module is now hidden on new sites and we’ve substituted it with the ability to put user fields added through Field UI on the registration form.

The first alpha announcement provided a comprehensive list of high level improvements made since Drupal 6.x, so in this announcement we’ll concentrate on how you can help ensure that Drupal 7 is released as soon as possible and is as rock solid as the previous Drupal releases that you’ve grown to love!

There are a number of modules already ported to Drupal 7 for your testing pleasure. You can keep tabs on whether or not your site is ready for Drupal 7 by using the Upgrade Status module. If you are a translator, now is the time to start working on your translations. If you are a module or theme maintainer, now is the time to start working on the update to Drupal 7! Read on for more details.

Ora tocca alla comunità dei traduttori, dei creatori di temi e degli sviluppatori di applicazioni di terze parti, il tutto in vista del rilascio della release definitiva per il quale non è stata ancora fissata una data ufficiale.

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Trasparenza nei siti della pubblica amministrazione

Riferendomi ad un articolo apparso sul sole 24 ore del 27 settembre, riguardante la difficoltà di reperimento di informazioni nella maggioranza dei siti della pubblica amministrazione, vorrei fare un po’ di considerazioni.

Prima considerazione: non mi meraviglio!

Seconda considerazione: Ma è naturale.

Mi spiego.

La competenza informatica di molti amministratori della struttura informatica della pubblica amministrazione molto spesso è bassa, non perchè non siano brave persone ma spesso perchè non sono di estrazione informatica. Il loro curriculum molto spesso non è adeguato, molto spesso ricoprono l’incarico magari accorpato ad altre funzioni in cui sono maggiormente competenti. Questo perchè, come nelle aziende del resto, l’informatica spesso è vista come come un costo e per tale motivo vengono dedicate poche risorse. Molto spesso non hanno proprio tempo da dedicarci.

L’altro grave motivo, sempre a mio avviso, è la moltitudine di offerte a cui sono bersagliati: Non c’e’ nessuna Web Agency che non abbia il miglior CMS al mondo. E, come spesso accade, il sistema viene acquistato prima di provarne effettivamente le prestazioni. Poi cominciano i problemi. Tanto per dirne una: su qualsiasi manuale di informatica un po’ evoluto insegnano come primo esempio la costruzione di un CMS. Lo miglioriamo con un po’ di grafica accattivante ed ecco il prodotto.

Ma, provoco io: non si fanno i collaudi per le strade una volta eseguite? Non viene commissionato prima un progetto ad un professionista? Ma allora cari amministratori, perchè non fare la stessa cosa anche con l’Informatica? Non ci sono soldi? E il mondo open Source che ci sta a fare? Cari amministratori, guardate il sito della Casa Bianca e … è fatto con Drupal, CMS Open Source estremamente performante.

Se si operasse come si fa per le altre cose non ci sarebbero questi strafalcioni che vengono pubblicati. Non fidatevi di quello che vi propone la web agency, fate una prova vera del loro sistema, mettetevi dalla parte dell’utente ed esprimete un giudizio. State spendendo soldi dei contribuenti, fatelo bene. Non siete competenti? affidatevi ad esperti veri. In Italia ci sono corsi di laurea in Ingegneria Informatica e in Informatica. Rivolgetevi a qualcuno di loro. Vedrete che i punti deboli ve li trovano in pochi minuti di visione del prodotto spacciato come il migliore del mondo.

Soprattutto: il sistema informativo ha un costo (non è solo un costo) e quindi va trattato con le dovute cautele: rivolgetevi agli esperti.

Metto una mia piccola nota di folklore che mi ha fatto sorridere e allo stesso tempo piangere: abbiamo fatto qualche tempo fa una presentazione aziendale a circa 300 Comuni di 3 Provincie proponendoci per essere inseriti tra i loro eventuali fornitori.

Il risultato: 3 contatti. Il primo per partecipare ad una gara di manutenzione del sistema informatico. Ok. Il secondo ci hanno inviato un elenco di categorie pregandoci di scegliere dove proporci: nessuna categoria era confacente al nostro lavoro, se non consideriamo la riparazione hardware di macchine per ufficio che tra l’altro non facciamo. La terza era per l’iscrizione online all’elenco: ma non c’era nessuna categoria per la nostra attività….

Che dobbiamo pensare? Forse l’informatica non esiste oppure il processo di acquisto segue altre vie (si è vero, ci sono i gruppi di acquisto, ma non nella progettazione dei sistemi).

Non lamentiamoci pero’!

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Ma ci sarà mai la vera banda larga?

Da punto informatico che ha fatto un articolo veramente bello:

Roma – I principali operatori nazionali di telecomunicazioni, dopo aver di fatto rotto nel Comitato NGN, hanno raggiunto un accordo sul “modello strutturale di base per lo sviluppo di reti di nuova generazione”: lo ha comunicato il (vacante) Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso il Dipartimento delle comunicazioni.

Davanti al sottosegretario Paolo Romani si era nuovamente riunito il tavolo tecnico che chiamava gli operatori del settore ”ad effettuare i necessari approfondimenti tecnici, tecnologici, economici e finanziari” necessari ad “una più ampia e veloce diffusione delle Reti di accesso in fibra ottica”. Dopo una serie di annunci e speranze più o meno condivise, un primo passo sembra effettivamente essere stato compiuto: un accordo sul modello su cui basare lo sviluppo della nuova rete (cavidotti, fibre ottiche spente, collegamenti verticali, permutatori ottici e collegamenti ottici per stazioni radio base i sistemi sul tavolo) e che dovrà rappresentare “il punto di riferimento dell’attività che Governo, Enti locali e operatori prevedono di sviluppare congiuntamente”.

Secondo le indiscrezioni si dovrebbe trattare di un modello ibrido in cui si potranno usare (a discrezione degli operatori) sia la tecnologia Gpon ( fortemente voluta da Telecom Italia) sia quella point-to-point (preferita dagli OLO, la concorrenza), grazie all’impiego di un cavidotto in cui far transitare le fibre.

L’accordo rappresenta, spiega il sottosegretario Romani, un passo fondamentale “proprio nell’attuale situazione economica che impone ogni sforzo per fare scelte mirate su progetti di natura infrastrutturale capaci di dare un impulso serio e strutturato alle prospettive di sviluppo e crescita del Paese”.

Questo modello, spiega Romani, è volto “ad assicurare la massima armonizzazione con le infrastrutture esistenti”. A questo scopo, continua, verrà avviato, tramite una consultazione pubblica, “un veloce e accurato censimento delle infrastrutture in fibra ottica presenti nel Paese e dei relativi piani di investimento per lo sviluppo delle stesse nei prossimi tre anni. Questo atto è propedeutico all’identificazione delle aree oggetto di intervento secondo il modello su cui oggi è stato trovato l’accordo e a un celere e omogeneo sviluppo delle reti di nuova generazione sul territorio nazionale”.

Tutto pronto per partire dunque? Non proprio: “Tra due settimane sarà convocata la seconda riunione del Tavolo Governo Operatori con l’obiettivo di sancire i principi e le tappe necessarie per l’avvio concreto della partnership pubblico – privata che possa operare sulle infrastrutture passive necessarie alle reti di nuova generazione”, e la prossima settimana il Ministero dello Sviluppo Economico convocherà gli operatori medi e piccoli ai quali sarà presentato il nuovo modello (ma che avrebbero, secondo il sottosegretario, “già manifestato un concreto interesse a partecipare al progetto Italia digitale“). Sarà inoltre dato il via sempre questa settimana alla consultazione pubblica per il censimento della fibra e dei relativi piani di investimento per lo sviluppo delle stesse nei prossimi tre anni, atto “propedeutico all’identificazione delle aree oggetto di intervento secondo il modello su cui oggi è stato trovato l’accordo e a un celere e omogeneo sviluppo delle reti di nuova generazione sul territorio nazionale”.

Intanto l’Europa sta a guardare (ma non sta con le mani in mano): dovrebbe essere divulgata (attese per i primi giorni della settimana) la Raccomandazione Nga approvata in via definitiva dalle Commissione europea mercoledì, e presto sarà avviato Broadband Communication, il primo framework europeo a cui gli Stati membri dovranno attenersi per centrare gli obiettivi dell’Agenda digitale (che vorrebbe garantite connessioni a 30 Mbps per tutti i cittadini della UE e disponibilità di 100 Mbps in almeno il 50 per cento delle abitazioni) e del Piano pluriennale per la gestione dello spettro radio. A Bruxelles sono convinti che la competitività del Vecchio Continente dipenda anche dalle nuove tecnologie e, in particolare, da Internet. Interessanti sviluppi che da Roma dovranno osservare attentamente: verrà delineata in questa sede la cornice entro cui i regolatori nazionali dovranno iscrivere le proprie norme per la realizzazione e l’accesso alle nuove infrastrutture di rete. Il tutto nell’ottica della contrapposizione tra incumbent e OLOe della definizione di rispettive responsabilità e delle tariffe sulle nuove reti.

Claudio Tamburrino

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I Cms più usati

http://w3techs.com

Usage of content management systems for websites

This diagram shows the percentages of websites using various content management systems. See technologies overview for explanations on the methodologies used in the surveys.

How to read the diagram:
78.7% of the websites use none of the content management systems that we monitor.
Wordpress is used by 12.0% of all the websites, that is a content management system market share of 56.3%.

None
78.7%
WordPress
12.0%
56.3%
Joomla
2.3%
10.8%
Drupal
1.4%
6.3%
vBulletin
1.3%
6.3%
Typo3
0.6%
2.9%
Blogger
0.6%
2.8%
phpBB
0.5%
2.1%
Discuz!
0.3%
1.6%
ExpressionEngine
0.2%
1.1%
DataLife Engine
0.2%
1.1%
DotNetNuke
0.2%
1.0%
Simple Machines Forum
0.2%
1.0%
Movable Type
0.1%
0.6%
XOOPS
0.1%
0.5%
SPIP
0.1%
0.5%
PHP-Nuke
0.1%
0.4%
Bitrix
0.1%
0.4%
MediaWiki
0.1%
0.4%
IP.Board
0.1%
0.4%
Plone
0.1%
0.4%
eZ Publish
0.1%
0.3%
TypePad
0.1%
0.3%
CMS Made Simple
0.1%
0.3%
Ektron
0.1%
0.3%
Squarespace
less than 0.1%
0.2%
Open Text
less than 0.1%
0.2%
e107
less than 0.1%
0.2%
EPiServer CMS
less than 0.1%
0.2%
Contao
less than 0.1%
0.2%
Mambo
less than 0.1%
0.1%
PHP-Fusion
less than 0.1%
0.1%
SilverStripe
less than 0.1%
0.1%
Nucleus
less than 0.1%
0.1%
MODx
less than 0.1%
0.1%
Contenido
less than 0.1%
0.1%
OpenCms
less than 0.1%
0.1%
Concrete5
less than 0.1%
0.1%
DokuWiki
less than 0.1%
0.1%
CommonSpot
less than 0.1%
0.1%
W3Techs.com, 14 September 2010
absolute usage percentagemarket share
Percentages of websites using various content management systems

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