I linguaggi più usati per creare siti web

Da http://w3techs.com

Usage of server-side programming languages for websites

This diagram shows the percentages of websites using various server-side programming languages. See technologies overview for explanations on the methodologies used in the surveys.

How to read the diagram:
PHP is used by 74.7% of all the websites whose server-side programming language we know.

PHP
74.7%
ASP.NET
23.8%
Java
3.8%
ColdFusion
1.4%
Perl
1.2%
Ruby
0.5%
Python
0.3%
W3Techs.com, 14 September 2010
Percentages of websites using various server-side programming languages
Note: a website may use more than one server-side programming language

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Openoffice alla portata dei più piccoli.

Riporto  da Html.it. Veramente un bel progetto e grazie html.it per averlo recensito.

OOo4Kids è un progetto avente lo scopo di sviluppare un software derivato dal codice sorgente di OpenOffice.org destinato ai bambini con età compresa tra 7 e 12 anni e al settore educativo. Si ha pertanto la possibilità di scrivere testi, impaginare documenti, fare disegni di vario genere e creare presentazioni multimediali, utili ad esempio per ricerche e progetti in ambiti scolastici. Obiettivo principale è di rendere disponibile un prodotto gratuito in grado di far avvicinare l’utenza più giovane al mondo della videoscrittura e degli strumenti cosiddetti d’ufficio in modo semplice ed efficace. Il software, realizzato dai volontari dell’associazione EducOOo, viene distribuito con licenza LGPL v3 e può pertanto essere liberamente utilizzato per scopi privi di lucro, potendo inoltre contare su idee, suggerimenti e proposte provenienti dalla stessa comunità di utilizzatori. Per ottenere la massima fruibilità della suite l’interfaccia è stata particolarmente curata per risultare chiara, attraente, colorata e invitante, senza perdere di vista aspetti legati anche alle disabilità. Tra i moduli disponibili vi sono:

  • Writer: dotato di barre degli strumenti organizzate per semplificarne l’interazione, di una palette di colori dedicata e di font adattabili per la dislessia;
  • Calc: offre un numero di celle ridotto, un elenco di funzioni che si adattano automaticamente agli utenti e un assistente alle operazioni principali;
  • Draw: fornisce strumenti di disegno vettoriale basati su una ricca libreria e uno spazio di lavoro appositamente studiato;
  • Impress: rivolto alla definizione di presentazioni in modo intuitivo e coerente.

Alcuni screenshot:

Installazione OOo4Kids

Finestra principale di benvenuto - OOo4Kids

Procedura guidata modulo Impress - OOo4Kids

Interfaccia utente modulo Calc - OOo4Kids

L’articolo Originale e completo è qui.

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Per l'IT c'e' ancora crisi… ma ci sono segnali di ripresa

Riporto dal sito di Assinform, che è importante per il nostro settore.

Rispetto al 1° semestre 2009 (-9,0%), il recupero è di 6,5 punti percentuali. In ripresa la domanda delle imprese di Pc e server con + 10,3%; recupero di 3 punti percentuali del software (-1,2%, rispetto al -4,1% del 2009); mercato consumer a + 21% Indagine congiunturale su aziende IT a luglio 2010: positiva (+0,5%), per la prima volta da un anno (-14,9% nel luglio 2009), la valutazione sui budget dedicati dalle imprese clienti allo sviluppo di nuovi progetti informatici.

Angelucci: “Per la crescita competitiva e occupazionale occorre sostenere la ripresa degli investimenti in innovazione. Da parte della politica ci aspettiamo atti di coraggio: incentivi stabili per le imprese che innovano e che si aggregano, anche tramite acquisizioni; una riforma fiscale che metta fine all’iniquità dell’Irap sui settori “labour intensive” come l’IT; la modifica delle regole delle gare, che vanno centrate sulla qualità dei servizi informatici e non sul puro ribasso delle tariffe”.

Milano, 14 settembre 2010 Per l’IT l’emergenza non è finita, anche se si riscontra un’inversione di tendenza. Il bilancio di fine giugno 2010 è ancora in rosso e il trend negativo penalizzerà il settore fino alla fine dell’anno. L’informatica italiana continua a patire gli effetti della crisi, della totale assenza di una politica per l’innovazione e del clima di incertezza che vive il Paese. Pur nella consapevolezza che molte imprese, soprattutto quelle esposte alla competizione internazionale, non hanno gettato la spugna e stanno tornando a investire nelle tecnologie informatiche e nell’innovazione dei processi, il settore IT manifesta nel suo complesso grande fatica a beneficiare della piccola ripresa in atto.” E’ l’esordio di Paolo Angelucci, Presidente di Assinform, nell’aprire la conferenza stampa di anticipazione dei dati sull’andamento dei settori IT e TLC nel primo semestre 2010. Un andamento che ha visto l’IT chiudere il primo semestre di quest’anno a – 2,5% e le TLC fermarsi a – 2,3%, rispetto allo stesso periodo del 2009.

“Oggi, tuttavia, la nostra preoccupazione non riguarda tanto le performance dell’anno in corso, che già prevedevamo ridotte, date le condizioni di oggettiva difficoltà del mercato – ha continuato Angelucci – quanto le iniziative da prendere ora, affinché le grandi potenzialità dell’IT, quarto settore industriale italiano con oltre 380.000 addetti, motore dell’innovazione e di occupazione qualificata, possano essere colte dal Paese, per avviare una fase di crescita competitiva nel 2011″. “Se vogliamo che l’informatizzazione infrastrutturale da parte delle imprese – ha sottolineato il Presidente di Assinform – fenomeno importante emerso nei primi sei mesi dell’anno, evolva verso un utilizzo pervasivo dell’IT nell’economia italiana generando nuova occupazione qualificata, soprattutto tra i giovani, sono necessari atti di coraggio da parte delle istituzioni, del Governo, della classe politica tutta, per introdurre nuove regole e condizioni quadro capaci di creare un clima che premi l’innovazione a tutti i livelli. Per questo occorrono provvedimenti di politica industriale stabili, che agiscano sul fronte del credito fiscale e degli incentivi, accompagnati da misure che facilitino l’accesso a finanziamenti bancari. La finalità deve essere quella di sostenere sia la domanda IT, premiando le aziende italiane che usano la leva tecnologica per migliorare la propria efficienza/produttività, sia l’offerta di Made in Italy tecnologico. In questo contesto vanno favorite fusioni e acquisizioni aziendali con un programma straordinario di ammortizzazione fiscale. Al contempo, le addizionali dall’Irap vanno spostate sull’Ire per stemperare il peso sull’occupazione di questa tassa, particolarmente iniqua per un settore ad alto utilizzo di risorse professionali qualificate quale l’IT. Infine vanno cambiate le regole delle gare: i servizi informatici non possono essere acquistati al massimo ribasso, ma per la loro qualità, nell’ambito di un giusto rapporto costi/benefici”.

I dati Assinform, evidenziano come per la prima volta dall’avvio della crisi, si sia manifestata una tendenza all’attenuazione del calo di mercato. Con il -2,5% segnato a fine giugno 2010, l’IT italiana ha recuperato oltre 6 punti percentuali rispetto al -9,0% registrato a fine giugno 2009 (sul 1° semestre dell’anno precedente). Il recupero ha interessato tutte le componenti informatiche, dall’hardware, al software, ai servizi, ma con notevoli differenziazioni e prospettive.
Il fenomeno nuovo, oggi potenzialmente più significativo, riguarda la crescita della domanda di Pc e server da parte delle imprese. Nei primi sei mesi dell’anno, infatti, il mercato dei Pc portatili, desktop e server ha registrato, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, un incremento in volume di + 12,9%, pari a oltre 400.000 unità, assorbite per l’80% dalle imprese, la cui domanda è passata da -2,5% del 2009 all’attuale +10,3%. In particolare la domanda di server è salita del 12,3% (era stata -29% nello stesso periodo 2009), quella di desktop del + 13,4% (-21,5% nel 2009), mentre l’incremento dei Pc portatili è stato del 12,7% (simile al +14,8% dell’anno precedente). “Questi dati – ha commentato Angelucci – segnalano l’avvio di processi di rinnovamento delle tecnologie aziendali, di maggior informatizzazione delle imprese italiane, di investimenti in infrastrutture innovative. Processi che la crisi aveva quasi del tutto bloccato e che oggi appaiono sempre più indispensabili a quelle imprese che intendono affrontare la ripresa dei mercati”.
I riflessi positivi di questo tipo di strategie aziendali si ritrovano anche nell’andamento del segmento Software, che a fine giugno si è attestato a -1,2% a fronte della perdita di -4,1% raggiunta nello stesso periodo del 2009. Si attende quindi un’amplificazione positiva nei prossimi mesi verso la domanda di nuove applicazioni, spinta anche dalla novità delle scelte che le imprese stanno compiendo, privilegiando per oltre la metà della propria domanda l’acquisto di Pc portatili e quindi portando il focus verso le nuove frontiere tecnologiche e organizzative dettate dalla mobilità. Il segmento dei Servizi, che costituisce la metà dell’intero mercato informatico italiano (pari a 4.215 milioni di euro per i primi sei mesi dell’anno, a fronte di un valore totale di 8.918 mln), passato dal -7,3% del primo semestre 2009, all’attuale -3,7%, continua, al contrario, a essere fortemente penalizzato dalla tendenza sempre più accentuata al calo delle tariffe professionali.
“Se è evidente che nella maggioranza delle imprese e della Pa prevalgono tutt’ora le strategie di razionalizzazione finalizzate alla riduzione dei costi – ha concluso il presidente di Assinform – , il ribasso delle tariffe non può rappresentare un percorso sostenibile, ma una semplice valvola di sfogo che comprime i margini dei fornitori, rischia di incidere pesantemente sulla qualità dei servizi dei clienti e preclude lo sviluppo di nuova occupazione”.
Anche dalla VII indagine congiunturale condotta a luglio di quest’anno su un campione significativo di imprese associate Assinform, si ricavano segnali contrastanti, fra potenziali opportunità di ripresa, oscurate da previsioni ancora fosche sull’occupazione. In generale emerge un clima di ripresa di fiducia, con previsioni di crescita dei fatturati per il 43% delle imprese partecipanti (contro il 24% di luglio 2009 e il 27,6% di aprile 2010). Ma le Pmi prevedono, nella maggioranza dei casi, un andamento in calo degli ordinativi e degli utili.
Il dato più interessante, che conferma le rilevazioni di mercato, riguarda le valutazioni sull’andamento dei budget da parte delle aziende clienti. Per la prima volta dal luglio 2009 il tasso di crescita medio della spesa destinata allo sviluppo di nuovi progetti informatici raggiunge una valutazione positiva (+ 0,5%, a luglio 2009 era di -14,9%), mentre le spese correnti e per manutenzione guadagnano in stabilità, sebbene ancora in calo (-1,6%, valutazione di -6,1% nel luglio 2009).
Sul fronte dell’occupazione, dall’indagine congiunturale non emerge ancora alcuna previsione di ripresa. Continua l’emorragia dei consulenti, soprattutto da parte delle grandi imprese, sebbene in leggera attenuazione . Per i dipendenti sparisce la fascia di valutazione “molto peggiorato”, ma il 15% delle imprese continua a considerare la situazione in peggioramento, tendenza che nelle medie arriva al 33% e nelle grandi al 21%.

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Multitouch nella nuova beta di Ubuntu 10.10

E’ quasi tempo per il rinnovo sementrale della nota distribuzione. A ottobre sarà pronta per essere scaricata Ubuntu 10.10, ma già ora è possibile testarne la beta, anche se ovviamente, potrebbe essere instabile e/o con qualche errore

Ubuntu 10.10 si basa sul kernel linux 2.6.35.3 e incorpora l’ambiente desktop Gnome 2.31 nella versione principale; per quanto riguarda le derivate troviamo naturalmente KDE 4.5.0b in Kubuntu e XFCE 4.6.2 in Xubuntu.

Alcune novità:

  1. Shotwell prende il posto di F-Spot come visualizzatore di immagini predefinito mentre Gwibber – il programma che permette di aggiornare Twitter senza aprire il browser – è stato migliorato e ora è più veloce;
  2. Ubuntu Software Center, che si rinnova nell’interfaccia per semplificare la visualizzazione del software installato in ordine cronologico e permette di ordinare le applicazioni in ordine di popolarità, oltre a mostrare quelle consigliate;
  3. Nuova interfaccia di installazione;
  4. Supporto al multitouch, con il quale è possibile gestire quelle funzionalità rese famose da Apple, quali zoom con due dita, o click con tre dita;
  5. Nell’Edizione per notebokk c’e’ un rinnovo dell’interfaccia con la barra per l’accesso rapido alle applicazioni spostata sul lato sinistro.

La versione definitiva di Ubuntu 10.10 è attesa per il 10 ottobre. La versione beta può essere scaricata dal sito ufficiale.

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Project management: alternative a Microsoft Project. Prova sul campo.

Nella mia attività consulenziale e formativa utilizzo spesso Microsoft Project come strumento,ovviamente, per la gestione dei progetti. E’ pero’ uno strumento complesso, evoluto e con molte funzionalità che spesso non vengono utilizzate per progetti comuni. In più, nelle ultime release, il programma non è più contenuto nel pacchetto Office; questo crea problemi quando si condividono progetti con clienti evoluti ma non tanto da acquistare licenze aggiuntive per programmi che non utilizzano spesso. Ho cercato quindi dei prodotti simili nel mondo del free software e dell’open source e ne ho provati due: Planner e OpenProj.

Planner, nato nel mondo linux ma portato anche nel mondo Microsoft Windows è molto semplice e molto limitato. Serve soprattutto per creare diagrammi di Gantt e assegnare qualche risorsa. Ha pochi campi dati a disposizione, non si possono rinominare. Gestisce la struttura WBS, gestisce le relazioni tra attività in maniera abbastanza completa ma poco altro. Puo’ essere utile per progetti veramente piccoli in quanto è anche molto semplice e non sottintende grandi conoscenze di teoria del Project Management.

OpenProj di Serena, nella versione stand alone provata, è invece tutta un’altra cosa. E’ veramente completo. e puo’ essere utilizzato molto bene per progetti anche complessi. La gestione delle informazioni delle attività è molto completa, la gestione delle risorse pure. Ha una gestione dei calendari delle risorse molto simile (per non dire uguale) a MS Project, gestisce i metodi di attribuzione del “consumo” delle risorse, gestice altri diagrammi, quali il reticolare. gestisce soprattutto le previsioni. Puo’ quindi essere utilizzato non solo nella fase di progettazione del progetto, ma anche nella fase di gestione e avanzamento con la tecnica del costo realizzato. Le WBS le gestisce, anche se non in maniera completa (Beh… neanche MS Project eccelle in questo). Con qualche artifizio si gestiscono anche le WBS  flessibili (più o meno come si gestiscono in MS Project). Non gestisce i sottoprogetti e la collaborazione tra team. Queste sono funzionalità presenti nella versione commerciale che pero’ non ho provato.  E’ compatibile con i il formato proprietario di MS Project (non l’ho testato a fondo su progetti complessi, ma nel futuro è un test che farò).

Per progetti medi l’ho adottato praticamente al 100% non trovando limitante le mancanze evidenziate. Da consigliare quindi.

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The CAVE: il mito della caverna di Platone e del quaderno degli errori

Titolo un po’ strano vero?

Tutto nasce dalla lettura del supplemento Nova del Sole 24 ore di oggi.

Leggo spesso questo supplemento, in quanto  fanatico di tecnologia e di applicazioni all’avanguardia, e devo dire che mi piace. Ogni tanto pero’ bisognerebbe leggerlo con giudizio (come bisognerebbe leggere tutto con giudizio e senso critico).

Ma ritorniamo al fatto: sto sfogliando l’inserto e mi imbatto in un articolo , “la Caverna delle Idee” di Gianni Rusconi. Vedendo le immagini il mio primo pensiero: hanno fatto un articolo sul CAVE. E leggo l’articolo. Bello ma con molte insesatezze e soprattutto è un articolo per fare pubblicità, nessun accenno, nessun link di storia. Il sistema, leggendo l’articolo, sembra nato dalla società T-Systems che spiega sarà utilizzato per fare business e che difficilmente si troveranno installazioni in ambito pubblico o privato (al massimo, dicono i manager, solo con due o tre pareti, proprio per porre l’accento sulla complessità del loro sistema).

Bene ma che è il CAVE? Il CAVE è l’acronimo di Computer Advanced Visualisation Environment ed è nato qui e anche molti anni fa come vedete se visualizzate il link appena proposto. In sostanza una scatola cubica le cui pareti sono in realtà degli schermi gestiti da computer che proiettano lo spettator ein una vera realtà artificiale immersiva (almeno visiva), con o senza occhialini 3d. Realtà con la quale si puo’ interagire in svariati modi (comandi tipo joystick tridimennsionali, sensori, altro).

In sostanza ho trovato il classico articolo fatto per stupire pieno di inesatezze. Queste le ho scoperte in quanto mi sono interessato al sistema gia’ nel lontano 1996 per un mio progetto visionario, ma chissà quante altre inesatezze ci propinano ogni giorno su gionali (reali o elettronici) senza che ce ne accorgessimo.

Curiosità sul progetto visionario? Bene eccolo:

Riqualificazione del Centro Candiani di Mestre (in realtà all’epoca solo un oggetto incompiuto di due grandi architetti veneziani). L’idea (non completamente mia, ma portata all’estremo per l’epoca da me) era semplicemente questa: facciamo del Candiani un museo interattivo dell’arte digitale sulla falsariga di alcune realizzazioni simili che stavano nascendo a Tokio, Karlsruhe e Linz. In sostanza un grande videogioco il cui soggetto variava di volta in volta: Una mostra di quadri (veri) con un avatar artificiale che mi appare quando mi soffermo davanti ad un’opera, una rappresentazione artistica in cui anche il pubblico manipola gli artisti e cose del genere. Il CAVE faceva parte del gioco (e molte altre cose che all’epoca mi ispiravano). C’era anche il ritorno economico: la tecnologia costava tantissimo all’epoca e si dovevano utilizzare macchine estremamente potenti e allora perchè non le noleggiamo alle società private per fare ricerca quando queste sono inattive? (anche questa idea non originale, l’aveva inventata penso un certo Ross Perot se non sbaglio) . In quel periodo si era ispirati da rare riviste ormai sparite che precorrevano i tempi

Purtroppo progetto troppo avanti nel tempo che ovviamente non è stato portato avanti.

Comunque grazie Nova, pur nella tua superficialità (solo per questo articolo, intendiamoci) mi hai fatto ripercorrere alcuni dei miei progetti più cari.

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ICT in Italia

Per riprendere la discussione sulle cause del ritardo tecnologico in Italia e della mancanza di competitività, vi riporto alcuni dati trovati in un rapporto in un sito del Governo Italiano.

Utilizzatori di Internet:

Indicatori Italia Francia Germania Spagna Regno Unito
Donne Online 32% 64% 71% 53% 66%
Ragazzi 16-24 online 91% 92% 97% 90% 96%
Adulti 55-74 online 13% 36% 38% 15% 44%
Utenti B2C online 7% 28% 63% 40% 49%

Mi sembra non ci sia nulla da commentare su questi numeri.

Ma continuiamo con altri indicatori:

Descrizione 2008 EU27 (2008) Ranking
Copertura DSL (in percentuale della popolazione) 95,0 91,4 12
Diffusione della banda larga (in percentuale della  popolazione) 19,0 22,9 16
Velocità di connessione (% contratti con velocità superiore 2 Mbps) 67,4 52,5 11
% famiglie connesse ad Internet 47 60 21
% damiglie con connessione a banda larga 31 49 24
% aziende con accesso a banda larga 81 81 14
% popolazione che utilizza frequentemente internet (ogni giorno o quasi) 35 43 19
% servizi pubblici base ai cittadini interamente disponibili online 58(2007) 51 9
% servizi pubblici base alle imprese interamente disponibili online 88(2007 72 manca
% di imprese che vendono online 3 16 24
% popolazione che utilizza servizi di e-Governement 15 (era 17 nel 2007) 28 23
% imprese che utilizza servizi di e-Governement 82 (era 87 nel 2006) 68 9
% imprese che acquistano online 12 28 18

Sono dati sconfortanti.

Leggendo i numeri poi si vede uno scollamento impressionante tra offerta pubblica e effettivo utilizzo: a fronte di percentuali alte di servizi offerti dalle istituzioni (fra i più alti in Europa) emerge in fatto che siamo tra le nazioni che li utilizzano meno. Quindi: o i servizi sono inutili (soldi pubblici spesi per niente) oppure non si è informati, oppure sono servizi che non servono o scarsamente fruibili.

Sono dati che dovrebbero essere ben presi in considerazione.

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L'affascinante storia dei messaggi cifrati, la preistoria

Per migliaia di anni i potenti hanno avuto bisogno di comunicazioni efficienti e sicure per governare le loro terre e i loro eserciti.

La caduta dei loro messaggi in mano nemica poteva essere fatale: informazioni preziose sarebbero cadute in mano nemiche minacciando la loro esistenza. Fu proprio questo bisogna a promuovere lo sviluppo di codici cifrati, di tecniche di occultamento del messaggio, per garantire la comunicazione sicura solo con le persone autorizzate.

Dall’altra parte sono nate schiere di specialisti il cui compito era cercare metodi per decifrare i messaggi dei nemici.

Guerra che continua ancora oggi. Con rinnovata enfasi: noi viviamo nell’era dell’informazione. E’ ben nota la frase: “informazione è potere”.

Ma ritorniamo al nostro argomento. la preistoria dei messaggi cifrati.

Dagli scritti degli antichi, sembra che le prime tecniche crittografiche siano nate nell’antica Grecia, guarda caso per comunicazioni di guerra (anche se ci sono esmpi vecchi più di 4000 anni nell’antico egitto).

Bastone di Licurgo

Le più antiche notizie sicure ci portano alla scitala lacedemonica, in cui Plutarco ci riferisce in uso fina dai tempi del IX secolo avanti Cristo da Licurgo, ma proabilmente sicuramente più usata ai tempi di Licurgo (circa il 400 a.C.). In cosa consisteva? Semplice. Si prendeva un nastro di cuoio, lo si avvolgeva ad elica attorno ad un bastone e si scriveva per colonne parallele all’asse del bastone. Letter apr lettera appariva il segreto. Una volta  tolto il nasto dal bastone bastava (fosse semplice!!!) il teso risultava trasposto e veniva consegnato al destinatario, che lo avvolgeva in un bastone uguale eleggeva il messaggio.La segretezza rimaneva confinata al sapere il diametro del bastone. Oggi farebbe ridere, ma siamo agli albori della crittografia.

Tra il 360 e il 390 a. C. venne compilato il primo trattato di cifre, a cura di Enea il tattico, generale della lega arcadica. In questo trattatto viene descritto un disco sulla zona esterna del quale erano contenuti 24 fori,ciascuno corrispondente ad una lettera dell’alfabeto. Un filo, partendo da un foro centrale, si avvolgeva passando per i fori delle successive lettere del testo: all’arrivo, riportate le lettere sul disco, si svolgeva il filo segnando le lettere da esso indicate: il testo si doveva poi leggere a rovescio. Le vocali spesso erano sostituite da gruppi di puntini.

In questo stesso periodo vennero ideati codici cifrati indiani ed ebraici utilizzati in particolar modo per celare nomi propri, innominabili o sacrileghi.

Numerosi testi e documenti greci antichi contengono tratti cifrati, specialmente nomi propri, ma si trovano anche interi scritti cifrati con sostituzione semplice e con alfabeti generalmente a numero.

Bene, la prima puntata la finiamo qui. Nelle successive parleremo dei cifrari di Cesare e di Vigenere.

A domani!

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Internet, nuovo virus on line: occhio alle email con la mappa degli autovelox

Roma – (Adnkronos) – Email, aventi come falso mittente la polizia, forniscono un link per consultare l’elenco aggiornato delle postazioni fisse autovelox. In realtà cliccando si installa un virus che ‘cattura’ informazioni sensibili contenute nel computer

Roma, 30 lug. (Adnkronos) – La polizia postale mette in guardia da una nuova truffa che da ieri sera circola online: email, aventi come falso mittente la polizia, nelle quali si dà la possibilità di consultare l’elenco aggiornato delle postazioni fisse autovelox e a tale scopo viene fornito un link. In realtà cliccando si installa un virus molto insidioso che ‘cattura’ informazioni sensibili contenute nel computer.

Scopo di queste mail ‘truffaldine’, dietro le quali spesso si nasconde la mano della criminalità organizzata, è accedere ad esempio ai conti correnti bancari. ”Abbiamo già allertato le forze di polizia locali colombiane e ucraine, dove si trovano i server a cui rimanda il link – spiega all’ADNKRONOS Nunzia Ciardi, una dirigente della Polizia Postale e delle Comunicazioni – Sappiamo che stanno circolando centinaia di migliaia di queste mail, che possono trarre in inganno perché prendono spunto da un testo pubblicato sul sito della polizia ma poi rimandano a un link che se viene cliccato scarica un virus capace di catturare le informazioni sensibili”.
”Le truffe più comuni sono quelle che, servendosi di pagine clonate dai siti degli istituti bancari comunicano al cliente la modifica delle modalità di accesso – prosegue Ciardi – chiedendogli di fornire username e password: a quel punto possono avere accesso al conto e il gioco è fatto”. Nel caso degli autovelox, invece, ”è la prima volta che scopriamo una truffa del genere.
Forse hanno pensato di approfittare dell’esodo estivo, in modo da rendere più credibile la truffa”.

La polizia consiglia di cestinare l’e-mail evitando di cliccare sul link e di tenere sempre aggiornato il proprio antivirus.

fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/?id=3.1.756431152

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Pubblicati i dettagli di 100 milioni di account Facebook

Ron Bowes, sviluppatore del noto tool nmap, ha scritto un piccolo programma di scansione e lo ha lanciato sugli account pubblici di Facebook.

Il risultato? Un bel file di 2.8 GB contenente oltre 100 milioni di account dei quali è possibile sapere nome, cognome, ID, e molte altre informazioni lasciate pubblice.

Mi ricordo un’altra provocazione del genere di poco tempo fa: su un sito si mostrava chi non era a casa, raccogliendo i dati da questo sito social.

Comunque ecco una bella intervista dell’autore di questo “furto”:

Ron Bowes, a security consultant, used a piece of code to scan Facebook profiles, collecting data not hidden by the user’s privacy settings.

The list, which contains the URL of every searchable Facebook user’s profile, name and unique ID, has been shared as a downloadable file.

Mr Bowes told BBC News that he did it as part of his work on a security tool.

“I’m a developer for the Nmap Security Scanner and one of our recent tools is called Ncrack,” he said.

“It is designed to test password policies of organisations by using brute force attacks; in other words, guessing every username and password combination.”

By downloading the data from Facebook, and compiling a user’s first initial and surname, he was able to make a list of the most common probable usernames to use in the tool.

The three most common names, he found, were jsmith, ssmith and skhan.

In theory, researchers could then combine this list with a catalogue of the most commonly used passwords to test the security of sites. Similar techniques could be used by criminals for more nefarious means.

Mr Bowes said his original plan was to “collect a good list of human names that could be used for these tests”.

“Once I had the data, though, I realised that it could be of interest to the community if I released it, so I did,” he added.

Mr Bowes confirmed that all the data he harvested was already publicly available but acknowledged that if anyone now changed their privacy settings, their information would still be accessible.

“If 100,000 Facebook users decide that they no longer want to be in Facebook’s directory, I would still have their name and URL but it would no longer, technically, be public,” he said.

Mr Bowes said that collecting the data was in no way irresponsible and likened it to a telephone directory.

“All I’ve done is compile public information into a nice format for statistical analysis,” he said

Simon Davies from the watchdog Privacy International told BBC News it was an “ethical attack” and that more personal information had not been included in the trawl.

“This is a reputational and business issue for Facebook, for now,” he said

“They can continue to ride the risk and hope nothing cataclysmic occurs, but I would argue that Facebook has a special responsibility to go beyond doing the bare minimum,” he added.

Snowball effect

Mr Bowes’ file has spread rapidly across the net.

On the Pirate Bay, the world’s biggest file-sharing website, the list was being distributed and downloaded by thousands of users.

One user said that the list showed “why people need to read the privacy agreements and everything they click through”.

In a statement to BBC News, Facebook confirmed that the information in the list was already freely available online.

“No private data is available or has been compromised,” the statement added.

That view is shared by Mr Bowes, who added that harvesting this data highlighted the possible risks users put themselves in.

“I am of the belief that, if I can do something then there are about 1,000 bad guys that can do it too.

“For that reason, I believe in open disclosure of issues like this, especially when there’s minimal potential for anybody to get hurt.

“Since this is already public information, I see very little harm in disclosing it.”

Digital trends

However, he said, it also highlighted a new trend that was emerging in the digital age.

“With traditional paper media, it wasn’t possible to compile 170 million records in a searchable format and distribute it, but now we can,” he said.

“Having the name of one person means nothing, and having the name of a hundred people means nothing; it isn’t statistically significant.

“But when you start scaling to 170 million, statistical data emerges that we have never seen in the past.”

A spokesperson for Facebook said the list was “similar to the white pages of the phone book.

“This is the information available to enable people to find each other, which is the reason people join Facebook.”

“If someone does not want to be found, we also offer a number of controls to enable people not to appear in search on Facebook, in search engines, or share any information with applications.”

Earlier this year there was a storm of protest from users of the site over the complexity of Facebook’s privacy settings. As a result, the site rolled out simplified privacy controls.

Facebook has a default setting for privacy that makes some user information publicly available. People have to make a conscious choice to opt-out of the defaults.

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