Agcom e le regole della fibra ottica per la banda larga

Argomento apparso su vari quotidiani on line, qui quello di punto-informatico.it

Roma – Il Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha approvato il regolamento con cui punta a semplificare le procedure e ridurre i costi di realizzazione delle opere civili per le reti di nuova generazione (NGN).

Adottato in virtù delle competenze che la legge 133/2008 ha conferito a Agcom, e in attuazione della Direttiva 140/2009 (il Telecoms Package), rappresenta la cornice di riferimento entro cui il settore dovrà sviluppare la realizzazione delle reti in fibra ottica: ad essa si aggiungeranno le regole, attualmente in discussione presso la stessa Authority, relative all'accesso delle reti di nuova generazione.

In pratica, il "Regolamento in materia di diritti di installazione di reti di comunicazione elettronica per collegamenti dorsali e cubicazione e condivisione di infrastrutture" dovrebbe fornire, secondo le intenzioni dell'Autorità, una serie di regole finalizzate all'incentivazione dello sviluppo di reti a banda larga e dà attuazione "ad alcune importanti disposizioni della nuova Direttiva quadro sulle comunicazioni elettroniche", regolamentando i diritti di passaggio ed accesso alle infrastrutture esistenti e ponendo obblighi di trasparenza a soggetti titolari di reti infrastrutturali (come strade e autostrade, linee ferroviarie, acquedotti).

Nello specifico esso prevede: la definizione di linee di indirizzo per l'accesso, da parte degli operatori, alle infrastrutture pubbliche utili alla realizzazione di reti di comunicazione elettronica sia per le reti dorsali dei collegamenti a lunga distanza, sia per le reti d'accesso in ambito cittadino.

Soprattutto, il nuovo regolamento prevede l'obbligo di condivisione delle infrastrutture esistenti in caso non sia possibile la loro replicabilità per motivi tecnici ed economici (collo di bottiglia).

Lo stesso obbligo di condivisione delle infrastrutture era già imposto dall'Agcom nei casi in cui non vi fossero state alternative praticabili per motivi di sicurezza e salute pubblica, tutela ambientale e pianificazione urbanistica.

Il nuovo regolamento prevede inoltre l'avvio del Catasto delle infrastrutture di rete e la messa a punto delle Linee guida per i Comuni che "mira a uniformare la predisposizione dei regolamenti per l'accesso alle infrastrutture da parte degli operatori di Tlc, che siano uniformi a livello nazionale".

Articoli Correlati

Banda larga? forse si…

Bernabé non cede e rilancia: Telecom Italia non intende scendere a patti e anzi continua a promettere un percorso proprio per portare la banda larga nel paese a modo proprio ed in modo indipendente. Lo fa direttamente davanti all’AGCOM, quello che dovrebbe essere l’”arbitro” che mette le parti sui binari del corretto sviluppo negli interessi della nazione. Lo fa promettendo banda larga in 6 grandi città con offerta commerciale già pronta ad essere lanciata.

Entro Natale 520.000 abitazioni di Roma, Milano, Catania, Bari, Venezia e Torino potranno accedere ad una offerta per connettività fino a 100 Mbps. la rete poi verrà successivamente ampliata di anno in anno per arrivare nel 2018 a circa il 50% della popolazione.

E’ un modo per recuperare un gap che sta diventando pesantissimo verso gli altri paesi industrializzati: In Francia e Germania la rete esiste gia’ a 100 Mbps e in altri paesi come Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Hong Kong hanno già in certe aree 1 Gbps (10 volte tanto).

Ci sono aree gia’ be attrezzate anche in Italia grazie anche allo sforzo di alcuen regioni (Trentino Alto Adige e Lombardia in primis) che hanno gia’ realizzato proprie reti cittadine ad alta velocità grazie ad investimenti con propri fondi. Ma sono progetti che vanno a rilento. Siamo ancora molto lontani dall’euforia dei primi anni del 2000 quando non si trovava letteralmente fibra ottica dati i grandi volumi di posa dell’epoca.

Il mio parere è che molta colpa è anche delle amministrazioni pubbliche locali, miopi sui vantaggi di tali sistemi. Il costo di una infrastruttura per le reti di prossima generazione si sarebbe potuto annegare in svariate opere di urbanizzazione fatte negli anni (ad esempio rifacimento di fognature, acquedotti, manti stradali, illuminazione pubblica).

Aspettiamo, per ora ci viene spacciata l’offerta ad alta banda quella delle chiavette internet o delle nostre vecchie linee adsl….

Articoli Correlati

Ma ci sarà mai la vera banda larga?

Da punto informatico che ha fatto un articolo veramente bello:

Roma – I principali operatori nazionali di telecomunicazioni, dopo aver di fatto rotto nel Comitato NGN, hanno raggiunto un accordo sul “modello strutturale di base per lo sviluppo di reti di nuova generazione”: lo ha comunicato il (vacante) Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso il Dipartimento delle comunicazioni.

Davanti al sottosegretario Paolo Romani si era nuovamente riunito il tavolo tecnico che chiamava gli operatori del settore ”ad effettuare i necessari approfondimenti tecnici, tecnologici, economici e finanziari” necessari ad “una più ampia e veloce diffusione delle Reti di accesso in fibra ottica”. Dopo una serie di annunci e speranze più o meno condivise, un primo passo sembra effettivamente essere stato compiuto: un accordo sul modello su cui basare lo sviluppo della nuova rete (cavidotti, fibre ottiche spente, collegamenti verticali, permutatori ottici e collegamenti ottici per stazioni radio base i sistemi sul tavolo) e che dovrà rappresentare “il punto di riferimento dell’attività che Governo, Enti locali e operatori prevedono di sviluppare congiuntamente”.

Secondo le indiscrezioni si dovrebbe trattare di un modello ibrido in cui si potranno usare (a discrezione degli operatori) sia la tecnologia Gpon ( fortemente voluta da Telecom Italia) sia quella point-to-point (preferita dagli OLO, la concorrenza), grazie all’impiego di un cavidotto in cui far transitare le fibre.

L’accordo rappresenta, spiega il sottosegretario Romani, un passo fondamentale “proprio nell’attuale situazione economica che impone ogni sforzo per fare scelte mirate su progetti di natura infrastrutturale capaci di dare un impulso serio e strutturato alle prospettive di sviluppo e crescita del Paese”.

Questo modello, spiega Romani, è volto “ad assicurare la massima armonizzazione con le infrastrutture esistenti”. A questo scopo, continua, verrà avviato, tramite una consultazione pubblica, “un veloce e accurato censimento delle infrastrutture in fibra ottica presenti nel Paese e dei relativi piani di investimento per lo sviluppo delle stesse nei prossimi tre anni. Questo atto è propedeutico all’identificazione delle aree oggetto di intervento secondo il modello su cui oggi è stato trovato l’accordo e a un celere e omogeneo sviluppo delle reti di nuova generazione sul territorio nazionale”.

Tutto pronto per partire dunque? Non proprio: “Tra due settimane sarà convocata la seconda riunione del Tavolo Governo Operatori con l’obiettivo di sancire i principi e le tappe necessarie per l’avvio concreto della partnership pubblico – privata che possa operare sulle infrastrutture passive necessarie alle reti di nuova generazione”, e la prossima settimana il Ministero dello Sviluppo Economico convocherà gli operatori medi e piccoli ai quali sarà presentato il nuovo modello (ma che avrebbero, secondo il sottosegretario, “già manifestato un concreto interesse a partecipare al progetto Italia digitale“). Sarà inoltre dato il via sempre questa settimana alla consultazione pubblica per il censimento della fibra e dei relativi piani di investimento per lo sviluppo delle stesse nei prossimi tre anni, atto “propedeutico all’identificazione delle aree oggetto di intervento secondo il modello su cui oggi è stato trovato l’accordo e a un celere e omogeneo sviluppo delle reti di nuova generazione sul territorio nazionale”.

Intanto l’Europa sta a guardare (ma non sta con le mani in mano): dovrebbe essere divulgata (attese per i primi giorni della settimana) la Raccomandazione Nga approvata in via definitiva dalle Commissione europea mercoledì, e presto sarà avviato Broadband Communication, il primo framework europeo a cui gli Stati membri dovranno attenersi per centrare gli obiettivi dell’Agenda digitale (che vorrebbe garantite connessioni a 30 Mbps per tutti i cittadini della UE e disponibilità di 100 Mbps in almeno il 50 per cento delle abitazioni) e del Piano pluriennale per la gestione dello spettro radio. A Bruxelles sono convinti che la competitività del Vecchio Continente dipenda anche dalle nuove tecnologie e, in particolare, da Internet. Interessanti sviluppi che da Roma dovranno osservare attentamente: verrà delineata in questa sede la cornice entro cui i regolatori nazionali dovranno iscrivere le proprie norme per la realizzazione e l’accesso alle nuove infrastrutture di rete. Il tutto nell’ottica della contrapposizione tra incumbent e OLOe della definizione di rispettive responsabilità e delle tariffe sulle nuove reti.

Claudio Tamburrino

Articoli Correlati

Banda larga? non ancora

Vi ricordate il discorso degli 800 milioni di euro riservati per la banda larga in Italia e annunciati in pompa magna come primo step di una nuova rete next generation?

Beh ne sono rimasti molto pochi…..

Che tristezza.

I dettagli qui:

Punto Informatico.

WebNews.

Articoli Correlati

Banda Larga? Non qui

Riportiamo un articolo da Dday:

Noi Italiani, dobbiamo ammetterlo, siamo un popolo che si lamenta spesso e volentieri. Non sempre, però, a torto: stando infatti alla classifica sulle velocità della rete stilata da Ookla, gestore dei famosi siti di test delle velocità di connessione SpeedTest.net e PingTest.net, il nostro Bel Paese si piazza al 61° posto della classifica mondiale, con 4,5 Mbps in download e 0.84 Mbps in upload di media. I dati, ovviamente, arrivano da tutti gli utenti che effettuano il test sui suddetti siti.

La situazione è ancora più sconfortante se si analizza la situazione generale: l’Italia risulta infatti essere il fanalino di coda dell’Europa, seguita solo dai paesi dell’ex area dei Balcani, peggio anche di Paesi come il Ghana, 42esimo con 6,28Mbit/s, e il Kirghizistan, 21esimo con 11Mbps. A onor del vero va detto che in questi Paesi la penetrazione di Internet non è certo una delle più elevate, quindi chi ha effettuato il test sarà qualche ricco fortunato.

Limitandoci a Paesi più “livellati”, però, le cose non vanno molto meglio: escludendo la Corea del Sud, prima con oltre 30Mbit/s, troviamo un quartetto tutto europeo composto da Lettonia, Olanda, Moldavia e Lituania, tutte sopra i 20 Mbit/s. E le altre? Ecco una piccola tabellina riassuntiva:

# Paese Velocità
1 Corea del Sud 31,47
8 Svezia 17,91
12 Portogallo 14,51
13 Germania 14,46
19 Francia 11,52
23 Finlandia 10,99
34 Regno Unito 7,71
45 Spagna 5,95
60 Maldive 4,52
61 Italia 4,52
62 Jamaica 4,41
160 Nepal 0,37

Se siete interessati alla classifica completa, potete consultarla direttamente sul sito di Ookla. Munitevi prima di un fazzoletto, però, perché c’è da piangere.

Casa che fra l’altro avevamo pubblicato già un po’ di tempo fa qui.

Sembra che siamo ulteriormente peggiorati!

Articoli Correlati

Cosa si intende per banda larga secondo gli USA nel 2010

Mentre noi speriamo di avere conenssioni internet che viaggino a qualche megabit (quando va bene) almeno nelle zone cittadine oppure più industrializzate (che comunque rimane un sogno…).. la Federal Communication Commission decide di alzare il limite minimo di quella che può essere definita una connessione a “banda larga”, preparandosi nei prossimi anni ad estendere tale limite a chi ne è attualmente sprovvisto.

Basandosi sugli studi sul comportamento e le aspettative dei netizen, la FCC dice di ritenere necessaria la definizione di uno standard broadband minimo di 4 Megabit in downstream e 1 Megabit in upstream. Il nuovo metro della banda larga statunitense va a sostituire quello precedente risalente al 1999, quando la commissione considerava 200 Kilobit al secondo una velocità sufficiente per applicazioni avanzate come le comunicazioni su VoIP.

Il rapporto lo trovate qui: Rapporto FCC banda larga 2010.

Articoli Correlati

Banda Larga: Novanta milioni di euro per la banda larga dall'Europa

Riporto integralmente dal sito dell’Unione Europea… sperando che un po’ alla volta anche da noi cambi qualcosa e che le promesse di banda larga non siano solo le chiavette o le adsl paventate come banda larghissima…

€90 million available for research in future internet to make Europe’s systems smart and efficient

(20/07/2010) The EU is investing in the future of the Internet to ensure it will be able to support increasing demands from citizens, businesses and governments. The European Commission today made available €90 million under the Future Internet Public-Private Partnership.

“Ultra fast internet holds the key to delivering sustainable economic and social benefits” Commissioner Neelie Kroes

Researchers from all parts of the Information and Communication Technologies (ICT) sector can apply for funding for projects in 2011. This research will focus on innovative internet applications to make infrastructures like health systems, energy grids or traffic management systems ‘smart’.

The €90 million are part of the €300 million from the EU research framework programme (FP7) that will be provided for this purpose over 2011-2013 (see IP/10/966 and MEMO/10/339) – with a further €300 million coming from industry. This complements the Commission’s €200 million yearly ICT support to ongoing research for internet technology. Under the Digital Agenda for Europe (see IP/10/581, MEMO/10/199 and MEMO/10/200 ), the Commission has committed to maintain the pace of yearly increases of the ICT research budget until 2013. The Digital Agenda also invites EU Member States to double annual total public spending on ICT research by 2020 to €11 billion.

Commission Vice-President for the Digital Agenda, Neelie Kroes, said: “Ultra fast internet holds the key to delivering sustainable economic and social benefits. Europe and its businesses should seize the opportunity to develop new technologies and applications that can increase tremendously the economic and social efficiency of processes we use every day.”

Internet data traffic is today growing by 60% every year. We already rely on the Internet to deliver many essential services. In the coming years we will depend on it for delivering a whole range of new services supporting policy objectives in climate change, mobility, energy saving, healthcare, governance etc.

The aim of the Future Internet Public-Private Partnership is to improve key ICT infrastructures of Europe’s economy and society by making them better able to process massive amounts of data coming from different sources. It should also render the Internet more reliable and secure to allow real time information to be processed into real time services.

Under the Future Internet Public-Private Partnership, €90 million of funding is available from the EU for 2011, with a further €210 million in 2012-2013. EU funding for the Future Internet PPP will go to strategic projects that link industry sectors across Europe to leverage advanced internet infrastructure and build innovative services. The call published today for 2011 seeks innovative projects integrating different industries to build on previous achievements and use the strengths of the public sector.

The Future Internet PPP aims to close the gap between research and innovation, and between technology supply and the user demand. To receive financial support, projects have to show commitment to the bigger picture. Phase one looks at integrating the underlying technology and developing use case scenarios; phase two looks at making available the future internet core platform, large scale trials and pilots; and phase three massively broadens the scope to large-scale trials with real applications. SMEs and user-driven innovation are expected to play a key role.

Until now, EU research funding in this field has been split between many different projects. The Future Internet PPP will focus the combined efforts of the European Commission, Member States and industry on a few innovation flagship projects to make Europe a leader in the research and roll-out of future innovative internet technologies needed to ‘smarten up’ infrastructures in areas affecting daily life like health, transport, and energy.

The Future Internet public-private partnership fits into the EU2020 strategy that sets out for a social market economy with a smart, sustainable and inclusive growth. The public-private partnership is part of the Digital Agenda for Europe’s efforts to deliver economic benefits from fast and ultrafast internet and interoperable applications. The PPP aims to support an internet-enabled service economy using so-called ‘cloud computing’ (i.e. computer services delivered over the internet) and a wealth of real world data.

Examples of existing EU smart network research

Smart systems are already being piloted in regions and cities throughout Europe. For example, the city of Santander, together with Telefonica, is establishing “Smart Santander”, a unique city-scale experimental research facility that supports internet applications and services for a smart city. More than 20,000 sensors and objects such as cameras will be connected to the internet for testing new ideas and new services for managing traffic, energy consumption and other services. This project has received €6 million from the EU and an extra €4 million from private investors.

The SmartTouch project in Finland is the EU’s largest project on testing Near Field Communication (NFC) technology, a wireless communication technology which enables data to be exchanged between devices over about a 10 centimeter distance. The project involved partners from different fields: technology and service producers, researchers and organizations setting up first pilots. Two years after the start of the project, the basis of NFC-enabled services has been laid. In addition to the usual payment and ticketing services, SmartTouch partners have also tackled access control, infotainment and entertainment services.

ICiNG, the Innovative Cities of the Next Generation, creates an integrating city that remains sensitive to the needs of its citizens to continuously improve their quality of life. The ICiNG city has a network of environmental sensors and points of interaction for the mobile devices of its citizens which leads to a reduction in response time of the public services.

The Commission wants governments and industry to work together so that European research focuses further on key internet technologies and their fast application to daily life. The Commission, as shown in the examples, is already funding research that is making the internet itself smarter, with €650 million invested in nearly 100 European projects under its ICT research programme for 2007-2013

Articoli Correlati

Fibra ottica in tutte le case: il monito di Assoprovider

Mi sembra giusto riportare il monito di Assoprovider sul recente annuncio congiunto di Wind, Vodafone e Fastweb.

Alla luce delle recenti dichiarazioni di FastWeb, Wind, Vodafone Assoprovider si pone degli interrogativi e segnala come sia sottile la linea che trasforma il progetto di una newcompany per lo sviluppo della rete a banda ‘ultralarga’da altamente auspicabile in altamente pericolosa.

Uno degli aspetti più importanti è come verrà garantito che l’utente finale non divenga “ostaggio” di prodotti e servizi decisi solo dai tre soggetti. Le unità immobiliari infatti potrebbero perdere ***OGNI*** possibilità di scegliere il fornitore anche al di fuori dei tre soggetti. Per superare in modo definitivo questo pericolo la soluzione è assegnare all’unita immobiliare il pieno controllo del mezzo trasmissivo ed in particolare per garantire l’indipendenza “reciproca” dei servizi è altamente auspicabile che il cablaggio passivo sia di tipo FTTH.

Meno di un anno fa’ abbiamo assistito a dichiarazioni entusiastiche da parte di Calabrò (Agcom) e Romani (Sviluppo Economico, delega Comunicazioni) sulla prospettiva di creazione di una newcompany per lo sviluppo della rete a banda ‘ultralarga’.

Di conseguenza prevediamo che al neonato consorzio verrà riservata una corsia preferenziale in termini di deregolamentazione, vincoli verso la concorrenza, finanziamenti pubblici etc etc. Ci ritroveremo così invece che con un monopolio come per la rete fissa, con un bell’oligopolio come per la rete mobile.

Non dimentichiamo che le basi per le NGN sono state finanziate e posate nel lontano 95/98 con il Progetto Socrate e in molte città sono state lasciate a marcire fino ad oggi.

Senza una regolamentazione opportuna sull’uso di cavidotti esistenti (leggi SOCRATE, ma non solo) ed anche su quelli costruendi il rischio è che l’operatore saturi volontariamente le risorse disponibili per impedire l’accesso ad altri operatori o per determinare a proprio piacimento il costo del transito per qualsiasi altro soggetto.

OGNI scavo su suolo pubblico è sempre un disagio della collettività indipendentemente da chi paga lo scavo (tecnicamente in economia si chiamano esternalità).

In conclusione il bisogno del nostro paese di infrastrutture a banda ultralarga NON PUO e NON DEVE essere l’occasione per rendere il futuro della collettività condizionabile da un gruppo ristretto e chiuso di operatori difficilmente descrivibili come benefattori del nostro paese, anche alla luce delle recenti vicende giudiziarie.

Articoli Correlati

Fibra ottica in tutte le case.

Dal sito dell’Ansa e poi ripreso da molti.

Una Societa’ della fibra che realizzi un’unica rete, in modalita’ punto su punto. Questo e’ il progetto presentato da Fastweb, Vodafone e Wind. Il piano, spiegano gli amministratori delegati delle tre societa’, si basa sulla copertura delle 15 maggiori citta’ (10 milioni di persone) entro 5 anni con un investimento di circa 2,5 miliardi di euro ripartito fra tutti gli operatori e le istituzioni coinvolte. La sperimentazione parte da Roma nell’area della Collina Fleming e portera’ a realizzare collegamenti in fibra ottica dalla centrale a circa 7mila abitazioni entro luglio 2010. In una successiva fase il piano, spiegano, potra’ essere esteso fino a coprire le citta’ con piu” di 20mila abitanti, raggiungendo il 50% della popolazione con un investimento totale di 8,5 miliardi di euro.

Speriamo che si possa estendere anche alle città con meno di 20.000 abitanti che sono quelle che ancora soffrono il digital divide. Comunque è una partenza.

Articoli Correlati