Banda larga lombarda: speriamo non sia solo una promessa elettorale

Il governatore uscente, Formigoni, ha presentato tre progetti realizzati con Governo e fondi europei.

Entro il 2012 praticamente la quasi totalità della Lombardia sarà collegata a banda larga ed entro il 2015 si prevede la banda ultralarga (almeno 20 mbps) per almeno il 50% della popolazione.

“La banda larga è uno strumento di competitività e modernità indispensabile per dei cittadini evoluti e avanzati come quelli di Regione Lombardia”, si legge in una dichiarazione di Formigoni pubblicata da ADN Kronos. Il Governatore ha aggiunto che la priorità andrà ai distretti industriali, e si è detto sicuro che entro due anni la Lombardia sarà “tra le pochissime regioni supereccellenti nel mondo, al pari di Finlandia, Giappone e qualche area degli Stati Uniti”.

Scusate ma sono un po’ scettico. Troppo spesso sento queste dichiarazioni pe runa zona oppure per un’altra e, come avete visto in altri articoli, ogni tanto faccio test presso i clienti (italiani). Per adesso ho visto solo promesse. Spero prima o poi di sbagliarmi

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Più del 60% degli italiani on line

Da un rapporto Audioweb, in collaborazione con la Doxa, sembra che gli italiani che hanno accesso alla rete sono più del  60% del totale, il 10% in più rispetto all’anno precedente. E molti di questi, quasi un 10% si collegano con il cellulare.

E’ un’ottima notizia, che ci fa recuperare verso gli altri paesi industrializzati ma, secondo noi, rimane ancora il problema della fruizione dei contenuti on-line, troppo spesso “maltrattati” da una banda ancora troppo stretta nella maggioranza dei casi (si veda un nostro articolo precedente sulla velocità media della rete italiana).

In sostanza si deve ancora fare di più e questo di più deve partire dai nostri gestori.

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Banda Larga?

Tratto dal sito www.speedtest.net dove ogni tanto testiamo la banda dei nostri clienti.

Questo dato è in tempo reale ad oggi.

Sono le classifiche di upload e download ordinate per velocità e per nazione. Da notare la posizione e la velocità dell’Italia. Ogni commento è superfluo.

Top Countries by Download Speed

* 1. 23.57 Mb/s Korea, Republic of
* 2. 17.15 Mb/s Japan
* 3. 17.15 Mb/s Aland Islands
* 4. 16.52 Mb/s Latvia
* 5. 15.06 Mb/s Romania
* 6. 14.66 Mb/s Lithuania
* 7. 14.56 Mb/s Sweden
* 8. 13.97 Mb/s Netherlands
* 9. 13.67 Mb/s Andorra
* 10. 13.64 Mb/s Bulgaria
* 11. 12.12 Mb/s Moldova, Republic of
* 12. 10.60 Mb/s Hong Kong
* 13. 10.51 Mb/s Portugal
* 14. 10.17 Mb/s Slovakia
* 46. 5.01 Mb/s Italy

Top Countries by Upload Speed

* 1. 9.42 Mb/s Lithuania
* 2. 8.37 Mb/s Japan
* 3. 6.86 Mb/s Aland Islands
* 4. 6.58 Mb/s Latvia
* 5. 6.26 Mb/s Bulgaria
* 6. 5.73 Mb/s Hong Kong
* 7. 5.65 Mb/s Andorra
* 8. 5.57 Mb/s Romania
* 9. 5.39 Mb/s Sweden
* 10. 5.22 Mb/s Slovenia
* 11. 4.82 Mb/s Russian Federation
* 12. 3.59 Mb/s Moldova, Republic of
* 13. 3.44 Mb/s Netherlands
* 14. 3.42 Mb/s Ukraine
* 77. 0.60 Mb/s Italy

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I costi della banda larga mancata

Artcolo tratto da saperi.forumpa.it.

Intervista a  Francesco Sacco manager director di EntER – Centre for research on Entrepreneurship and Entrepreneurs e professore dell’università Bocconi.

I benefici degli investimenti in infrastrutture a banda larga – come dimostrato dalle ricerche – non sono limitati al settore delle telecomunicazioni e determinano esternalità positive. Gli effetti non “lineari” e fortemente influenzati dal contesto tecnologico di sfondo degli investimenti in telecomunicazioni – sottolinea il professor Francesco Sacco – sono maggiori e sempre più positivi laddove la diffusione della tecnologia raggiunge la massa critica, a mò di servizio universale.
Tra le analisi sul tema quella di Ford & Koutsky studia l’impatto del broadband sullo sviluppo economico – derivante da ingenti investimenti in BroadBand (principalmente fibra) – di Lake County, una piccola comunità della Florida. Confrontando Lake County con comunità simili per molteplici caratteristiche e per la medesima situazione economica iniziale, gli autori hanno stimato una crescita pari al doppio del tasso delle contee appartenenti al gruppo di controllo.
Altre ricerche realizzate sempre negli Stati Uniti hanno dimostrato come l’impatto del broadband generi una rapida crescita in vero settori:

  • Occupazione (+1,5%)
  • Salari (impatto positivo ma non statisticamente misurabile)
  • Crescita del numero di attività economiche (+0,5%)
  • Crescita di attività economiche nel settore IT (+0,5%)
  • Aumento del valore degli immobili

Questi dati sono confermati anche da ricerche condotte in Europa e in altri Paesi, con una certa omogeneità dei riscontri:

  • Il broadband e l’ultrabroadband hanno un impatto positivo sull’economia
  • L’impatto è più forte dove l’ecosistema ICT è più forte
  • Se l’innovazione accelera, l’impatto aumenta
  • L’impatto cambia quando cambia la base degli utenti
  • Stimoli alla domanda
  • Transizione demografica

La situazione italiana
Alla luce di questo scenario, la situazione italiana appare ancora più drammatica anche se il dato comunque positivo è che, a proposito degli 800 milioni stanziati per l’abbattimento del digital divide e poi congelati,  c’è stato un forte movimento di protesta online e sulla stampa. Come a dire, bastonati ma vivi. “Sarei comunque ottimista: il dibattito scatenato intorno a quest’annuncio è tale da non poter ignorato e sono sicuro che qualcosa accadrà presto“, aggiunge il professore. E se l’uscita dal limbo dell’indeterminazione è un fatto confortante, non sono, però, chiare le mosse future né la strategia di sviluppo delle infrastrutture a banda larga. Sul tema si sono levate opinioni in controtendenza, come quelle che si chiedono come mai le aziende ICT non siano in grado di competere proponendo piani di sviluppo che non poggino sull’aiuto dello Stato. <<In realtà è una somma di problemi – afferma il professor Sacco – quando parliamo di network facciamo riferimento a investimenti di entità molto importanti, ma l’Italia è un paese di “straccioni”>>.
Il secondo tema cruciale è di carattere regolamentare: chi investe tanti soldi, vuole farlo in un clima di chiarezza per quanto riguarda le regole. Deve calcolare i suoi ritorni sugli investimenti e poterlo fare in un arco temporale molto ampio, parliamo di almeno 20 anni. In questo momento le regole non sono chiare né a livello europeo né a quello italiano. “Il punto è – riprende Sacco – che non si sa se e a quali condizioni dare accesso all’infrastruttura in fibra anche ai concorrenti dell’ex monopolista. Questi non sono aspetti marginali e anzi aprono molto il tema poiché prima di mettere sul tavolo 10 miliardi bisogna farlo all’interno di regole chiare”.
L’altro problema è che ci sono diversi modi per realizzare la rete, ma tutti prevedono il riutilizzo dell’infrastruttura Telecom Italia, soprattutto il famigerato ultimo miglio. Inoltre, circa il 60-70% dei costi di infrastrutturazione riguardano opere civili e in parte possono essere abbattuti riutilizzando i cavidotti di Telcom Italia e realizzando i lavori assieme alle opere civili. La collaborazione della pubblica amministrazione è fondamentale per abbattere i costi. La rete a banda larga di MetroWeb, ad esempio, è stata fatta parallelamente al rifacimento dell’illuminazione stradale di Milano, razionalizzando l’investimento e abbattendone i costi.

Ipotizzando l’immediata disponibilità dei fondi previsti nel piano per lo sviluppo della banda larga del viceministro dello Sviluppo, Paolo Romani, il cosiddetto Piano Romani, non sarebbe comunque chiaro come investirli e secondo quale strategia. Il rischio di ritrovarsi tempestati dalle ennesime macchie di leopardo è, quindi, consistente. Il professor Sacco ipotizza per l’Italia uno scenario simile a quello della Svezia: una sorta di patchwork con alcune aree maggiori cablate e altre raggiunte con tecnologie diverse. “In Italia saranno le amministrazioni locali a provvedere: regioni, province, comuni”. Il punto è che, spesso, in queste realtà locali atomizzate manca l’alfabetizzazione necessaria a poter comporre una pianificazione lungimirante e fondata sulla conoscenza della materia.

Riguardo all’annuncio di Brunetta di rendere disponibili per tutti 2 Mega di banda per la navigazione, il professore commenta pragmaticamente: “se parliamo di posti remoti meglio 2 Mb che niente, con questa banda è comunque possibile fare ip-television e video conferenze”

Ma se questa è la soglia-obiettivo minima, in un contesto mondiale dove ci sono popolazioni che hanno una disponibilità di banda di 100 Mb come il Giappone, come è possibile reperire i fondi per fare di più?
“La Cassa Depositi e Prestiti ha soldi da investire in questo campo, così come le fondazioni bancarie. E’ importante però che ci sia chiarezza sulla natura e le caratteristiche con cui si realizzerà la rete. E’ un tema estremante caldo anche perché l’impatto sull’economia italiana sarà notevole. I soldi sono pochi, ma se li investiamo in infrastrutture totalmente inutili (per chi? n.d.r.) come il Ponte sullo Stretto di Messina, stiamo facendo un errore drammatico perché al di là delle nostre scelte politiche c’è un elemento incontrovertibile: che ci piaccia o no dobbiamo confrontarci con realtà come la Corea  la Finlandia, la Svezia che stanno puntando e hanno quasi raggiunto il 100% della copertura della popolazione. In questi Paesi il tasso di utilizzo del broadband è enorme, quotidiano e per tutta la popolazione.
Noi dovremmo competere, o quantomeno essere in grado di comunicare con loro”.

Insomma è una deriva dei continenti postmoderna e digitale, due i mondi che si aprono e si allontanano: uno in cui le informazioni e le transazioni viaggeranno a velocità esponenziale, l’altro condannato a rincorre e ad ingoiare polvere binaria.
Noi, non contenti di chiudere il gruppo degli inseguitori dei grandi player economici, non sembriamo affannarci più di tanto, convinti che, alla peggio, per unire questi mondi basterà un ponte, non digitale ma sullo stretto di Messina.

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Banda larga per le zone rurali. 154 milioni di euro a disposizione.

Articolo tratto da una comunicazione del ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

“Sono molto soddisfatto – ha dichiarato il Ministro Zaia – di poter contribuire all’abbattimento del divario digitale nelle aree più marginali del nostro Paese, dove le condizioni geo-morfologiche particolarmente difficili, l’eccessiva dispersione della popolazione ed i costi di infrastrutturazione troppo elevati, costituiscono un oggettivo ostacolo alla diffusione, in maniera uniforme, della banda larga e delle più moderne tecnologie di telecomunicazione”.

Anche le aree rurali italiane potranno presto contare su servizi internet ad alta velocità, grazie al progetto «Banda larga nelle aree rurali», predisposto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e notificato nei giorni scorsi alla Direzione Concorrenza della Commissione Europea.

Il progetto, cui sono destinati oltre 154 milioni di euro, sarà cofinanziato dall’Unione europea e realizzato nell’ambito dei Programmi regionali di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013.
In risposta all’obiettivo comunitario che prevede l’estensione della rete internet ad alta velocità a tutti i cittadini entro il 2010 e, quindi, il superamento del divario digitale infrastrutturale presente nei territori rurali, il Mipaaf ha promosso l’inserimento nel Piano Strategico Nazionale per lo sviluppo rurale e nei PSR regionali, di una misura di intervento «ad hoc», destinata alle aree rurali più marginali, definite anche a fallimento di mercato (con una densità di popolazione inferiore ai 150 abitanti per chilometro quadrato), vale a dire quelle dove nessun operatore troverebbe conveniente investire, data la scarsa possibilità di recuperare gli investimenti realizzati a seguito del limitato numero di clienti.
A questo proposito, sono state utilizzate le risorse finanziarie straordinarie messe a disposizione dall’Unione Europea attraverso il cosiddetto Piano di ripresa economica (European Economic Recovery Plan), corrispondenti a circa 93 milioni di euro, cui si sono aggiunti circa 61 milioni di euro di cofinanziamento nazionale, per un ammontare complessivo di oltre 154 milioni di euro.

“Internet veloce – ha aggiunto il Ministro – è ormai diventato uno strumento imprescindibile per la crescita, la diversificazione e lo sviluppo delle economie delle aree rurali, e per la riduzione dell’isolamento fisico e geografico delle popolazioni residenti in queste zone”.
Il progetto, condiviso con tutte le Regioni, è stato pensato in sinergia e complementarietà rispetto al più vasto Piano Nazionale di abbattimento del digital divide, noto anche come Piano Romani, predisposto dal Ministero dello Sviluppo Economico.
“Il mio auspicio – ha concluso Zaia – è che tali interventi costituiscano soltanto l’avvio del più ampio ed ambizioso programma, senza la cui realizzazione, gli stessi interventi rurali che abbiamo fortemente voluto, perderebbero di efficacia”.

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LETTERA APERTA AL GOVERNO PER LO SBLOCCO DEI FONDI DESTINATI ALLO SVILUPPO DELLA BANDA LARGA

Da svariati blog troviamo questo che volentieri riportiamo anche noi.

Illustre Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi,
Illustre Ministro dello sviluppo economico, On. Claudio Scajola
Illustre Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, dott. Luca Zaia
Illustre Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, On. Renato Brunetta
Illustre Ministro della Gioventù, On. Giorgia Meloni
Illustre Vice Ministro dello Sviluppo Economico, On. Paolo Romani
Illustre Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dott. Gianni Letta

A nome delle Associazioni che riuniscono le principali aziende attive nell’Information and Communication Technology, pubblicità e comunicazione, editoria operanti sul mercato italiano e di alcune tra le più importanti Associazioni consumatori si rappresenta l’esigenza di considerare l’importanza di una rapida approvazione da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica delle risorse previste dalla Legge 18 giugno 2009, n. 69, pari a 800 milioni di euro per gli investimenti finalizzati allo sviluppo della banda larga nel nostro Paese.

Da notizie pubblicate sulla stampa, infatti, sembrerebbe che, in relazione alla contingenza economica, il Governo non abbia ancora definito la tempistica per portare all’approvazione del CIPE i predetti fondi fino a che, anche a seguito degli interventi “straordinari” previsti per la superare la crisi, non si possa procedere con maggiore tranquillità attraverso politiche di sviluppo.

Si è concluso proprio l’altro giorno lo IAB Forum, la più importante manifestazione italiana relativa alla comunicazione interattiva, nel quale – di fronte a circa 8.000 persone – il mondo dell’industria e dell’economia, insieme alla comunità scientifica ed alla rappresentanza dei consumatori, hanno ribadito con forza come anche il nostro Paese debba puntare sull’innovazione tecnologica delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e delle famiglie per uscire dalla situazione attuale ed avviare un rapido rilancio della nostra economia e dell’occupazione, accelerando l’uscita dalla crisi.

Il Governo ha sempre ribadito l’importanza del superamento del digital divide – tramite investimenti in nuove tecnologie e sviluppo della banda larga – come volano per il rilancio della competitività per le PMI italiane, l’avvicinamento della Pubblica Amministrazione ai cittadini e la creazione di posti e opportunità di lavoro. La banda larga oggi non è un’opzione facoltativa ma un’infrastruttura necessaria per lo sviluppo economico, sociale e culturale del Paese.

E’ indispensabile che l’Italia non perda altro tempo e prenda decisioni, come stanno facendo altri Paesi europei, con prospettive di medio-lungo termine affinché possa restare uno dei player principali delle economie avanzate.

Milano, 9 novembre 2009

Presidente Layla Pavone – IAB Italia
Presidente Stefano Pileri – Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici
Presidente Carlo Poss – Fcp-Assointernet
Presidente Lorenzo Sassoli de Bianchi – Upa
Presidente Diego Masi – Assocomunicazione
Presidente Furio Garbagnati – Assorel
Presidente Elserino Piol – Fedoweb
Segretario Generale Thalita Malagò – AESVI
Presidente Paolo Martinello – Altroconsumo
Segretario Generale Paolo Landi – Adiconsum
Segretario Generale Teresa Petrangolini – Cittadinanzattiva
Presidente Nazionale Giovanni Ferrari – La Casa del Consumatore

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Stop alla banda larga. C'e' la crisi.

Leggo da molti giornali: Il progetto banda larga (20 mbit contro i 50-100 tedeschi e francesi) si finanzierà (forse) solo alla fine della crisi economica.

Gli 800 milioni previsti su 1.14 miliardi non arriveranno. L’investimento sul futuro dell’Italia è rimandato. Rimaniamo con le nostre aziende che resteranno sempre più indietro rispetto alle colleghe europee.

Direi che i commenti a questa notizia sono superflui.

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