Risk Analysis

Da un estratto di un nostro documento per spiegare questa attività. Penso possa essere utile a molti.

Nelle realtà aziendali esistono innumerevoli contenitori di dati da cui si estraggono informazioni utili alla conoscenza del proprio business.
Questa frase contiene in sé il perché dell’analisi del rischio all’interno di una azienda.

Abbiamo dati in molteplici forme: cartacei, fogli excel, svariati databases, documenti informatici. Sono Fatti ed Oggetti. Da soli servono poco o nulla ma devono essere comunque gestiti.
Dai dati estraiamo informazioni correlandoli in configurazioni significative per la nostra attività.
La conoscenza è l’applicazione e l’uso produttivo dell’informazione.
Sono “oggetti” che quindi vanno preservati per la continuità dell’azienda.

Per tali motivi è necessario quindi analizzare l’intera azienda per scoprire dove sono questi “oggetti” e come preservali in caso di “disastri”.

Questo è l’oggetto della Risk Analysis:

  1. Fornire informazioni al management aziendale
  2. Verificare il rispetto di leggi e regolamenti
  3. Ridurre le perdite provocate dalle minacce

Gli obiettivi della Risk Analysis sono soprattutto:

  1. Determinare quali beni aziendali sono critici (e rientrano anche i beni o asset intangibili come la conoscenza e l’informazione)
  2. Identificare le minacce possibili
  3. Determinarne le criticità e le vulnerabilità
  4. Calcolare in maniera scientifica le perdite previste in caso di incidente
  5. Valutare le azioni e le contromisure da mettere in campo
  6. Mettere in campo le azioni correttive
  7. Periodicamente effettuare una nuova risk analysis

E’ un processo ciclico da effettuare con svariate metodologie:

  1. quantitative per dare un valore certo dei rischi, sono più costose e complesse ma alla lunga danno un vantaggio, sono ripetibili e confrontabili
  2. qualitative quando i beni o i dati non sono facilmente valutabili in termini economici (es quando un incidente causa perdita di immagine).

I passi sono abbastanza semplici da descrivere:

  1. identificare gli asset aziendali tangibili e intangibili determinandone i valori , la criticità la proprietà e la localizzazione
  2. Identificare le minacce distinguendo tra eventi naturali (es incendio) ed umani (furto di dati, abuso di privilegi) o tecniche (guasto hardware, guasto software) e facendo una stima della loro frequenza di accadimento
  3. Identificare le contromisure esistenti  (antivirus, ridondanza, condizionamento, antifurto, backup, controllo accessi)
  4. Identificare le vulnerabilità
  5. Calcolare il valore delle perdite stimate con funzioni matematiche ad hoc oppure con matrici di probabilità: Questo Ë il rischio

Una volta calcolato il rischio totale si mettono in pratica azioni correttive volte a eliminarlo, abbassarlo, oppure trasferirlo (assicurazione).

A questo punto si entra nella gestione del rischio vero e proprio in cui si mettono in pratica una serie di metodologie organizzative e tecnologiche massimizzando il rapporto Costo/beneficio in quanto la gestione del rischio ha benefici ma anche costi quali:

  1. Costi di investimento
  2. Costi di Implementazione delle contromisure
  3. Costi operativi e di manutenzione
  4. Costi diretti e indiretti.

Il ritorno dell’investimento per la riduzione del rischio è comunque positivo se il processo è eseguito correttamente: ci sono dei benefici economici in quanto perdo meno tempo (es, quanto costa ricostruire un sistema gestionale partendo dalle copie cartacee?), benefici non economici come una migliore gestione, una maggiore consapevolezza, un livello di integrità dei dati migliorato.

In definitiva, uno studio di risk management ha l’obiettivo di presentare al management aziendale le contromisure necessarie alla riduzione del rischi e comprende:

  1. Il risultato della Risk Analysis
  2. Gli scenari delle minacce e vulnerabilità
  3. I risultati secondo l’analisi costi/benefici
  4. Le contromisure da adottare.

In sostanza dire che serve assolutamente un doppio ced, oppure una rete dati completamente ridondata, un certo sistema di replica delle informazioni senza avere fatto una seria analisi sia dei costi che dei benefici attesi  è assolutamente priva di significato. Di volta in volta le soluzioni possono essere diverse a seconda dell’azienda.

Sicurezza e valore dei dati

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Datawarehouse e Business Intelligence: Strumenti open source per soluzioni enterprise

In un precedente articolo abbiamo dato la classica definizione di data warehouse (l’articolo può essere letto qui).

Ora vediamo quali sono gli strumenti che si possono usare seguendo ovviamente una logica open source come da nostra prassi:

  1. Una buona conoscenza di cosa è e cosa non è un datawarehouse;
  2. Un buon database server;
  3. Una buona suite di Business Intelligence (BI nel seguito) per poter estrapolare informazioni dai dati contenuti nel data warehouse costruito;

Per quanto riguarda il punto 1 non c’e’ che un percorso: documentarsi in rete, leggere e studiare qualche buon libro teorico, sperimentare alcuni piccoli progetti di prova. Un percorso lungo che pero’ ne vale la pena se si vuole lavorare nel settore.

Per quanto riguarda il punto due le alternative open source da tenere in considerazione, ovviamente a mio parere, sono soprattutto due: Mysql e Postgresql. Nei nostri progetti scegliamo spesso Mysql ma non in modo esclusivo.

Per quanto riguarda il punto 3 da tempo abbiamo scelto la piattaforma Open Source  di Pentaho (esiste anche la versione commerciale). E nel seguito vediamo anche il perchè.

La piattaforma pentaho integra tutta una serie di prodotti utili per la costruzione di un sistema completo di BI:

  1. Mondrian: il motore Olap;
  2. Kettle: lo strumento ETL;
  3. Report Designer:tool visuale per creare analisi e report;
  4. Weka: il tool per le analisi di data mining;
  5. Dashboards: per creare cruscotti aziendali si semplice e immediato uso;
  6. Il server vero e proprio.

Il server pentaho, cuore del motore, puo’ essere eseguito dentro un web server Java EE compliant quale Apache Tomcat oppure Jboss. Questo componente provvede a garantire i servizi di scheduling, sicurezza, integrazione, navigazione dei contenuti, invio di e-mail e molto altro.

Il sistema è abbastanza semplice da installare e da provare sugli ambineti più comuni quali Microsoft Windows, Linux, Mac OS X avendo la pazienda di scaricare  molte decine di megabyte dal sito di pentaho oppure dal classico Sourceforge.

In un prossimo articolo vedremo come installare il server e gli altri applicativi necessari al progetto. Per adesso se volete provare installate il server e visualizzate gli esempi che vengono installati con essi.

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Mysql Versus MS SQL Server

Da utilizzatore di Database (anche programmatore molto spesso) mi sono imbattuto su questo articolo, di parte certo, che pero’ nell’esperienza nei diversi database che ho mi sembra ben fatto.

E’ molto tecnico, è in inglese ma, a fronte dei costi di soluzioni open source (attenzione che non vuol dire aggratis!!!!) in tempi in cui le aziende hanno bisogno di soluzioni valide ma comunque “economiche”, una lettura va fatta.

E poi non dimentichiamo che il database server Mysql è usato in moltissime applicazioni proprio per le sue caratteristiche di semplicità e di performance. Da alcuen versioni fa all’attuale poi ha introdotto anche le transazioni, i cluster e molto altro che lo stanno portando un po’ fuori da quell’ambiente di smanettoni a cui era relegato fino a poco tempo. Resta comunque un’ombra, che spero si dipani presto, sulla possibile futura licenza di Mysql dopo l’acquisizione avvenuta da Sun e poi quest’ultima acquisita da Oracle.

Comunque buona lettura.

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