ICT in Italia

Per riprendere la discussione sulle cause del ritardo tecnologico in Italia e della mancanza di competitività, vi riporto alcuni dati trovati in un rapporto in un sito del Governo Italiano.

Utilizzatori di Internet:

Indicatori Italia Francia Germania Spagna Regno Unito
Donne Online 32% 64% 71% 53% 66%
Ragazzi 16-24 online 91% 92% 97% 90% 96%
Adulti 55-74 online 13% 36% 38% 15% 44%
Utenti B2C online 7% 28% 63% 40% 49%

Mi sembra non ci sia nulla da commentare su questi numeri.

Ma continuiamo con altri indicatori:

Descrizione 2008 EU27 (2008) Ranking
Copertura DSL (in percentuale della popolazione) 95,0 91,4 12
Diffusione della banda larga (in percentuale della  popolazione) 19,0 22,9 16
Velocità di connessione (% contratti con velocità superiore 2 Mbps) 67,4 52,5 11
% famiglie connesse ad Internet 47 60 21
% damiglie con connessione a banda larga 31 49 24
% aziende con accesso a banda larga 81 81 14
% popolazione che utilizza frequentemente internet (ogni giorno o quasi) 35 43 19
% servizi pubblici base ai cittadini interamente disponibili online 58(2007) 51 9
% servizi pubblici base alle imprese interamente disponibili online 88(2007 72 manca
% di imprese che vendono online 3 16 24
% popolazione che utilizza servizi di e-Governement 15 (era 17 nel 2007) 28 23
% imprese che utilizza servizi di e-Governement 82 (era 87 nel 2006) 68 9
% imprese che acquistano online 12 28 18

Sono dati sconfortanti.

Leggendo i numeri poi si vede uno scollamento impressionante tra offerta pubblica e effettivo utilizzo: a fronte di percentuali alte di servizi offerti dalle istituzioni (fra i più alti in Europa) emerge in fatto che siamo tra le nazioni che li utilizzano meno. Quindi: o i servizi sono inutili (soldi pubblici spesi per niente) oppure non si è informati, oppure sono servizi che non servono o scarsamente fruibili.

Sono dati che dovrebbero essere ben presi in considerazione.

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Formazione continua per gli Ingegneri

Mi era sfuggito ai suoi tempi e lo rileggo su Fidest

Venezia Gli Ingegneri veneziani lanciano lo sprint per la formazione continua. L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Venezia ha infatti varato, primo in Italia, un nuovo progetto rivolto agli iscritti all’Albo, anticipando le indicazioni in merito presenti in tutte le proposte di riforma della professione.  Il Consiglio dell’Ordine ha approvato un innovativo Regolamento che darà vita al progetto di formazione permanente obbligatoria e certificazione degli iscritti. Il progetto – che verrà illustrato al 55° Congresso Nazionale degli Ordini degli Ingegneri che si terrà a Torino – è già in fase di studio per l’adozione anche a livello nazionale.  Il percorso pilota dell’Ordine Veneziano – che conta 2.245 iscritti – prenderà il via in forma sperimentale da gennaio 2011 per un triennio, dopodiché dovrebbe entrare a regime per tutti gli Ordini degli Ingegneri delle province italiane.
Il percorso di formazione permanente obbligatoria garantirà agli iscritti all’Albo l’acquisizione di crediti formativi professionali progressivi (per un minimo sperimentale di 2 crediti annuali). Le attività proposte – ove possibile a livello gratuito – verranno stabilite dal Consiglio dell’Ordine e attuate dalla Fondazione degli Ingegneri veneziani (la struttura formativa dedicata) e comprenderanno corsi di aggiornamento e master (anche con percorsi telematici), seminari, convegni, giornate di studio e tavole rotonde.Il periodo di valutazione della formazione permanente di ogni iscritto avrà durata triennale e sarà certificato da una apposita commissione.

Ottimo, riprende quello che dicevamo sul post precedente. Qui si legge il regolamento.

Conoscendo l’Ordine spero vivamente una cosa: Ingegneria deve essere anche Ingegneria dell’Informazione. Troppo spesso bistrattata. Troppo spesso non considerata. Non è polemica. Se siete iscritti a questo Ordine, andate a vedere nei bollettini, nelle newsletter, nei siti e contate quante iniziative sono rivolte agli Ingegneri del terzo settore e agli Ingegneri dell’Informazione in particolare. Questo fortunatamente, con questo regolamento dovrebbe cambiare.

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Calo della produttività: pochi investimenti in ICT

La produttività del lavoro italiano arranca: negli ultimi 30 anni è cresciuta a una media annua dell’1,2% e già nell’ultimo decennio il suo valore è risultato negativo dello 0,5%. Ma nel periodo 2007-2009, pur in presenza di una sensibile caduta del monte ore lavorato, la produttività ha fatto registrare un vero e proprio crollo: -2,7 per cento in media d’anno. Lo rileva l’Istat che oggi ha reso note le serie storiche riferite a diverse misure di produttività per gli anni 1980-2009.

Questo è quanto si legge dal sito de “Il Sole 24 ore” e in molti altri titoli.

E’ interessante un articolo, pubblicato sul quotidiano cartaceo, in cui si fanno domande a Gian Maria Gros Pietro su questo argomento. L’intervista termina affermando che, considerando il trend c’è almeno un fattore che ha contribuito alla bassa crescita del valore aggiunto: il contributo fornito alla crescita dall’Information and Communication Technology è stato praticamente nullo, pur trattandosi di una tecnologia molto pervasiva.

In sostanza è quello che abbiamo ribadito più volte su questo blog: le aziende italiane non utilizzano gli strumenti messi a disposizione dall’Information Technology. E’ vero, siamo la popolazione con più telefonini e molto avanzati, il computer è spesso nelle nostre aziende e nelle nostre case, ma siamo ancora degli analfabeti. Molto spesso ci sentiamo dire: questo lavoro me l’ho fa tizio a metà del prezzo che mi fate voi. Oppure: No guardi la nostra azienda non ha bisogno di quel servizio, abbiamo gia’ il nostro gestionale che fa tutto. E tante risposte simili.

Il problema vero, a monte di tutto secondo noi è un altro: nella maggioranza degli imprenditori mancano competenze manageriali vere, nel senso che spesso non riescono a delegare a persone valide funzioni di ICT management in quanto loro stessi non capiscono bene cos’è, viene visto come un costo e non un investimento.

La soluzione dovrebbe partire (qualcosa si è già fatto per la verità) da un processo di informazione a cura delle associazioni di categoria per spiegare cosa è l’ICT e come puo’ servire anche in una azienda piccola. E soprattutto, continuiamo a ripetere, ci sono problemi di budget? Perchè non ricorrere a soluzioni Open Source per qualche progetto?

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