Sanità Elettronica su Novà del Sole 24 Ore

L'importante è che se ne parli. Dopo l'allarme lanciato dal presidente dell'Autorità Garante sulla Privacy di cui abbiamo parlato su un precedente post, oggi Novà del Sole24Ore dedica ampio spazio alla discussione sulla Sanità Digitale con questo articolo che riportiamo.
La speranza è che questi siano i primi passi verso l'inizio di una discussione mediatica che traini quella normativa.
 

La spesa complessiva in informatica e tecnologie (Ict) per la sanità è di 1,3 miliardi di euro, pari a circa l'1,1% del costo totale. Fanno 22 euro per abitante. Poco, sostiene l'Osservatorio Ict in Sanità nel 2012 della School of Management del Politecnico di Milano in un rapporto che verrà diffuso martedì. Poco, se si considerano altri paesi con sistemi sanitari confrontabili. Molto se si considera che dal 2005 al 2011 quella sanitaria è l'unica voce di spesa in Ict che cresce rispetto a tutta la pa. Eppure, anche questi investimenti potrebbero essere a rischio. «Effettuare tagli al sistema sanitario italiano non è facile», si legge nel rapporto. «Esiste una sola leva che potrà consentire di conciliare in futuro la qualità del servizio e il controllo della spesa: l'innovazione, che nelle nuove tecnologie, e in particolare nel virtual health, trova un suo driver fondamentale».

Dentro virtual health o e-health ci sono tecnologie e servizi, soluzioni per la medicina sul territorio, monitoraggio, prevenzione e cura a distanza per ridurre i costi della gestione dell'ospedalizzazione, in particolare della popolazione anziana e dei cronici. L'esigenza è spostare l'assistenza dall'ospedale verso il territorio, diminuendo in modo rilevante la degenza e i costi di assistenza. L'area del Long Term Care è infatti tra quelle che maggiormente preoccupa chi deve far quadrare i conti della sanità. «L'opportunità di introduzione di innovazione in queste aree è oggi enorme – commenta Mario Salerno di Fondazione Filarete -. Senza dimenticare le possibilità fornite dalla disponibilità di enormi quantità di dati il cui utilizzo può avere impatti significativi su analisi epidemiologiche e sulla gestione della salute pubblica»,. Il solo effetto della deospedalizzazione, ad esempio, può valere oltre tre miliardi di euro l'anno. Confindustria l'anno scorso ha calcolato che la telemedicina, da sola, farebbe risparmiare 7,3 miliardi, ricetta digitale e fascicolo sanitario congelerebbero a loro volta altri quattro miliardi.

«Potremmo assistere alla tempesta perfetta, a una singularity tecnologica che vede l'healthcare da un lato e digitale e internet delle cose dall'altro convergere e alimentarsi a vicenda», spiega Leandro Agrò, global director user experience di Publicis Healthware International, azienda che offre servizi di consulenza strategica e comunicazione digitale in ambito healthcare. Paradossalmente la sanità che ha conosciuto per ultima il web lo cavalcherà meglio di editori, banche e telco. Negli Stati Uniti otto medici su dieci posseggono un tablet e lo usano per il loro lavoro. Esistono tra i sei e sette braccialetti che monitorano pressione, battito cardiaco, temperatura, di poche decine di dollari. Diverse centinaia di applicazioni per smartphone che ci monitorano ogni singolo istante della nostra vita. Il processo a cui stiamo assistendo parte dall'accesso all'informazione medica, oggi democratizzato dalla vastità di opportunità disponibili in rete. Ma prosegue cavalcando devices di monitoraggio nati per il wellness che si stanno sempre più integrando con profili medici, e da lì risale verso un futuro di autodiagnosi e autocura. Leandro Agrò sintetizza questo fenomeno con 'consumerizzazione dell'healthcare'. E si spinge oltre. I prossimi tre step sono informazione (epatients), monitoraggio (self tracking), autodiagnosi (Ai), autocura. Oggi, si legge in un Whitepaper di prossima pubblicazione, saremmo solo alla prima fase, quella degli epatients.

In Italia sull'onda del britannico Patience Opinion e dello statunitense Patientslikeme già da qualche anno è attivo Patienti.it, fondato da una giovane medico, Linnea Passaler. «I pazienti che mi arrivavano ‐ ricorda – spesso erano all'oscuro di informazioni fondamentali per la loro salute. Se avessero scelto con più cura dove affidarsi avrebbero avuto esiti diversi. Da qui è nata la voglia di dare un servizio che permettesse a chiunque, anche a chi non avesse conoscenze di medici, di informarsi e di scegliere consapevolmente». Pazienti.it oggi raccoglie migliaia di informazioni, recensioni, dati su tutte le strutture sanitarie italiane. Informazioni che continuano ad aumentare, eppure, il dialogo tra tecnologi, medici e istituzioni è tutt'altro che sereno, almeno in Italia. I pazienti, spiega la Passaler, diventano sempre più consumatori di salute, «pretendono più servizi, più qualità a costi più bassi. La medicina è invece ancora arroccata su posizioni molto paternalistiche, si mette poco in discussione; il sistema sanitario è basato su diritti acquisiti che riteniamo sacrosanti ma che diventano sempre più difficili da garantire con il prolungarsi dell'età». Queste due istanze apparentemente opposte producono attriti fortissimi.

L'altro terreno scivolosissimo è quello della privacy e del trattamento dei dati sensibili soprattutto se riferiti alla salute. Questi servizi innovativi in rete, lamentano i tecnologi, sono ostacolati da normative che rendono impossibile sbloccare le potenzialità di questo strumento. All'estero ci sono certamente meno limitazioni e forse anche per questo si sta sviluppando rapidamente la geomedicina, ovvero il posizionamento dei dati medicali sulla mappe per analizzarli alla luce del contesto. Così come le ricerca collaborativa attraverso gli open data delle università. Quest'anno scadranno importanti brevetti per Big Pharma. Le grandi del farmaco hanno iniziato a guardare in basso, al digitale, a vendere prodotto (farmaco) e servizio. Come? Tenendo d'occhio quel mondo di startup della salute che sta partendo. Nell'ultimo anno Rock Health, un acceleratore di seed capital ha finanziato ben 15 startup attive su mobile e web applicazioni. Anche qui da noi il biomedicale produce idee. Ogni mese Fondazione Filarete presenta e lancia startup attive nel settore biomedicale. All'ultima Filarete Healthy Startups di marzo, Roberto Lattuada di MyHealthbox ha raccontato la sua idea: progettare e distribuire bugiardini elettronici per medicinali e prodotti per la salute. Il 2 maggio Samuele Burastero, ricercatore al San Raffaele, proporrà Dya, un chip per scoprire in temi rapidi le allegrie. Non sarà solo. Con lui innovatori che racconteranno un'altra sanità possibile.

Fonte:http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-04-13/cura-digitale-sanita-165602.shtml

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Allarme del Garante Privacy sull’ FSE

 

Pochi giorni fa avevamo pubblicato un articolo con il quale facevamo il punto sulla situazione dell'e-healt in Italia analizzando quali sono le tecnologie ed i servizi che secondo noi dovrebbero essere applicati per uno sviluppo digitale del settore sanità.
Nel nostro report avevamo precisato “… si fatica ancora a trovare progetti e casi di studio obbiettivi dove l'integrazione informatica-sanità sia arrivata ad essere il punto base di alcune strutture.”.
Ed infatti giovedì 12 aprile il Presidente dell'Autorità Garante sulla Privacy Francesco Pizzetti ha lanciato l'allarme sostenendo che l' Italia si trova in “…preoccupante ritardo per quanto riguarda la sanità elettronica.”.
Le dichiarazioni del Presidente dell'Autorità Garante avvengo al di fuori dell'ambito ufficiale del suo ruolo inerente alla materia di protezione dei dati personali, tuttavia vista l'autorevolezza dell'opinione questo è un monito che non può non essere ascoltato.
Pizzetti nella sua esposizione ha spiegato: "
Il problema è che l'adozione dell'e-health è lasciata alla sperimentazione delle Regioni e alcune, come la Lombardia e l'Emilia Romagna, hanno adottato sistemi avanzati, ma diversi fra loro e dunque difficilmente integrabili, mentre il "Ministero della Salute” non ha ancora dato delle linee guida e il Parlamento si sta occupando ora del Fascicolo Sanitario Elettronico. Tutto questo mi preoccupa perchè in Europa si discute molto sull'agenda digitale e la sanità elettronica è al primo posto: è vista come un enorme servizio per il cittadino. Il Fascicolo Sanitario Elettronico – ha detto Pizzetti – non rappresenta solo innovazione e la possibilità di cure migliori anche nelle zone di campagna e nelle zone più lontane, ma anche una forte possibilità di contenimento della spesa per il welfare. Come sappiamo molti ricoveri sono inutili e troppo lunghi ma ora è necessario fare una salto ulteriore perchè la sanità elettronica non è solo un miglioramento dei servizi ma è un diverso modo di organizzarlo. Stiamo accumulando dei gravi ritardi, solo il Garante ha dato delle indicazioni sul fascicolo elettronico, e quello che preoccupa di più e che anche nell'agenda digitale italiana manchi uno specifico tavolo per la sanità elettronica. Nel nostro Paese, anche a causa del fatto che il 40% della popolazione non ha ancora accesso a internet, stiamo accumulando un ritardo elevatissimo, ancora più grave se si considera che abbiamo il maggior numero di anziani e la più elevata aspettativa di vita".

Parole che fanno riflettere.

Fonti:
http://www.key4biz.it/Mappamondo/Europa/2012/04/Sanita_Elettronica_eHealth_Francesco_Pizzetti_Garante_Privacy_209784.html
http://www.entilocali.ilsole24ore.com/art/welfare-e-anagrafe/2012-04-12/fascicolo-elettronico-ancora-miraggio-190006.php?uuid=AbIkC4MF

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Consultazione Pubblica sull’ Agenda Digitale

 

Uno dei punti cardine sul quale il governo sta lavorando nell'ottica di favorire la crescita economico-commerciale nel paese è quello dell'Agenda Digitale. Ormai da qualche anno si parlava di questo tema indicato da molto come fattore imprescindibile per riavviare gli investimenti e portare sviluppo tecnologico ed infrastrutturale nel paese, ma che tuttavia continuava ad essere ignorato o quasi da parte delle istituzioni, nonostante già a maggio 2010 fosse stata presentata in Commissione EU l'Agenda Digitale Europea che l'Italia come paese membro doveva recepire elaborando una propria strategia digitale.
A gennaio di quest'anno però con il Decreto Semplificazioni è stato fatto un importante passo avanti istituendo “…senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, una cabina di regia per l’attuazione dell’agenda digitale italiana, coordinando gli interventi pubblici volti alla medesime finalità da parte di regioni, province autonome ed enti locali.”.
Della notizia se ne è già ampiamente risonanza e a distanza di pochi mesi possiamo obbiettivamente notare che i lavori sull'Agenda Digitale Italiana hanno subito un cambio di marcia anche se è prematuro dire che sarà decisivo.
La notizia della settimana è però quella che proprio la Cabina di Regia attraverso il sito http://www.agenda-digitale.it ha lanciato una consultazione pubblica aperta a tutti i cittadini e soggetti giuridici italiani per raccogliere idee, proposte ed opinioni da valutare in vista della stesura del Decreto Digitalia iattorno a giugno.
Il progetto è stato suddiviso per aree tematiche, includendo "Infrastrutture e Sicurezza", "eCommerce", “Alfabetizzazione Digitale e Competenze Digitali", "eGovernment", "Ricerca & Innovazione" e "Smart Cities & Communities", articolando gli argomenti relativamente a “Obiettivi e relative priorità”, “Ostacoli”, “Azioni correttive proposte”, “Ulteriori approfondimenti”.

 

Navigando all'interno del sito possiamo però trovare alcuni interessanti punti descritti dalla stessa Cabina di Regia, In particolare segnaliamo:
– “Assicurare la copertura a banda larga di base per tutti entro il 2013, completando il Piano Nazionale Banda Larga.”
– “Stimolare l’uso di reti a banda larga, incrementando il numero di abbonamenti al servizio di connettività, rispettando così – entro il 2020 l’obiettivo europeo di avere il 50% degli utenti domestici europei abbonato a servizi con velocità superiore a 100 Mbps.”
-”Gestione in modalità cloud computing dei contenuti e servizi della PA, mediante la realizzazione dei data center federati, mediante l’attuazione del Progetto Strategico Data – Center.”
-”Assicurare la protezione dei dati di valore strategico e la relativa gestione del disaster recovery mediante i data center di prossima realizzazione.” .
Oltre alle fondamentali promesse riguardo alla banda larga, fino ad ora grave mancanza italiana che ha bloccato tutti gli investimenti nel settore Digitale, accogliamo con piacere anche gli ultimi due punti, in quanto noi di Atlante s.r.l. possiamo dirci già impegnata da tempo in progetti rivolti in questo senso.
 

Ora sarà tutto da vedere sul come si svilupperanno i temi e le discussioni (ci aspettiamo che si trovi spazio anche per parlare di Software Libero ed OpenSource), ma per ora le basi non mancano.

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Rapporto Clusit sulla Sicurezza ICT

 

Il Clusit, l'Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, ha pubblicato un encomiabile Rapporto sulla Sicurezza ICT in Italia. Il testo che elenca con precisione fonti e metodologie di ricerca, presenta una panoramica generale sull'argomento, proponendo di seguito una serie di Case Study legati ai principali eventi di Cyber Crime ed incidenti informatici nel 2011, per poi analizzare la specifica situazione Italiana e le tendenze per il 2012. Vengono anche approfonditi i temi dell'operato delle autorità sul contrasto alla criminalità informatica ed al rapporto tra mercato e sicurezza ICT, per poi passare all'analisi di alcuni argomenti caldi inerenti alla materia.

Dal rapporto si posso estrapolare una serie di interessanti dati che ci permettono di effettuare alcune considerazioni.
Ad oggi i ricavi di un ipotetico mercato del crimine informatico si possono stimare tra i 7 ed i 12 miliardi di dollari l'anno, con bersagli e modalità di attacco che diventano sempre più importanti, pensando ad esempio che nel 2011 il Ddos più significativo, scagliato contro Telecom Ucraina, Yandex ed Evoswitch ha raggiunto picchi di 100 Gb/s, mentre la somma più alta rubata con un singolo attacco ad un conto corrente bancario è stato di 14,8 milioni di dollari. In pratica si deduce che gli obbiettivi non sono più soltanto ignari e poco poco preparati utenti così detti “casalinghi”, ma diventano sopratutto grandi organizzazioni e compagnie, da cui recuperare ingenti quantità economiche o trafugare preziose banche dati contenenti informazioni sensibili di un numero largo di clienti, assumendo l'aspetto di una moderna Cyber-War. E' evidente però che questi così detti “pesci grossi” non siano di certo impreparati di fronte ad attacchi di questo genere, ma ciò nonostante le intrusioni illegali hanno talvolta avuto buon fine, dimostrando che ad oggi il livello di sicurezza informatica applicato in qualsiasi campo non potrà mai garantire una completa inibizione dagli attacchi, ma potrà soltanto minimizzare la possibilità di successo di quest'ultimi.
Durante l'ultimo anno si è parlato di una serie di attacchi a grandi organizzazioni da parte di “hacker-attivisti” che operano senza scopo di lucro (per quel che si conosce) che avevano come unico scopo quello di creare ingenti danni d'immagine ai primi. Tuttavia l'attenzione mediatica su questi eventi ha distratto l'attenzione da i pericoli creati dalla reale cyber-criminalità, molto spesso organizzata ed addirittura strutturata per lavorare su commissione.
In generale si è riassunto che il 2011 è stato probabilmente l'anno peggiore di sempre nella storia per la sicurezza informatica, lasciando previsioni non migliori per il 2012, dove le crescenti tecnologie mobili, i social network e i cloud saranno i nuovi obiettivi.
A questo vanno però aggiunti i problemi relativi agli incidenti informatici, alcuni dei quali dovuti alla troppa superficialità nella gestione dei sistemi e dei dati, ma anche alla ormai sconfinata complessità della gestione informatica che sta raggiungendo livelli avanzatissimi rendendo complicato seguire con efficienza e regolarità tutti gli elementi che compongono il complesso informativo.
Per quanto riguarda il caso specifico Italiano, si ricava che soltanto il 2% degli utilizzatori di internet ha piena e completa consapevolezza dei rischi e dei mezzi per proteggersi, mentre il 71% sebbene abbia una protezione di base è ancora impreparato per affrontare attacchi diretti e situazioni d'emergenza, evidenziando una pericolosa difficoltà culturale a riguardo, oltre che una incomprensibile arrendevolezza al denunciare le attività illegali di cui cade vittima. Si stima infatti che i danni economici che ricadono sui cittadini italiani a causa della cyber-criminalità siano in totale circa 6,7 miliardi di euro all'anno!

In questo blog verranno più avanti presentate ulteriori analisi sul tema con nuove informazioni ed analisi su argomenti specifici.
Nel frattempo per chi volesse consultare il documento del Clusit può trovarlo qui: www.securitysummit.it/page/rapporto_clusit

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Il punto sull’ e-Healt

 

Il 19 marzo si è tenuto a Gerusalemme il convegno internazionale "Cloud computing for e-Health” promosso da DigitPA e che ha visto tra gli altri la partecipazione dell'Università Ca' Foscari di Venezia e dell'USL 8 di Asolo. Come ricavabile dagli atti si sono approfonditi i vantaggi pratici dello spostamento dei dati sanitari verso il cloud, l'integrazione sulla nuvola dei servizi di e-healt oggi in crescita come il PACS o l'EHR e con i servizi di automatismo aziendale non strettamente legati alla sanità, ma nei prossimi fondamentali per qualsiasi campo di utilizzo che richieda l'immagazzinamento di grosse quantità di dati, come la Gestione Documentale coadiuvata da conservazione sostitutiva e marchio temporale.

Le risorse scientifiche e tecnologiche per l'utilizzo dell'informatica con la medicina non mancano, e le crescenti necessità di ottimizzare risorse e allo stesso tempo mantenere una corretta tracciabilità delle informazioni rendendo sempre più accessibili i dati ai pazienti indurrebbero a pensare che investire con celerità verso l'implementazione dei servizi di e-healt in ospedali e cliniche sia ormai di decisiva importanza. Tuttavia, nonostante alcune ottime iniziative sperimentali si fatica ancora a trovare progetti e casi di studio obbiettivi dove l'integrazione informatica-sanità sia arrivata ad essere il punto base di alcune strutture.

Ma in concreto, quali sono i passi che un ospedale od una clinica potrebbe affrontare per sviluppare questo nuovo concetto sanità digitale? Senza scendere nei dettagli potremmo suggerire l'implementazione di questi sistemi:
Fascicolo Sanitario Elettronico: Il Ministero ha già emanato alcune linee guida sull'argomento e si segnala l'importante Progetto Sole avviato in Emilia Romagna. Lo scopo è quello di permettere la compilazione delle Cartelle Cliniche (o Ambulatoriali) dei pazienti in maniera automatizzata, in maniera da conservare in dati clinici in un database e renderli disponibili per altre elaborazioni (rifacendosi al concetto di EHR – Elettronic Healt Record), permettendone altresì l'accesso contemporaneo a personale medico, amministrativo e pazienti.
Strutturazione EHR in HL7: L' Healt Level Seven è un'organizzazione che si occupa di definire gli standard per la trasmissione e lo scambio di dati sanitari. Adattare i dati clinici dei pazienti secondo gli standard HL7 sarebbe utile per il futuro sviluppo dove strutture sanitarie possano scambiarsi FSE ed EHR senza problemi.
Elaborazioni di Business Intelligence su dati sanitari: Utilizzando una Suite di BI come Pentaho a partire dalle stesse informazioni inserite compilando le cartelle cliniche, oppure utilizzando dati relativi a prenotazioni, visite e ricoveri, sarebbe possibile elaborare interessanti statistiche sull'attività delle strutture sanitarie e sulla sua efficienza, oppure addirittura sulla stessa diffusione delle malattie e dei sintomi su un campione di pazienti.
Gestione Documentale: Per permettere una facile consultazione ed un'efficiente flusso di dati all'interno di tutte le strutture di un'organizzazione sanitaria, sarebbe utile utilizzare un sistema di Document Management come Alfresco oltre che per i dati amministrativi anche per quelli sanitari, conservando le stesse Cartelle Cliniche digitali, documenti sanitario-legali, e perfino immagini o elaborazioni video cliniche. Vista la previsione di nuove normative inerenti al tema, è interessante prevedere l'integrazione di un sistema di conservazione sostitutiva (ad esempio Sinekarta) integrato con il Document Management che permetterebbe anche di apporre firma digitale alle Cartelle Cliniche.
PACS: Con Picture Archiving and Communication System si intende la possibilità di registrare, archiviare, visualizzare e stampare digitalmente le immagini diagnostiche provenienti da un apparecchio clinico, ed eventualmente allegarle allo stesso Fascicolo Sanitario. Questo è possibile ed utile per apparecchiature di natura radiologica e la maggior parte dei prodotti commerciali consente il rispetto degli standard HL7.
Telemedicina: E' notizia di pochi giorni fa che la Sardegna partirà con un progetto di questo tipo per permettere diagnosi a distanza per casi potenzialmente gravi che necessitano di interventi specialistici immediati. Uno studio del dipartimento per la Salute britannico ha invece rilevato che l'utilizzo di questa tecnologia su un campione di 6000 pazienti affetti da malattie croniche ha fatto registrare addirittura una diminuzione del 45% dei casi di mortalità, con un calo del 14% dei ricoveri ed una conseguente riduzione dell' 8% sulla spesa sanitaria. In questo casi si propone di utilizzare sistemi simili a quelli per le videoconferenze per tenere in contatto medici e pazienti anche quando vi siano difficoltà logistiche o motorie del paziente, oppure quello di mettere in comunicazione più ospedali diversamente specializzati per permettere comunicazioni e consulti riguardo a casi di malattie specifiche.

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Ecco come è fatto Volunia!

Ebbene si, sono stato tra i pochi fortunati estratti per diventare Power User (una maniera un po più carina di dire Beta Tester… ) del nuovo motore di ricerca Italiano Volunia. Già da ieri infatti ho avuto la possibilità di provare in anteprima il nuovo progetto studiato dal Professsore veneto Massimo Marchiori(già inventore dell'algoritmo di ricerca HyperSerach poi utilizzato da Google) e finanziato dall' Imprenditore sardo Mariano Pireddu.

Al di la della reale fruibilità dell'intero sistema Volunia, una cosa è certa: Marchiori aveva ragione quando diceva che non sarà un semplice motore di ricerca, ma bensì una nuova esperienza di web.
Paradossalmente infatti la prima cosa che si nota è l'attuale scarsa affidabilità proprio dell'algoritmo di ricerca, che ad ora fatica pesantemente a ricercare dei risultati affidabili. In realtà il vero giudizio non può che restare sospeso, è infatti comprensibile che i server di Volunia debbano ancora indicizzare moltissimi siti web in giro per tutto il mondo, perciò non resta che aspettare ancora qualche tempo per avere un'idea più completa.
Sia chiaro però che l'idea del motore di ricerca in Volunia sembra a di poco… marginale!  Per capire senza aver visto di persona dovete far finta di immaginare che Volunia non sia un sito ma bensì una sorta di browser dentro il browser, e che si navighi nel web attraverso Volunia. La visualizzazione dei siti web è assolutamente naturale, tuttavia di contorno alla pagina web infatti vi sono una serie di altre opzioni relative più strettamente al sito che si stà visitando, oppure più in generale alla 'Community' Volunia.
Inanzitutto è possibile modificare il proprio profilo di utente, aggiungendo informazioni personali, indirizzo, bio, foto, ecc… E' possibile poi stringere amicizia con altri utenti, ed ovviamente la gestione della Privacy consente di scegliere se mostrare alcune informazioni del profilo al pubblico, agli user registrati o soltanto agli amici. E' poi disponibile una chat personale per comunicare tra utenti. Non è prevista nessuna bacheca o diario in cui aggiornare i propri status (meglio così).
Fino a quà la cosa potrebbe sembrare abbastanza inutile e ripetitiva pensando a tutti gli altri social network, tuttavia è proprio ora che viene il bello, la così detta 'nuova esperienza di web', il 'Seek and Meet'.
Sempre immaginandovi che Volunia in realtà sia un browser, voi visitando una pagina web potete sapere che altri utenti stanno visitando quel sito e quella specifica pagina web e potete interagire con loro attraverso una chat. Cioè siete in comunicazione con tutti coloro che stanno facendo la stessa vostra cosa. Immaginate la potenzialità che ciò può avere ad esempio applicato ad un sito di notizie, con n persone che leggono un'articolo e si scambiano la loro opione in diretta.
E' anche posssibile visualizzare chi ha in precedenza visitato quella pagina, ma precisiamo che tutte queste opzioni possono esssere disabilitate o comunque vi è la possibilità di rendersi anonimo. In questa maniera un utente può nascondere qualsiasi traccia della propria attività sul sito.
Ma non è finita quì. Volunia infatti si propone di estendere le funzionalità di ogni sito web. Infatti è presente un tasto 'Informazioni del Sito' che un utente di Volunia può personalizzare per il suo sito web (dopo aver dimostrato di esserne il webmaster attraverso una specifica procedura di validazione) aggiungendo contatti od informazioni. E' poi presente un'altro tasto o scheda che permette di inceve di raccogliere tutti gli elementi multimediali del sito e di organizzarli per una più facile consultazione dell'utente.
Il capolavoro però a mia opinione è sicuramente la mappa. Infatti è possibile creare una vera e propria mappa geografica del proprio sito immaginandola come una città dove ogni palazzone è un'apposita sezione del sito (es. Home, Chi siamo, News, Aiuto, Contatti, ecc…). Tutto questo avviene sempre in maniera dissociata dal sito web in se, ma utilizzando bensì l'organizzazione di Volunia
Non manca poi l'ormai canonico tastino Share per condividere il link si Facebook, Twitter, per inviarlo via email, oppure creare un gadget per il proprio sito.

Ora veniamo alle note dolenti….
Ci sono dei problemi più banali, come ad esempio quello che l'interfaccia potrebbe creare confusione a degli utenti utenti poco esperti. Ho riscontrato poi una serie di bug e diverse volte il browser si è impallato, diversi utenti di Mac, Smartphone oppure user di Safari hanno lamentato problemi, anche se questo è comprensibile visto che è una versione beta ed è operativa da un giorno. Più importante è invece il fatto che la funzionalità di 'embedding' cioè quella di vedere il web dentro Volunia non è ancora garantita per tutti i siti (saltano all'occhio Wikipedia, Facebook e Twitter), e quindi non è possibile utilizzare questi con Volunia.
C'è poi il sempre gravoso problema della privacy. Qualcuno potrebbe sentirsi toccato dal fatto di far vedere a qualcun'altro cosa sta visitando in quel momento, che siti ha visitato in passato, ed eventualmente i messaggi che la lasciato. Come ho già detto prima vi è già una prima basilare gestione della privacy che consente di rendersi anonimi e quindi di non far rintracciare le nostre attività dagli altri utenti, tuttavia devo ancora verificare la completa fruibilità di questa e sopratutto è da capire cosa ci faccia in realtà Volunia con i nostri dati, se li conserva, per quanto li conserva e a che scopo. Ma questo è un problema già approfondito, e di sicuro non è un problema solo di Volunia.
Ci sarà poi da capire come si evolverà il progetto e come penseno gli ideatori di guadagnarci (per ora non vedo nessun banner).

Riguardo invece l'utilità del sito sarà interesssante aspettare future novità e miglioramenti. L'idea della mappa infatti sembra che racchiuda in se un grade potenziale ( riesuma l'idea di web come 'luogo' ), mentre per ora l'interazione tra utenti limitata ad una minima e comune chat sembra ancora troppo banale, ed il motore di ricerca poi andrà senz' altro migliorato. Ma siamo appena all'inizio…

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Costruire la propria reputazione su facebook

Da corrierecomunicazioni.it

Imprese, la "reputation" si costruisce su Facebook

 

Secondo i risultati di una ricerca dell'Università Cattolica e Digital Pr cresce il numero di aziende italiane che si affida ai social newtwork per rafforzare il brand a scapito dei blog aziendali, utilizzati principalmente per comunicazioni interne. YouTube "re" della comunicazione video

I social network battono i blog aziendali. Almeno nelle strategie con cui le imprese costruiscono la loro brand reputation sul web. In questo contesto , Facebook è una piazza virtuale privilegiata e Twitter rappresenta la sfida per i prossimi anni mentre per la comunicazione video è YouTube a farla da padrone. Contestualmente perde d'importanza il blog aziendale, riservato per lo più alla comunicazione interna, mentre il sito web continua a svolgere il ruolo di archivio dei contenuti e delle informazioni tecniche.

È questa la fotografia scattata dall'indagine “Brands & Social Media. Osservatorio su 100 aziende e la comunicazione sui social media in Italia”, promossa dall'Università Cattolica e da Digital Pr e diffusa in occasione del seminario “Web Reputation”, organizzato dall'Atelier del Club della comunicazione d'impresa di Torino.
La ricerca, prima nel suo genere, ha selezionato 100 aziende fra le più rilevanti per il mercato italiano in cinque settori: consumer electronics, automobili, banche/assicurazioni, retail/grande distribuzione e servizi. L'indagine ha portato alla compilazione di una classifica che tiene conto non solo dell'impegno delle aziende, ma anche dell'interazione degli utenti. E dalla quale emerge una strategia “multi-piattaforma” nel mondo social da parte delle aziende, che oggi pensano sempre più in digitale, complice ce la crisi, il bisogno di fare saving e una più diffusa accessibilità alle piattaforme web.

L'indagine ha preso in considerazione social media – blog, Facebook, Twitter e YouTube – misurando le medie di aggiornamenti, commenti, condivisioni giornaliere (per i blog), i link agli update aziendali in bacheca, la presenza di sezioni speciali e di feedback degli utenti, nonché il numero di fan (per Facebook), le personalizzazioni dei profili e il numero di followers (per Twitter), unitamente ai report sui commenti e le visualizzazioni dei video (YouTube).

A sottolineare l'importanza di essere in rete, oggi, per un'azienda è Nicolò Michetti, chief executive officer Digital Pr: “L'informazione sul web non muore mai – spiega – e le notizie, positive o negative che siano, sono persistenti, rilevabili e tracciabili. È bene che chi si occupa di comunicazione abbia ben presente tutto ciò”.

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Agcom e le regole della fibra ottica per la banda larga

Argomento apparso su vari quotidiani on line, qui quello di punto-informatico.it

Roma – Il Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha approvato il regolamento con cui punta a semplificare le procedure e ridurre i costi di realizzazione delle opere civili per le reti di nuova generazione (NGN).

Adottato in virtù delle competenze che la legge 133/2008 ha conferito a Agcom, e in attuazione della Direttiva 140/2009 (il Telecoms Package), rappresenta la cornice di riferimento entro cui il settore dovrà sviluppare la realizzazione delle reti in fibra ottica: ad essa si aggiungeranno le regole, attualmente in discussione presso la stessa Authority, relative all'accesso delle reti di nuova generazione.

In pratica, il "Regolamento in materia di diritti di installazione di reti di comunicazione elettronica per collegamenti dorsali e cubicazione e condivisione di infrastrutture" dovrebbe fornire, secondo le intenzioni dell'Autorità, una serie di regole finalizzate all'incentivazione dello sviluppo di reti a banda larga e dà attuazione "ad alcune importanti disposizioni della nuova Direttiva quadro sulle comunicazioni elettroniche", regolamentando i diritti di passaggio ed accesso alle infrastrutture esistenti e ponendo obblighi di trasparenza a soggetti titolari di reti infrastrutturali (come strade e autostrade, linee ferroviarie, acquedotti).

Nello specifico esso prevede: la definizione di linee di indirizzo per l'accesso, da parte degli operatori, alle infrastrutture pubbliche utili alla realizzazione di reti di comunicazione elettronica sia per le reti dorsali dei collegamenti a lunga distanza, sia per le reti d'accesso in ambito cittadino.

Soprattutto, il nuovo regolamento prevede l'obbligo di condivisione delle infrastrutture esistenti in caso non sia possibile la loro replicabilità per motivi tecnici ed economici (collo di bottiglia).

Lo stesso obbligo di condivisione delle infrastrutture era già imposto dall'Agcom nei casi in cui non vi fossero state alternative praticabili per motivi di sicurezza e salute pubblica, tutela ambientale e pianificazione urbanistica.

Il nuovo regolamento prevede inoltre l'avvio del Catasto delle infrastrutture di rete e la messa a punto delle Linee guida per i Comuni che "mira a uniformare la predisposizione dei regolamenti per l'accesso alle infrastrutture da parte degli operatori di Tlc, che siano uniformi a livello nazionale".

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E-commerce: un italiano su tre compra su internet

Riportiamo un articolo apparso oggi su corrierecomunicazioni.it dove, dalla ricerca esposta, si vede che gli italiano stanno utilizzano sempre più spesso la rete per attività proattive.

 

Ora stiamo sempre aspettando la banda larga per dare maggiore spunto.

 

Secondo una ricerca Gfk Eurisko, negli ultimi tre mesi il 33% degli internauti ha fatto acquisti in Rete. Più del 60% del campione paga con PayPal o carta prepagata, ancora indietro l'm-commerce

 

Risparmio economico, comodità e possibilità di trovare prodotti non siaponibili in Italia. Questi i vantaggi maggiori per gli internauti italiani che praticano l'e-commerce, pari al 33% del totale negli ultimi tre mesi. Carta prepagata e PayPal sono considerati glistrumenti di pagamento più sicuri, mentre l'm-commerce non è ancora decollato per i timori legati alla sicurezza. Questo in sintesi il risultato della ricerca commissionata da PayPal Italia a GfK-Eurisko. Un terzo del campione di utenti internet ha effettuato acquisti in rete negli ultimi tre mesi, ma il timore di pagare con strumenti poco sicuri e la paura delle truffe rimangono un deterrente. Per Natale si prevede una crescita dello shopping online ma con attenzione.

 

Il cellulare/smartphone è ancora un mezzo adottato da pochissimi per acquistare, anche se l’attrazione per l’m-commerce sembra essere elevata: il 44% degli intervistati si dichiara idealmente aperto a tale uso, anche se, quando è posto di fronte alla scelta di una gamma di strumenti di pagamento on line, il cellulare è scelto solo dal 19%.

 

Carta di credito prepagata, pagamento alla consegna e PayPal sono gli strumenti di pagamento online più diffusi. PayPal detiene il primato (64%) seguito dalla carta di credito prepagata (62%). Sempre PayPal risulta lo strumento di pagamento vincente in termini di convenienza: il 56% è concorde nel definirlo economico seguito dalla carta di credito prepagata (53%). Per quanto riguarda gli aspetti più pratici nella percezione del campione è la carta di credito prepagata (70%) lo strumento più comodo e facile da utilizzare, seguito da PayPal (61%). Infine, il cellulare (con il 61%) e PayPal (con il 58%) sono giudicati gli strumenti di pagamento online più innovativi.

 

Il risparmio economico è in vetta alle motivazioni che spingono gli italiani ad acquistare sul web, come conferma il 70% delle persone coinvolte nel sondaggio che hanno acquistato online negli ultimi tre mesi. La comodità segue a stretto giro registrando un 69% (percentuale che comprende chi afferma che è comodo acquistare online e ricevere i prodotti a casa e chi invece apprezza la possibilità di evitare le file nei negozi).

 

Significativo è il dato del 50% degli acquirenti online che indicano, come vantaggio, la possibilità di reperire anche prodotti non disponibili in Italia.

 

Sempre legata al risparmio è la motivazione espressa dal 40% degli intervistati, che indica i siti di couponing come ragione preminente per acquistare online.

 

Sono circa due terzi del campione gli utenti di internet che non hanno effettuato acquisti in rete negli ultimi 3 mesi e, tra questi, la maggioranza (58%) motiva la propria scelta con l’idea di non voler perdere il piacere dell’esperienza di acquisto fisica, mentre per il 54% è la scarsa sicurezza associata alla mancanza di garanzie la principale ragione per non comprare online. Il 25% infine, dichiara che i costi di spedizione sono ancora troppo alti.

 

Le previsioni per il prossimo Natale fanno pensare che saranno in crescita gli italiani utenti di internet che approfitteranno della rete per acquistare i doni natalizi: se infatti per lo scorso Natale il 22% si era appoggiato al web, quest’anno il 33% dichiara di essere propenso ad utilizzare questo canale per scegliere e comprare i propri regali.

 

Questa propensione viene motivata principalmente dalla più ampia possibilità di scelta rispetto ai canali e negozi tradizionali (64%), seguita dalla comodità della consegna dei regali direttamente a casa, quindi evitando le classiche code natalizie (56%). Inoltre si registra ancora una volta l’attenzione al risparmio economico, giudicato un motivo importante da oltre la metà di coloro che pensano di usufruire di internet per lo shopping natalizio (52%).

 

La tradizionale propensione a fare regali solo alle persone più care è confermata dal 79% degli intervistati e nello stesso tempo si sta diffondendo sempre più la tendenza ad effettuare regali utili (70%) che non necessariamente abbiano un grande valore economico intrinseco (61% degli intervistati). Questo conferma che anche per il 2011 vi sarà una grande attenzione e accuratezza nel processo di acquisto, anche in occasione delle festività natalizie.

 

Solo il 45% degli italiani (utenti internet) è a conoscenza della possibilità di effettuare pagamenti online tramite cellulare e appena il 6% lo ha fatto negli ultimi tempi. Ma alla domanda se farebbe acquisti sul web con il telefonino il campione si è espresso in senso molto favorevole: infatti il 44% risponde in senso affermativo soprattutto perché lo può fare comodamente e ovunque (anche se il valore si abbassa di fronte alla scelta fra un’ampia gamma di strumenti di pagamento). Sono però ancora in molti a dirsi restii all’utilizzo del cellulare come mezzo per abilitare pagamenti e tale reticenza nel 46% degli sfavorevoli è legata al fatto che il cellulare sia ancora considerato uno strumento solo per telefonare.

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Pedaggi, banda larga e sviluppo in Italia.

E’ di ieri la notizia che il commissario dell’ UE per l’Agenda Digitale Neelie Kroes ha sostanzialmente accettato le richieste dei provider europei inerenti allo sviluppo delle infrastrutture in fibra ottica.
La novità riguarda il fatto che sarà possibile stipulare accordi commerciali tra i provider e i fornitori di servizi via web per con lo scopo di gestire la disponibilità di banda e sicurezza fruibili dall’utenza.
In pratica lo scopo dei provider sarà quello di richiedere soldi alle principali aziende legate al web ( Google, Facebook, … ) per poter sviluppare le reti di nuova generazione a 100 Mb che prevedono l’utilizzo della fibra direttamente nelle case, e che andrebbero effettivamente a migliorare la qualità della navigazione nel web creando indubbi vantaggi ai maggiori portali internet.
Ciò tuttavia rischia di suscitare innumerevoli polemiche. Infatti ci potrebbe essere il serio rischio che a garantirsi un effettivo sviluppo dei servizi possano essere soltanto le aziende più ricche creando una sorta di oligopolio tra i principali siti internet, oppure ancor peggio, che le maggiori società si rifiutino di accettare questa via di mercato vedendola come una sorta di ricatto da parte dei provider, impedendo così lo sviluppo della banda larga in Europa ed il rispetto dei piani dell’Agenda digitale che prevede che entro il 2020 il 50% della popolazione Europea sia raggiunta dalla fibra ottica in casa.
Ciò potrebbe avere conseguenze disastrose soprattutto per un paese ancora in ritardo nello sviluppo delle infrastrutture digitali come l’Italia. Secondo i dati dell’ultimo rapporto Censis/UCSI per la prima volta nella storia la percentuale di utenti che utilizzano Internet supera di circa 3 punti percentuali il 50% della popolazione con un notevole divario tra gli utenti più giovani identificati tra i 14 ed i 29 anni al 87,4% e gli anziani tra 65 e 80 anni al 15,1%. Tuttavia gli utenti che si collegano alla Rete in maniera regolare si aggirano intorno ai 14 milioni, mentre coloro che utilizzano il web per servizi come e-commerce ed e-banking non superano i 6 milioni.
I dati mostrano una sostanziale e continua crescita, tuttavia tenendo conto che ancor oggi in Italia molti comuni non sono raggiunti neppure dalla comune ADSL ( l’altro giorno a casa di un amico sono rimasto quasi spaesato al suono di un vecchio modem a 56K che si connetteva ), l’arresto improvviso delle infrastrutture rischierebbe seriamente di porre un freno a questo trend positivo.

Referenze:
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-07-12/reti-digitali-operatori-europei-pedaggio-aziende-top-192913.shtml?uuid=AaY5fanD
http://punto-informatico.it/3215717/PI/News/censis-italiani-uniti-nel-digitale.aspx

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