Luci ed ombre dell’online italiano

Audiweb, Joint Industry Committee realizzatore e distributore dei dati sulla audience online, ha pubblicato il suo report trimestrale della Ricerca di Base sulla diffusione dell’online in Italia basata su 10.000 interviste effettuate su un campione rappresentativo della popolazione italiana tra gli 11 e i 74 anni.

I dati più significativi che emergono dalla ricerca sono:

– Il 60,5% delle famiglie italiane, 12,8 milioni, dichiara di avere un collegamento a internet da casa;

– Il 71,5% della popolazione, 34,4 milioni, dichiara di avere accesso ad un collegamento internet, da da casa, dal lavoro, o da luoghi pubblici, con un incremento del 7% su base annua;

– La disponibilità di un collegamento a internet da cellulare cresce del 50,5% in un anno, raggiungendo 7,3 milioni di persone, il 15,2% della popolazione di riferimento.

Dal report emerge una costante e generale crescita dell’utilizzo di internet in Italia. Tuttavia lascia perplessi il fatto che solo il 60% delle famiglie italiane disponga di un collegamento Internet da casa, ma questo dato deve comunque confrontarsi con l’elevata media di età presente nel paese.

La posizione di internet nel nostro paese, risulta comunque rinforzata. Infatti analizzando il profilo professionale di chi dichiara di avere un accesso a internet da qualsiasi luogo considerato, i più alti livelli di concentrazione si registrano tra gli imprenditori e liberi professionisti (97,8%), i dirigenti e docenti universitari (97,4%) e gli impiegati e insegnanti (93,8%). La diffusione dell’online, infine, raggiunge una copertura quasi totale tra gli studenti universitari (99% dei casi) e tra i laureati (97,3%), suggerendo come probabilmente il web venga utilizzato a larga misura per scopi commerciali, di studio o di ricerca, e non come semplice passatempo. Analizzando più in dettaglio il profilo sociodemografico degli utenti attivi nel giorno medio, emerge che il 51,6% possiede un diploma superiore o tecnico e il 18,7% è laureato.

Una sorpresa arriva invece dai dati sulla divisione geografica degli utenti. Infatti, se è scontata la posizione di predominanza del Nord Ovest con una percentuale del 30,6%, al Nord Est il dato cala drasticamente fino al 16,8%, superato dall’inaspettato 30% del Sud e Isole e dal comunque scarso risultato del Centro con il 17,1%.

Nonostante i numeri non negativi, per lo sviluppo del web in Italia non è comunque un bel periodo. Infatti il nostro paese insieme alla Libia e alla Somalia, è l’unico al mondo ad non aver ancora sviluppato una propria agenda digitale, mentre i dati già pubblicati su questo blog a riguardo della velocità di internet in Italia non lasciano di certo rassicurazioni. A lasciare ancora sconcertati è poi il fatto che non sono previste accelerazioni su questi punti chiave almeno nel prossimo periodo, come si è già capito durante l’ultimo Forum PA ancora in corso, quando il presidente di Fimi Enzo Mazza ha detto spiegato senza mezzi termini che l’Italia prima di poter proporre un’ agenda digitale deve garantire la legalità dei contenuti diffusi nel web. In pratica prima bisognerebbe eliminare la pirateria, e poi eventualmente favorire lo sviluppo di Internet, per non rischiare di andare contro gli interessi dei grandi produttori. E’ palese che se l’Italia dovesse mettere in atto questa strategia, rischierebbe o di non veder mai varata la propria agenda.

http://www.audiweb.it/cms/view.php?id=6&cms_pk=221

http://www.assodigitale.it/2011/05/13/fimi-al-forum-pa-italia-non-puo-sviluppare-agenda-digitale-senza-considerare-i-contenuti/

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Rapporto Osservatorio Ict in Sanità

Da quanto emerso dai dati relativi all'ultimo studio effettuato dall'Osservatorio Ict in sanità del Politecnico di Milano, nel 2010 gli investimenti nell'informatica per il settore sanitario sono stati di circa 920 milioni di euro distribuiti sostanzialmente in maniera iniqua per il 79% nel Nord Italia, dove si registra una spesa ICT pro capite di 21 euro, contro i soli 9 euro per abitante nel Sud e nelle Isole. A differenza di quanto aspettato, ad investire maggiormente sono state le strutture pubbliche ( ASL e Aziende Ospedaliere) che generano anch'esse un impegno economico del 79% contro il 15% degli ospedali privati ed il 6% degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico.

Seguendo il trend sociale, anche in questo settore si allarga il divario tra chi spende poco e chi spende molto: sono infatti in aumento le strutture con budget riservati all' ICT di oltre 2,5 milioni, sia quelle con budget inferiori al milione.

Lo studio evidenzia comunque che il rapporto tra budget informatico e spesa complessiva aziendale si attesta su un valore medio di circa l'1%, decisamente modesto se confrontato con quello dei maggiori paesi europei. Tuttavia, secondo le stime presentate, gli investimenti si profilano in aumento almeno per i prossimi tre anni e dovrebbero dirigersi principalmente verso lo sviluppo inerente alla fatturazione elettronica (139%), il cloud computing (112%), la conservazione sostitutiva (112%) e, dato interessante e suggestivo, la medicina sul territorio unita con l'assistenza domiciliare (73%). Si fermano invece le spese rivolte alla gestione delle risorse umane e per i sistemi di business intelligence, per i quali si ritiene di aver già raggiunti sufficienti livelli di innovazione. Continueranno comunque ad avanzare anche ambiti ormai considerati strategici come la gestione amministrativa ma sopratutto la cartella clinica elettronica.

Ed è proprio questo ultimo elemento che dovrebbe essere eletto obbiettivo primario per la sanità italiana, considerando che in altri paesi come gli Stati Uniti è stato inserito tra i punti principali della radicale riforma sanitaria che è stata promessa al paese, dove l'anno scorso venivano considerato un dato negativo il fatto che solo l' 11% degli ospedali Statunitensi avesse implementato completamente un sistema di gestione clinica digitalizzato, prevedendo quindi un raggiungimento della distribuzione nella totalità del paese entro 5 anni.

Considerando i dati emersi a livello locale emerge un risultato interessante: Infatti è evidente che nelle regioni del nord, cioè dove la spesa per l' ICT è maggiore, in alcune regioni il servizio incontra il favore di pazienti (è il caso di Liguria, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige) nonostante i costi comunque rilevanti, mentre nelle altre (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte) il rapporto qualità dei servizi/spesa pubblica sanitaria è accolto con ampio favore a dimostrazione di come l'innovazione informatica sia l'unica a consentire un' integrazione tra lo sviluppo aziendale e la riduzione della spesa economica oltre che di risorse umane e di tempo.

La ricerca del Politecnico ha coinvolto un campione di Chief Information Officer (CIO), direttori generali, amministrativi e sanitari di 176 strutture sanitarie pubbliche e private su tutto il territorio nazionale, tra Asl, aziende ospedaliere, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e ospedali privati. ( http://www.sanita.ilsole24ore.com/PrimoPiano/Detail/1366647, http://www.osservatori.net/ict_in_sanita )

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Ubuntu Server 6.06 LTS: quasi tempo di pensione

Per la prima versione Server LTS di Ubunut, la 6.06 si avvicina il tempo della pensione: il primo giugno 2011 terminerà il supporto degli aggiornamenti di sicurezza e agli aggiornamenti critci. 

I manager di Ubuntu suggeriscono di fare l'upgrade almeno alla versione 8.04 LTS (il cui supporto è garantito per altri due anni) seguendo questa guida.

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(dis)avventure mac

A casa ho un mac.

Non sono un fan di Apple, non mi interessano le guerre di religione ma, sempre più spesso, nelle aziende in cui lavoro comincia a farsi largo il mac.

Un anno fa ho deciso di comperarlo per fare pratica e conoscerlo. Non mi ha entusiasmato, non lo vedo come uno dei migliori sistemi in circolazione ma di necessità virtù.

Ha svariati problemi di compatibilità con il mondo aziendale che è al 99% Microsoft, pero’ mi interessava metterci le mani.

Oggi, ritorno a casa e lo accendo, cosi’ per lavorarci un po’. Mi richiede un aggiornamento e un riavvio. Da buon informatico faccio un backup (si, Time machine è molto bello e funziona bene).

Faccio l’aggiornamento dell’IOS e riavvio e…… Time Machine non vede più il disco USB (strano è un Lacie, un marchio che storicamente è sempre stato legato al MAC)!!!!!

Momenti di panico… la macchina non lo vede più!!! Che si sia rotto proprio nel riavvio???? Murphy è sempre pronto a colpire.. si sa.

Che facciamo… proviamo a collegarlo a una macchina Winsozz e… lo vede????

Formattiamolo in exFat e vediamo. Si formatta…

Bene lo riattacco al Mac e… rivede il disco!!!! Lo formatto con Mac OS journaled e… riparto con il backup completo. Persi tutti i backup precedenti ma almeno posso ripartire con il Think Different!!!! si pensa diversamente ma non mi sembra che il comportamento sia molto diverso dal tanto vituperato mondo winsozz ceh tanti Machisti professano.

Solo marketing il penso diverso… e Buona Guarigione Steve.. ma il tuo prodotto è (in)stabile come tutto il mondo dell’informatica!!!!!

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A volte rimango un po' basito

Fine anno 2010, wikileaks imperversa nei telegiornali, nei siti di informazione, nei blog privati, la pubblicità di diavolerie elettroniche riempie gli spot pubblicitari in attesa del Natale.

E la pubblica amministrazione in questo periodo emette bandi per gli appalti del prossimo anno.

Dov’e’ il nesso comune direte voi? Vediamolo.

Noi siamo una società di informatica e giustamente partecipiamo ai bandi per la gestione dei sistemi informatici (in realtà a pochi, siamo più rivolti al privato che al pubblico) e in questo periodo ne stanno arrivando un po’ e li stiamo esaminando per parteciparvi.

Quello che lascia basiti sono parecchi punti:

  1. siamo ancora ai bandi al massimo ribasso (che secondo me, e lo penso ormai da una quindicina d’anni, non sono assolutamente un vantaggio per la PA);
  2. siamo ancora alla partecipazione con buste sigillate con ceralacca ( e la PEC ministro Brunetta?????) come trenta anni fa;
  3. siamo solo e sempre all’assistenza informatica, mai che si faccia un bando per la progettazione dei sistemi informativi

Un po’ di innovazione che diamine!!!!

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Trasparenza nei siti della pubblica amministrazione

Riferendomi ad un articolo apparso sul sole 24 ore del 27 settembre, riguardante la difficoltà di reperimento di informazioni nella maggioranza dei siti della pubblica amministrazione, vorrei fare un po’ di considerazioni.

Prima considerazione: non mi meraviglio!

Seconda considerazione: Ma è naturale.

Mi spiego.

La competenza informatica di molti amministratori della struttura informatica della pubblica amministrazione molto spesso è bassa, non perchè non siano brave persone ma spesso perchè non sono di estrazione informatica. Il loro curriculum molto spesso non è adeguato, molto spesso ricoprono l’incarico magari accorpato ad altre funzioni in cui sono maggiormente competenti. Questo perchè, come nelle aziende del resto, l’informatica spesso è vista come come un costo e per tale motivo vengono dedicate poche risorse. Molto spesso non hanno proprio tempo da dedicarci.

L’altro grave motivo, sempre a mio avviso, è la moltitudine di offerte a cui sono bersagliati: Non c’e’ nessuna Web Agency che non abbia il miglior CMS al mondo. E, come spesso accade, il sistema viene acquistato prima di provarne effettivamente le prestazioni. Poi cominciano i problemi. Tanto per dirne una: su qualsiasi manuale di informatica un po’ evoluto insegnano come primo esempio la costruzione di un CMS. Lo miglioriamo con un po’ di grafica accattivante ed ecco il prodotto.

Ma, provoco io: non si fanno i collaudi per le strade una volta eseguite? Non viene commissionato prima un progetto ad un professionista? Ma allora cari amministratori, perchè non fare la stessa cosa anche con l’Informatica? Non ci sono soldi? E il mondo open Source che ci sta a fare? Cari amministratori, guardate il sito della Casa Bianca e … è fatto con Drupal, CMS Open Source estremamente performante.

Se si operasse come si fa per le altre cose non ci sarebbero questi strafalcioni che vengono pubblicati. Non fidatevi di quello che vi propone la web agency, fate una prova vera del loro sistema, mettetevi dalla parte dell’utente ed esprimete un giudizio. State spendendo soldi dei contribuenti, fatelo bene. Non siete competenti? affidatevi ad esperti veri. In Italia ci sono corsi di laurea in Ingegneria Informatica e in Informatica. Rivolgetevi a qualcuno di loro. Vedrete che i punti deboli ve li trovano in pochi minuti di visione del prodotto spacciato come il migliore del mondo.

Soprattutto: il sistema informativo ha un costo (non è solo un costo) e quindi va trattato con le dovute cautele: rivolgetevi agli esperti.

Metto una mia piccola nota di folklore che mi ha fatto sorridere e allo stesso tempo piangere: abbiamo fatto qualche tempo fa una presentazione aziendale a circa 300 Comuni di 3 Provincie proponendoci per essere inseriti tra i loro eventuali fornitori.

Il risultato: 3 contatti. Il primo per partecipare ad una gara di manutenzione del sistema informatico. Ok. Il secondo ci hanno inviato un elenco di categorie pregandoci di scegliere dove proporci: nessuna categoria era confacente al nostro lavoro, se non consideriamo la riparazione hardware di macchine per ufficio che tra l’altro non facciamo. La terza era per l’iscrizione online all’elenco: ma non c’era nessuna categoria per la nostra attività….

Che dobbiamo pensare? Forse l’informatica non esiste oppure il processo di acquisto segue altre vie (si è vero, ci sono i gruppi di acquisto, ma non nella progettazione dei sistemi).

Non lamentiamoci pero’!

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Microsoft Security Essentials: presto gratuito per le pmi

Microsoft Security Essentials, la soluzione antivirus ed anti-malware che Microsoft un anno fa ha messo gratuitamente a disposizione di tutti gli utenti consumer, potrà presto essere installato in modo ufficiale anche dalle piccole aziende che hanno fino a 10 postazioni di lavoro.
A partire da Ottobre, infatti, i termini della sua licenza cambieranno e le aziende con dieci o meno PC potranno scaricare ed utilizzare il software senza alcun costo.
In realtà non si può fare a meno di notare come già la maggior parte delle piccole compagnie con pochi personal computer operino già in questo modo.
Con questa mossa Microsoft intende quindi formalizzare quella che è una realtà da tempo ben conosciuta dal colosso di Redmond. “Non è un segreto che moltissime piccole compagnie oggi non dispongono di un professionista IT dedicato o di uno staff che gestisca le loro risorse IT” – ha commentato la notizia con un post su Internet il responsabile Microsoft Eric Lingman – “Offrendo Security Essentials (con i suoi aggiornamenti automatici dal sito Microsoft) alle piccole imprese, senza richiedere alcun pagamento aggiuntivo, estendiamo quello che è il nostro impegno e la nostra missione annunciata, ovvero aiutarle a ridurre i costi dell’IT e far crescere il loro business”. In effetti, considerato il costo medio attuale di una licenza per un antivirus, il risparmio nell’utilizzare Microsoft Security Essentials nelle micro imprese può arrivare fino ai 250/300 euro all’anno, purchè i PC in uso siano dotati di regolari licenze Windows.
Microsoft Security Essentials si presenta all’utente finale come un’applicazione leggera da scaricare e utilizzare e dall’interfaccia intuitiva, volta a proteggere i PC contro virus ed altri malware e che si integra perfettamente con i controlli di sicurezza built-in presenti all’interno di Windows 7, Windows Vista e Windows XP (Service Pack 2 o superiore).
Il team di sicurezza Microsoft sta inoltre sviluppando una nuova versione del software comprendente ampliamenti e maggiori analisi di sicurezza, tuttavia la nuova versione è tutt’ora in fase beta.
Fin dal suo rilascio, sono stati numerosi i responsabili IT a chiedere che questo tipo di protezione potesse un giorno venire estesa gratuitamente a tutte le compagnie, a prescindere dalla loro dimensione in modo da incrementare anche la sicurezza degli ambienti Windows di minori dimensioni. L’annuncio della scorsa settimana viene visto da molti proprio come un ulteriore passo verso questa direzione.

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Google finanzierà la PA trasparente

Da saperi.forumpa.it.

Dopo quasi due anni di lavoro Google ha annunciato i vincitori del concorso 10^100 che, lanciato nel 2008, ha raccolto oltre 154.000 idee provenienti da 170 paesi e scritte in 25 lingue. Sono 5 progetti, anzi 5 idee, che hanno l’ambizione di migliorare il mondo utilizzando le nuove tecnologie e le potenzialità della rete. In particolare l’idea “Rendere le amministrazioni pubbliche più trasparenti” è una delle 5 vincitrici e l’associazione Public.Resource.Org riceverà 2 milioni di dollari per portarla avanti.

Public.Resource.Org è una organizzazione non profit che si occupa principalmente di fornire l’accesso online a documenti delle amministrazioni pubbliche negli Stati Uniti. I 2 milioni di dollari vinti serviranno a pubblicare online i documenti legali degli Stati Uniti in modo da renderli accessibili a tutti. Le altre quattro idee, premiate con la stessa cifra sono: “Rendere disponibili sul Web risorse educative gratuitamente”; “Migliorare l’istruzione scientifica e tecnica”; “Promuovere l’innovazione nei trasporti pubblici”; “Offrire istruzione di qualità agli studenti africani”.

Come si è svolto il concorso

Il 2008 è stato l’anno del lancio dell’iniziativa e della raccolta delle idee. Tra settembre e ottobre 2008 sono arrivate attraverso il form presente sul sito di Google 150.000 idee che spaziavano da suggerimenti per grandi aree di investimento a proposte tecnologiche e di implementazione molto specifiche.
L’intenzione degli organizzatori era di proporre le migliori 100 idee alla votazione della rete, ma l’enorme successo ottenuto e l’affinità di molte proposte ha spinto a cambiare programma.
In sostanza gli oltre 3000 dipendenti di Google hanno vagliato tutte le idee e hanno combinato insieme gli aspetti più innovativi di diverse proposte, in modo da creare nuovi approcci ad alcuni grandi problemi.
Ogni idea è stata esaminata in base a cinque criteri: portata, impatto, realizzabilità, efficienza e longevità.
Ne sono uscite fuori 16 idee, ognuna delle quali traeva ispirazione da numerose idee inviate dagli utenti.

Il 2009 è stato l’anno della votazione on line. Tutti gli utenti della rete hanno avuto la possibilità di esprime la propria preferenza per una delle sedici idee. Dopo l’8 ottobre 2009 (termine ultimo fissato per la votazione) tutte le preferenze di voto sono state consegnate ad un apposito comitato consultivo formato da esperti di riconosciuta competenza nei settori individuati dalle categorie di presentazione delle idee. Basandosi proprio sulle preferenze della rete il comitato consultivo ha selezionato cinque idee finaliste da finanziare.

Dato che ogni idea non era più il frutto di una singola proposta ma era un concentrato di elementi positivi provenienti da più proposte a questo punto rimaneva il problema di chi finanziare per la realizzazione dell’idea. Il team di Google ha aperto, allora, un nuovo concorso, nel quale si chiedeva ad organizzazioni no profit di “candidarsi”. Tramite una procedura RFP (richiesta di offerta) finalmente qualche giorno fa sono stati comunicati ufficialmente i nomi dei soggetti che si vedranno riconoscere i 2 milioni di dollari.

I vincitori

  • Idea: Rendere disponibili sul Web risorse educative, gratuitamente Progetto finanziato: Khan Academy una organizzazione non profit che fornisce un’istruzione gratuita e di alta qualità a tutti e ovunque tramite una raccolta online di oltre 1.600 video didattici. Il finanziamento servirà a supportare la realizzazione di altri corsi e a consentire alla Khan Academy di tradurre la sua raccolta di base nelle lingue più parlate del mondo.
  • Idea: Migliorare l’istruzione scientifica e tecnica Progetto finanziato: FIRST una organizzazione non profit che promuove l’istruzione scientifica e matematica in tutto il mondo tramite la competizione di squadra. La sua missione è stimolare i giovani a diventare leader in campo scientifico e tecnologico consentendo loro di fare esperienze reali lavorando con tecnici e scienziati professionisti. Il finanziamento consentirà lo sviluppo e l’avvio di nuovi programmi di raccolta fondi per team di robotica formati da studenti che consentiranno a più team di studenti di partecipare a FIRST.
  • Idea: Rendere le amministrazioni pubbliche più trasparenti Progetto finanziato: Public.Resource.Org
  • Idea: Promuovere l’innovazione nei trasporti pubblici Progetto finanziato: Shweeb un’idea di trasporto cittadino delle persone su breve-media distanza utilizzando veicoli azionati dall’uomo su monorotaia. Il finanziamento sarà utilizzato per finanziare la ricerca e lo sviluppo allo scopo di testare la tecnologia di Shweeb per un contesto urbano.
  • Idea: Offrire istruzione di qualità agli studenti africani Progetto finanziato: L’African Institute for Mathematical Sciences (AIMS) un centro che si occupa di istruzione e di ricerca in campo scientifico e matematico a Cape Town, in Sudafrica. L’attività principale dell’AIMS è costituita da un programma ponte della durata di un anno per neolaureati. Tale programma consente loro di acquisire competenze e conoscenze prima di affrontare eventuali master e dottorati PhD. Il finanziamento permetterà l’apertura di altri centri AIMS per promuovere gli studi matematici e scientifici postlaurea in Africa.

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Banda larga? forse si…

Bernabé non cede e rilancia: Telecom Italia non intende scendere a patti e anzi continua a promettere un percorso proprio per portare la banda larga nel paese a modo proprio ed in modo indipendente. Lo fa direttamente davanti all’AGCOM, quello che dovrebbe essere l’”arbitro” che mette le parti sui binari del corretto sviluppo negli interessi della nazione. Lo fa promettendo banda larga in 6 grandi città con offerta commerciale già pronta ad essere lanciata.

Entro Natale 520.000 abitazioni di Roma, Milano, Catania, Bari, Venezia e Torino potranno accedere ad una offerta per connettività fino a 100 Mbps. la rete poi verrà successivamente ampliata di anno in anno per arrivare nel 2018 a circa il 50% della popolazione.

E’ un modo per recuperare un gap che sta diventando pesantissimo verso gli altri paesi industrializzati: In Francia e Germania la rete esiste gia’ a 100 Mbps e in altri paesi come Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Hong Kong hanno già in certe aree 1 Gbps (10 volte tanto).

Ci sono aree gia’ be attrezzate anche in Italia grazie anche allo sforzo di alcuen regioni (Trentino Alto Adige e Lombardia in primis) che hanno gia’ realizzato proprie reti cittadine ad alta velocità grazie ad investimenti con propri fondi. Ma sono progetti che vanno a rilento. Siamo ancora molto lontani dall’euforia dei primi anni del 2000 quando non si trovava letteralmente fibra ottica dati i grandi volumi di posa dell’epoca.

Il mio parere è che molta colpa è anche delle amministrazioni pubbliche locali, miopi sui vantaggi di tali sistemi. Il costo di una infrastruttura per le reti di prossima generazione si sarebbe potuto annegare in svariate opere di urbanizzazione fatte negli anni (ad esempio rifacimento di fognature, acquedotti, manti stradali, illuminazione pubblica).

Aspettiamo, per ora ci viene spacciata l’offerta ad alta banda quella delle chiavette internet o delle nostre vecchie linee adsl….

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Ma ci sarà mai la vera banda larga?

Da punto informatico che ha fatto un articolo veramente bello:

Roma – I principali operatori nazionali di telecomunicazioni, dopo aver di fatto rotto nel Comitato NGN, hanno raggiunto un accordo sul “modello strutturale di base per lo sviluppo di reti di nuova generazione”: lo ha comunicato il (vacante) Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso il Dipartimento delle comunicazioni.

Davanti al sottosegretario Paolo Romani si era nuovamente riunito il tavolo tecnico che chiamava gli operatori del settore ”ad effettuare i necessari approfondimenti tecnici, tecnologici, economici e finanziari” necessari ad “una più ampia e veloce diffusione delle Reti di accesso in fibra ottica”. Dopo una serie di annunci e speranze più o meno condivise, un primo passo sembra effettivamente essere stato compiuto: un accordo sul modello su cui basare lo sviluppo della nuova rete (cavidotti, fibre ottiche spente, collegamenti verticali, permutatori ottici e collegamenti ottici per stazioni radio base i sistemi sul tavolo) e che dovrà rappresentare “il punto di riferimento dell’attività che Governo, Enti locali e operatori prevedono di sviluppare congiuntamente”.

Secondo le indiscrezioni si dovrebbe trattare di un modello ibrido in cui si potranno usare (a discrezione degli operatori) sia la tecnologia Gpon ( fortemente voluta da Telecom Italia) sia quella point-to-point (preferita dagli OLO, la concorrenza), grazie all’impiego di un cavidotto in cui far transitare le fibre.

L’accordo rappresenta, spiega il sottosegretario Romani, un passo fondamentale “proprio nell’attuale situazione economica che impone ogni sforzo per fare scelte mirate su progetti di natura infrastrutturale capaci di dare un impulso serio e strutturato alle prospettive di sviluppo e crescita del Paese”.

Questo modello, spiega Romani, è volto “ad assicurare la massima armonizzazione con le infrastrutture esistenti”. A questo scopo, continua, verrà avviato, tramite una consultazione pubblica, “un veloce e accurato censimento delle infrastrutture in fibra ottica presenti nel Paese e dei relativi piani di investimento per lo sviluppo delle stesse nei prossimi tre anni. Questo atto è propedeutico all’identificazione delle aree oggetto di intervento secondo il modello su cui oggi è stato trovato l’accordo e a un celere e omogeneo sviluppo delle reti di nuova generazione sul territorio nazionale”.

Tutto pronto per partire dunque? Non proprio: “Tra due settimane sarà convocata la seconda riunione del Tavolo Governo Operatori con l’obiettivo di sancire i principi e le tappe necessarie per l’avvio concreto della partnership pubblico – privata che possa operare sulle infrastrutture passive necessarie alle reti di nuova generazione”, e la prossima settimana il Ministero dello Sviluppo Economico convocherà gli operatori medi e piccoli ai quali sarà presentato il nuovo modello (ma che avrebbero, secondo il sottosegretario, “già manifestato un concreto interesse a partecipare al progetto Italia digitale“). Sarà inoltre dato il via sempre questa settimana alla consultazione pubblica per il censimento della fibra e dei relativi piani di investimento per lo sviluppo delle stesse nei prossimi tre anni, atto “propedeutico all’identificazione delle aree oggetto di intervento secondo il modello su cui oggi è stato trovato l’accordo e a un celere e omogeneo sviluppo delle reti di nuova generazione sul territorio nazionale”.

Intanto l’Europa sta a guardare (ma non sta con le mani in mano): dovrebbe essere divulgata (attese per i primi giorni della settimana) la Raccomandazione Nga approvata in via definitiva dalle Commissione europea mercoledì, e presto sarà avviato Broadband Communication, il primo framework europeo a cui gli Stati membri dovranno attenersi per centrare gli obiettivi dell’Agenda digitale (che vorrebbe garantite connessioni a 30 Mbps per tutti i cittadini della UE e disponibilità di 100 Mbps in almeno il 50 per cento delle abitazioni) e del Piano pluriennale per la gestione dello spettro radio. A Bruxelles sono convinti che la competitività del Vecchio Continente dipenda anche dalle nuove tecnologie e, in particolare, da Internet. Interessanti sviluppi che da Roma dovranno osservare attentamente: verrà delineata in questa sede la cornice entro cui i regolatori nazionali dovranno iscrivere le proprie norme per la realizzazione e l’accesso alle nuove infrastrutture di rete. Il tutto nell’ottica della contrapposizione tra incumbent e OLOe della definizione di rispettive responsabilità e delle tariffe sulle nuove reti.

Claudio Tamburrino

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