Vi ricordate il discorso degli 800 milioni di euro riservati per la banda larga in Italia e annunciati in pompa magna come primo step di una nuova rete next generation?
Beh ne sono rimasti molto pochi…..
Che tristezza.
I dettagli qui:
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Vi ricordate il discorso degli 800 milioni di euro riservati per la banda larga in Italia e annunciati in pompa magna come primo step di una nuova rete next generation?
Beh ne sono rimasti molto pochi…..
Che tristezza.
I dettagli qui:
Da un estratto di un nostro documento per spiegare questa attività. Penso possa essere utile a molti.
Nelle realtà aziendali esistono innumerevoli contenitori di dati da cui si estraggono informazioni utili alla conoscenza del proprio business.
Questa frase contiene in sé il perché dell’analisi del rischio all’interno di una azienda.
Abbiamo dati in molteplici forme: cartacei, fogli excel, svariati databases, documenti informatici. Sono Fatti ed Oggetti. Da soli servono poco o nulla ma devono essere comunque gestiti.
Dai dati estraiamo informazioni correlandoli in configurazioni significative per la nostra attività.
La conoscenza è l’applicazione e l’uso produttivo dell’informazione.
Sono “oggetti” che quindi vanno preservati per la continuità dell’azienda.
Per tali motivi è necessario quindi analizzare l’intera azienda per scoprire dove sono questi “oggetti” e come preservali in caso di “disastri”.
Questo è l’oggetto della Risk Analysis:
Gli obiettivi della Risk Analysis sono soprattutto:
E’ un processo ciclico da effettuare con svariate metodologie:
I passi sono abbastanza semplici da descrivere:
Una volta calcolato il rischio totale si mettono in pratica azioni correttive volte a eliminarlo, abbassarlo, oppure trasferirlo (assicurazione).
A questo punto si entra nella gestione del rischio vero e proprio in cui si mettono in pratica una serie di metodologie organizzative e tecnologiche massimizzando il rapporto Costo/beneficio in quanto la gestione del rischio ha benefici ma anche costi quali:
Il ritorno dell’investimento per la riduzione del rischio è comunque positivo se il processo è eseguito correttamente: ci sono dei benefici economici in quanto perdo meno tempo (es, quanto costa ricostruire un sistema gestionale partendo dalle copie cartacee?), benefici non economici come una migliore gestione, una maggiore consapevolezza, un livello di integrità dei dati migliorato.
In definitiva, uno studio di risk management ha l’obiettivo di presentare al management aziendale le contromisure necessarie alla riduzione del rischi e comprende:
In sostanza dire che serve assolutamente un doppio ced, oppure una rete dati completamente ridondata, un certo sistema di replica delle informazioni senza avere fatto una seria analisi sia dei costi che dei benefici attesi è assolutamente priva di significato. Di volta in volta le soluzioni possono essere diverse a seconda dell’azienda.
http://w3techs.com
This diagram shows the percentages of websites using various content management systems. See technologies overview for explanations on the methodologies used in the surveys.
How to read the diagram:
78.7% of the websites use none of the content management systems that we monitor.
Wordpress is used by 12.0% of all the websites, that is a content management system market share of 56.3%.
| None |
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|---|---|---|---|---|---|
| WordPress |
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| Joomla |
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| Drupal |
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| vBulletin |
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| Typo3 |
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| Blogger |
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| phpBB |
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| Discuz! |
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| ExpressionEngine |
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| DataLife Engine |
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| DotNetNuke |
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| Simple Machines Forum |
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| Movable Type |
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| XOOPS |
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| SPIP |
|
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| PHP-Nuke |
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| Bitrix |
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| MediaWiki |
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| IP.Board |
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| Plone |
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| eZ Publish |
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| TypePad |
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| CMS Made Simple |
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| Ektron |
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| Squarespace |
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| Open Text |
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| e107 |
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| EPiServer CMS |
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| Contao |
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| Mambo |
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| PHP-Fusion |
|
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| SilverStripe |
|
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| Nucleus |
|
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| MODx |
|
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| Contenido |
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| OpenCms |
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| Concrete5 |
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| DokuWiki |
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| CommonSpot |
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| W3Techs.com, 14 September 2010 | |||||
| absolute usage percentagemarket share | |||||
| Percentages of websites using various content management systems | |||||
Riporto da Html.it. Veramente un bel progetto e grazie html.it per averlo recensito.
OOo4Kids è un progetto avente lo scopo di sviluppare un software derivato dal codice sorgente di OpenOffice.org destinato ai bambini con età compresa tra 7 e 12 anni e al settore educativo. Si ha pertanto la possibilità di scrivere testi, impaginare documenti, fare disegni di vario genere e creare presentazioni multimediali, utili ad esempio per ricerche e progetti in ambiti scolastici. Obiettivo principale è di rendere disponibile un prodotto gratuito in grado di far avvicinare l’utenza più giovane al mondo della videoscrittura e degli strumenti cosiddetti d’ufficio in modo semplice ed efficace. Il software, realizzato dai volontari dell’associazione EducOOo, viene distribuito con licenza LGPL v3 e può pertanto essere liberamente utilizzato per scopi privi di lucro, potendo inoltre contare su idee, suggerimenti e proposte provenienti dalla stessa comunità di utilizzatori. Per ottenere la massima fruibilità della suite l’interfaccia è stata particolarmente curata per risultare chiara, attraente, colorata e invitante, senza perdere di vista aspetti legati anche alle disabilità. Tra i moduli disponibili vi sono:
Alcuni screenshot:




L’articolo Originale e completo è qui.
E’ quasi tempo per il rinnovo sementrale della nota distribuzione. A ottobre sarà pronta per essere scaricata Ubuntu 10.10, ma già ora è possibile testarne la beta, anche se ovviamente, potrebbe essere instabile e/o con qualche errore
Ubuntu 10.10 si basa sul kernel linux 2.6.35.3 e incorpora l’ambiente desktop Gnome 2.31 nella versione principale; per quanto riguarda le derivate troviamo naturalmente KDE 4.5.0b in Kubuntu e XFCE 4.6.2 in Xubuntu.
Alcune novità:
La versione definitiva di Ubuntu 10.10 è attesa per il 10 ottobre. La versione beta può essere scaricata dal sito ufficiale.
In un precedente post abbiamo parlato di strumenti open source per la gestione di gruppi di lavoro con interfaccia web.
Vediamo vantaggi e svantaggi di una metodologia di lavoro che in Italia stenta a decollare: il telelavoro.
Vediamo quali sono i punti forti, i punti deboli e per quale motivo in Italia non decolla.
I punti forti:
I punti deboli:
Da un punto di vista tecnologico, il telelavoro è abbastanza semplice:
Alcuni consigli:
Bisogna abituarsi: sarà comunque il modo di lavorare del prossimo futuro
L’organizzazione di una azienda, di uno studio, necessità di condividere tra i collaboratori molte informazioni. Molto spesso queste informazioni sono sparse su una quantità di supporti eterogenea: rubrica cartacea, appunti, file sui diversi computer, conoscenze non scritte dei collaboratori. Questo comporta molto spesso inefficienze, ritardi nella trasmissione delle informazioni, perdita di informazioni.
Le organizzazioni più efficienti, da anni si sono dotate di strumenti di collaborazione per sopperire a ciò. Nella mia esperienza sono ancora troppo poche, soprattutto in Italia e non solo presso le piccole organizzazioni mancano questi strumenti.
Spesso si dice che costano troppo, che non servono, che sono troppo complesse. Niente di più falso.
Costi: Le soluzioni open source, quindi libere da costi di licenza sono sempre più numerose e sempre più complete.
Non servono: avere a disposizione in ogni momento la propria agenda, la propria rubrica e quella dei collaboratori, avere sottomano l’ultima offerta o lo stato di un ordine molto spesso fa la differenza tra acquisire e concludere un contratto o perderlo. Immagazzinare la conoscenza dell’organizzazione in questi strumenti puo’ sopperire alla mancanza di alcuni collaboratori (che magari se ne vanno portando via conoscenza).
Troppo complesse: sono tutte web based, intuitive. Con pochi clic si trovano le informazioni grazie anche ai potenti motori di ricerca inseriti all’interno.
La verità molto spesso è un’altra: non sono mai state provate a fondo per un periodo sufficiente, si pensa di perdere tempo ad inserire i dati. In sostanza è solo ed esclusivamente un fatto culturale.
Vediamo una applicazione che da tempo propongo ai clienti e che utilizziamo all’interno della nostra struttura: E-Groupware.
L’applicazione è presente sul mercato da svariati anni ed ha raggiunto una buona stabilità. Gira su qualsiasi sistema su cui gira un interprete php, un database mysql, un server web. Quindi gira su piattaforma Windows, Mac, Linux. E’ accessibile esclusivamente via web da qualsiasi dispositivo su cui giri un web browser: PC, MAC, Linux, iPhone, iPad, BlackBerry, cellulari in genere con capacità grafiche.
L’applicazione o, meglio il sistema, è composto da vari sottosistemi integrati tra di loro ad esempio:
Le informazioni vengono tutte salvate su database relazionale e quindi è molto agevole accedere al sistema per effettuare ricerche non previste, analizzare le attività aziendali in ottica di migliorare la performance, etc.
Non vedo motivi quindi per non adottare un sistema del genere, in quanto i vantaggi che offre sono molti e di indiscutibile validità.
Nella mia attività consulenziale e formativa utilizzo spesso Microsoft Project come strumento,ovviamente, per la gestione dei progetti. E’ pero’ uno strumento complesso, evoluto e con molte funzionalità che spesso non vengono utilizzate per progetti comuni. In più, nelle ultime release, il programma non è più contenuto nel pacchetto Office; questo crea problemi quando si condividono progetti con clienti evoluti ma non tanto da acquistare licenze aggiuntive per programmi che non utilizzano spesso. Ho cercato quindi dei prodotti simili nel mondo del free software e dell’open source e ne ho provati due: Planner e OpenProj.
Planner, nato nel mondo linux ma portato anche nel mondo Microsoft Windows è molto semplice e molto limitato. Serve soprattutto per creare diagrammi di Gantt e assegnare qualche risorsa. Ha pochi campi dati a disposizione, non si possono rinominare. Gestisce la struttura WBS, gestisce le relazioni tra attività in maniera abbastanza completa ma poco altro. Puo’ essere utile per progetti veramente piccoli in quanto è anche molto semplice e non sottintende grandi conoscenze di teoria del Project Management.
OpenProj di Serena, nella versione stand alone provata, è invece tutta un’altra cosa. E’ veramente completo. e puo’ essere utilizzato molto bene per progetti anche complessi. La gestione delle informazioni delle attività è molto completa, la gestione delle risorse pure. Ha una gestione dei calendari delle risorse molto simile (per non dire uguale) a MS Project, gestisce i metodi di attribuzione del “consumo” delle risorse, gestice altri diagrammi, quali il reticolare. gestisce soprattutto le previsioni. Puo’ quindi essere utilizzato non solo nella fase di progettazione del progetto, ma anche nella fase di gestione e avanzamento con la tecnica del costo realizzato. Le WBS le gestisce, anche se non in maniera completa (Beh… neanche MS Project eccelle in questo). Con qualche artifizio si gestiscono anche le WBS flessibili (più o meno come si gestiscono in MS Project). Non gestisce i sottoprogetti e la collaborazione tra team. Queste sono funzionalità presenti nella versione commerciale che pero’ non ho provato. E’ compatibile con i il formato proprietario di MS Project (non l’ho testato a fondo su progetti complessi, ma nel futuro è un test che farò).
Per progetti medi l’ho adottato praticamente al 100% non trovando limitante le mancanze evidenziate. Da consigliare quindi.
Titolo un po’ strano vero?
Tutto nasce dalla lettura del supplemento Nova del Sole 24 ore di oggi.
Leggo spesso questo supplemento, in quanto fanatico di tecnologia e di applicazioni all’avanguardia, e devo dire che mi piace. Ogni tanto pero’ bisognerebbe leggerlo con giudizio (come bisognerebbe leggere tutto con giudizio e senso critico).
Ma ritorniamo al fatto: sto sfogliando l’inserto e mi imbatto in un articolo , “la Caverna delle Idee” di Gianni Rusconi. Vedendo le immagini il mio primo pensiero: hanno fatto un articolo sul CAVE. E leggo l’articolo. Bello ma con molte insesatezze e soprattutto è un articolo per fare pubblicità, nessun accenno, nessun link di storia. Il sistema, leggendo l’articolo, sembra nato dalla società T-Systems che spiega sarà utilizzato per fare business e che difficilmente si troveranno installazioni in ambito pubblico o privato (al massimo, dicono i manager, solo con due o tre pareti, proprio per porre l’accento sulla complessità del loro sistema).
Bene ma che è il CAVE? Il CAVE è l’acronimo di Computer Advanced Visualisation Environment ed è nato qui e anche molti anni fa come vedete se visualizzate il link appena proposto. In sostanza una scatola cubica le cui pareti sono in realtà degli schermi gestiti da computer che proiettano lo spettator ein una vera realtà artificiale immersiva (almeno visiva), con o senza occhialini 3d. Realtà con la quale si puo’ interagire in svariati modi (comandi tipo joystick tridimennsionali, sensori, altro).
In sostanza ho trovato il classico articolo fatto per stupire pieno di inesatezze. Queste le ho scoperte in quanto mi sono interessato al sistema gia’ nel lontano 1996 per un mio progetto visionario, ma chissà quante altre inesatezze ci propinano ogni giorno su gionali (reali o elettronici) senza che ce ne accorgessimo.
Curiosità sul progetto visionario? Bene eccolo:
Riqualificazione del Centro Candiani di Mestre (in realtà all’epoca solo un oggetto incompiuto di due grandi architetti veneziani). L’idea (non completamente mia, ma portata all’estremo per l’epoca da me) era semplicemente questa: facciamo del Candiani un museo interattivo dell’arte digitale sulla falsariga di alcune realizzazioni simili che stavano nascendo a Tokio, Karlsruhe e Linz. In sostanza un grande videogioco il cui soggetto variava di volta in volta: Una mostra di quadri (veri) con un avatar artificiale che mi appare quando mi soffermo davanti ad un’opera, una rappresentazione artistica in cui anche il pubblico manipola gli artisti e cose del genere. Il CAVE faceva parte del gioco (e molte altre cose che all’epoca mi ispiravano). C’era anche il ritorno economico: la tecnologia costava tantissimo all’epoca e si dovevano utilizzare macchine estremamente potenti e allora perchè non le noleggiamo alle società private per fare ricerca quando queste sono inattive? (anche questa idea non originale, l’aveva inventata penso un certo Ross Perot se non sbaglio) . In quel periodo si era ispirati da rare riviste ormai sparite che precorrevano i tempi
Purtroppo progetto troppo avanti nel tempo che ovviamente non è stato portato avanti.
Comunque grazie Nova, pur nella tua superficialità (solo per questo articolo, intendiamoci) mi hai fatto ripercorrere alcuni dei miei progetti più cari.
Per chi si interessa di fascicolo sanitario elettronico, come noi, non si deve scordare di questa utile guida, prelevabile qui.