Le ultime evoluzioni sulla privacy

Nell'ultimo periodo la Commissione Europea ha discusso un' importante riforma del regolamento sulla privacy con lo scopo di unificare la legislazione in materia all'interno dei paesi EU e sostituire la direttiva 95/46/CE. A differenza delle Direttive che consentono agli Stati Membri di interpretare ed applicare con modalità diverse le norme, i Regolamenti Europei vengono trasformati direttamente in legge nazionale da ogni stato con minima possibilità di modifica. E perciò evidente che questo avrà un importante impatto sul nostro Codice della Privacy, e potrebbe portare ad ulteriori sconvolgimenti.
Il primo passo però sta già venendo discusso in questi giorni, infatti il Consiglio dei Ministri ha dato il via ai lavori di esame preliminare al decreto legislativo per l'attuazione della direttiva europea in tema di servizio universale e diritti degli utenti in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica, della direttiva europea sul trattamento dei dati personali e tutela della privacy nel settore delle comunicazioni elettroniche, del regolamento comunitario sulla cooperazione tra le Autorità nazionali responsabili dell'esecuzione della normativa a tutela dei consumatori. Questa normativa dovrebbe servire a ribadire la responsabilità degli operatori in caso di incidenti informatici a tutela di utenti e consumatori.

Oltre a ciò è però utile ricordare che il testo Italiano sulla privacy negli ultimi dodici mesi ha già subito importante modifiche:

A maggio 2011 infatti oltre ad alcuni accorgimenti per i sistemi bancari venivano infatti decise varie semplificazioni normative riguardanti le persone giuridiche, mentre a dicembre dello stesso anno avveniva la rivoluzione limitando il concetto di dato personale soltanto all'ambito delle persone fisiche.

Il 9 febbraio 2012 con il DDL Semplificazioni è stato infine abrogata l' obbligarietà della redazione del Documento Programmatico sulla Sicurezza e Privacy (DPS).
E' nostra opinione però che sia buona norma per ogni azienda, sopratutto se tratta dati sensibili o giudiziari, tenere comunque aggiornato un proprio documento interno simile al vecchio modello di DPS per la guida alla gestione dei sistemi informativi e la continuità operativa allo scopo di avere il sotto controllo e garantire la tracciabilità dei dati, che rimangono comunque un fattore di criticità per ogni organizzazione.

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Sanità Elettronica su Novà del Sole 24 Ore

L'importante è che se ne parli. Dopo l'allarme lanciato dal presidente dell'Autorità Garante sulla Privacy di cui abbiamo parlato su un precedente post, oggi Novà del Sole24Ore dedica ampio spazio alla discussione sulla Sanità Digitale con questo articolo che riportiamo.
La speranza è che questi siano i primi passi verso l'inizio di una discussione mediatica che traini quella normativa.
 

La spesa complessiva in informatica e tecnologie (Ict) per la sanità è di 1,3 miliardi di euro, pari a circa l'1,1% del costo totale. Fanno 22 euro per abitante. Poco, sostiene l'Osservatorio Ict in Sanità nel 2012 della School of Management del Politecnico di Milano in un rapporto che verrà diffuso martedì. Poco, se si considerano altri paesi con sistemi sanitari confrontabili. Molto se si considera che dal 2005 al 2011 quella sanitaria è l'unica voce di spesa in Ict che cresce rispetto a tutta la pa. Eppure, anche questi investimenti potrebbero essere a rischio. «Effettuare tagli al sistema sanitario italiano non è facile», si legge nel rapporto. «Esiste una sola leva che potrà consentire di conciliare in futuro la qualità del servizio e il controllo della spesa: l'innovazione, che nelle nuove tecnologie, e in particolare nel virtual health, trova un suo driver fondamentale».

Dentro virtual health o e-health ci sono tecnologie e servizi, soluzioni per la medicina sul territorio, monitoraggio, prevenzione e cura a distanza per ridurre i costi della gestione dell'ospedalizzazione, in particolare della popolazione anziana e dei cronici. L'esigenza è spostare l'assistenza dall'ospedale verso il territorio, diminuendo in modo rilevante la degenza e i costi di assistenza. L'area del Long Term Care è infatti tra quelle che maggiormente preoccupa chi deve far quadrare i conti della sanità. «L'opportunità di introduzione di innovazione in queste aree è oggi enorme – commenta Mario Salerno di Fondazione Filarete -. Senza dimenticare le possibilità fornite dalla disponibilità di enormi quantità di dati il cui utilizzo può avere impatti significativi su analisi epidemiologiche e sulla gestione della salute pubblica»,. Il solo effetto della deospedalizzazione, ad esempio, può valere oltre tre miliardi di euro l'anno. Confindustria l'anno scorso ha calcolato che la telemedicina, da sola, farebbe risparmiare 7,3 miliardi, ricetta digitale e fascicolo sanitario congelerebbero a loro volta altri quattro miliardi.

«Potremmo assistere alla tempesta perfetta, a una singularity tecnologica che vede l'healthcare da un lato e digitale e internet delle cose dall'altro convergere e alimentarsi a vicenda», spiega Leandro Agrò, global director user experience di Publicis Healthware International, azienda che offre servizi di consulenza strategica e comunicazione digitale in ambito healthcare. Paradossalmente la sanità che ha conosciuto per ultima il web lo cavalcherà meglio di editori, banche e telco. Negli Stati Uniti otto medici su dieci posseggono un tablet e lo usano per il loro lavoro. Esistono tra i sei e sette braccialetti che monitorano pressione, battito cardiaco, temperatura, di poche decine di dollari. Diverse centinaia di applicazioni per smartphone che ci monitorano ogni singolo istante della nostra vita. Il processo a cui stiamo assistendo parte dall'accesso all'informazione medica, oggi democratizzato dalla vastità di opportunità disponibili in rete. Ma prosegue cavalcando devices di monitoraggio nati per il wellness che si stanno sempre più integrando con profili medici, e da lì risale verso un futuro di autodiagnosi e autocura. Leandro Agrò sintetizza questo fenomeno con 'consumerizzazione dell'healthcare'. E si spinge oltre. I prossimi tre step sono informazione (epatients), monitoraggio (self tracking), autodiagnosi (Ai), autocura. Oggi, si legge in un Whitepaper di prossima pubblicazione, saremmo solo alla prima fase, quella degli epatients.

In Italia sull'onda del britannico Patience Opinion e dello statunitense Patientslikeme già da qualche anno è attivo Patienti.it, fondato da una giovane medico, Linnea Passaler. «I pazienti che mi arrivavano ‐ ricorda – spesso erano all'oscuro di informazioni fondamentali per la loro salute. Se avessero scelto con più cura dove affidarsi avrebbero avuto esiti diversi. Da qui è nata la voglia di dare un servizio che permettesse a chiunque, anche a chi non avesse conoscenze di medici, di informarsi e di scegliere consapevolmente». Pazienti.it oggi raccoglie migliaia di informazioni, recensioni, dati su tutte le strutture sanitarie italiane. Informazioni che continuano ad aumentare, eppure, il dialogo tra tecnologi, medici e istituzioni è tutt'altro che sereno, almeno in Italia. I pazienti, spiega la Passaler, diventano sempre più consumatori di salute, «pretendono più servizi, più qualità a costi più bassi. La medicina è invece ancora arroccata su posizioni molto paternalistiche, si mette poco in discussione; il sistema sanitario è basato su diritti acquisiti che riteniamo sacrosanti ma che diventano sempre più difficili da garantire con il prolungarsi dell'età». Queste due istanze apparentemente opposte producono attriti fortissimi.

L'altro terreno scivolosissimo è quello della privacy e del trattamento dei dati sensibili soprattutto se riferiti alla salute. Questi servizi innovativi in rete, lamentano i tecnologi, sono ostacolati da normative che rendono impossibile sbloccare le potenzialità di questo strumento. All'estero ci sono certamente meno limitazioni e forse anche per questo si sta sviluppando rapidamente la geomedicina, ovvero il posizionamento dei dati medicali sulla mappe per analizzarli alla luce del contesto. Così come le ricerca collaborativa attraverso gli open data delle università. Quest'anno scadranno importanti brevetti per Big Pharma. Le grandi del farmaco hanno iniziato a guardare in basso, al digitale, a vendere prodotto (farmaco) e servizio. Come? Tenendo d'occhio quel mondo di startup della salute che sta partendo. Nell'ultimo anno Rock Health, un acceleratore di seed capital ha finanziato ben 15 startup attive su mobile e web applicazioni. Anche qui da noi il biomedicale produce idee. Ogni mese Fondazione Filarete presenta e lancia startup attive nel settore biomedicale. All'ultima Filarete Healthy Startups di marzo, Roberto Lattuada di MyHealthbox ha raccontato la sua idea: progettare e distribuire bugiardini elettronici per medicinali e prodotti per la salute. Il 2 maggio Samuele Burastero, ricercatore al San Raffaele, proporrà Dya, un chip per scoprire in temi rapidi le allegrie. Non sarà solo. Con lui innovatori che racconteranno un'altra sanità possibile.

Fonte:http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-04-13/cura-digitale-sanita-165602.shtml

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Allarme del Garante Privacy sull’ FSE

 

Pochi giorni fa avevamo pubblicato un articolo con il quale facevamo il punto sulla situazione dell'e-healt in Italia analizzando quali sono le tecnologie ed i servizi che secondo noi dovrebbero essere applicati per uno sviluppo digitale del settore sanità.
Nel nostro report avevamo precisato “… si fatica ancora a trovare progetti e casi di studio obbiettivi dove l'integrazione informatica-sanità sia arrivata ad essere il punto base di alcune strutture.”.
Ed infatti giovedì 12 aprile il Presidente dell'Autorità Garante sulla Privacy Francesco Pizzetti ha lanciato l'allarme sostenendo che l' Italia si trova in “…preoccupante ritardo per quanto riguarda la sanità elettronica.”.
Le dichiarazioni del Presidente dell'Autorità Garante avvengo al di fuori dell'ambito ufficiale del suo ruolo inerente alla materia di protezione dei dati personali, tuttavia vista l'autorevolezza dell'opinione questo è un monito che non può non essere ascoltato.
Pizzetti nella sua esposizione ha spiegato: "
Il problema è che l'adozione dell'e-health è lasciata alla sperimentazione delle Regioni e alcune, come la Lombardia e l'Emilia Romagna, hanno adottato sistemi avanzati, ma diversi fra loro e dunque difficilmente integrabili, mentre il "Ministero della Salute” non ha ancora dato delle linee guida e il Parlamento si sta occupando ora del Fascicolo Sanitario Elettronico. Tutto questo mi preoccupa perchè in Europa si discute molto sull'agenda digitale e la sanità elettronica è al primo posto: è vista come un enorme servizio per il cittadino. Il Fascicolo Sanitario Elettronico – ha detto Pizzetti – non rappresenta solo innovazione e la possibilità di cure migliori anche nelle zone di campagna e nelle zone più lontane, ma anche una forte possibilità di contenimento della spesa per il welfare. Come sappiamo molti ricoveri sono inutili e troppo lunghi ma ora è necessario fare una salto ulteriore perchè la sanità elettronica non è solo un miglioramento dei servizi ma è un diverso modo di organizzarlo. Stiamo accumulando dei gravi ritardi, solo il Garante ha dato delle indicazioni sul fascicolo elettronico, e quello che preoccupa di più e che anche nell'agenda digitale italiana manchi uno specifico tavolo per la sanità elettronica. Nel nostro Paese, anche a causa del fatto che il 40% della popolazione non ha ancora accesso a internet, stiamo accumulando un ritardo elevatissimo, ancora più grave se si considera che abbiamo il maggior numero di anziani e la più elevata aspettativa di vita".

Parole che fanno riflettere.

Fonti:
http://www.key4biz.it/Mappamondo/Europa/2012/04/Sanita_Elettronica_eHealth_Francesco_Pizzetti_Garante_Privacy_209784.html
http://www.entilocali.ilsole24ore.com/art/welfare-e-anagrafe/2012-04-12/fascicolo-elettronico-ancora-miraggio-190006.php?uuid=AbIkC4MF

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Consultazione Pubblica sull’ Agenda Digitale

 

Uno dei punti cardine sul quale il governo sta lavorando nell'ottica di favorire la crescita economico-commerciale nel paese è quello dell'Agenda Digitale. Ormai da qualche anno si parlava di questo tema indicato da molto come fattore imprescindibile per riavviare gli investimenti e portare sviluppo tecnologico ed infrastrutturale nel paese, ma che tuttavia continuava ad essere ignorato o quasi da parte delle istituzioni, nonostante già a maggio 2010 fosse stata presentata in Commissione EU l'Agenda Digitale Europea che l'Italia come paese membro doveva recepire elaborando una propria strategia digitale.
A gennaio di quest'anno però con il Decreto Semplificazioni è stato fatto un importante passo avanti istituendo “…senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, una cabina di regia per l’attuazione dell’agenda digitale italiana, coordinando gli interventi pubblici volti alla medesime finalità da parte di regioni, province autonome ed enti locali.”.
Della notizia se ne è già ampiamente risonanza e a distanza di pochi mesi possiamo obbiettivamente notare che i lavori sull'Agenda Digitale Italiana hanno subito un cambio di marcia anche se è prematuro dire che sarà decisivo.
La notizia della settimana è però quella che proprio la Cabina di Regia attraverso il sito http://www.agenda-digitale.it ha lanciato una consultazione pubblica aperta a tutti i cittadini e soggetti giuridici italiani per raccogliere idee, proposte ed opinioni da valutare in vista della stesura del Decreto Digitalia iattorno a giugno.
Il progetto è stato suddiviso per aree tematiche, includendo "Infrastrutture e Sicurezza", "eCommerce", “Alfabetizzazione Digitale e Competenze Digitali", "eGovernment", "Ricerca & Innovazione" e "Smart Cities & Communities", articolando gli argomenti relativamente a “Obiettivi e relative priorità”, “Ostacoli”, “Azioni correttive proposte”, “Ulteriori approfondimenti”.

 

Navigando all'interno del sito possiamo però trovare alcuni interessanti punti descritti dalla stessa Cabina di Regia, In particolare segnaliamo:
– “Assicurare la copertura a banda larga di base per tutti entro il 2013, completando il Piano Nazionale Banda Larga.”
– “Stimolare l’uso di reti a banda larga, incrementando il numero di abbonamenti al servizio di connettività, rispettando così – entro il 2020 l’obiettivo europeo di avere il 50% degli utenti domestici europei abbonato a servizi con velocità superiore a 100 Mbps.”
-”Gestione in modalità cloud computing dei contenuti e servizi della PA, mediante la realizzazione dei data center federati, mediante l’attuazione del Progetto Strategico Data – Center.”
-”Assicurare la protezione dei dati di valore strategico e la relativa gestione del disaster recovery mediante i data center di prossima realizzazione.” .
Oltre alle fondamentali promesse riguardo alla banda larga, fino ad ora grave mancanza italiana che ha bloccato tutti gli investimenti nel settore Digitale, accogliamo con piacere anche gli ultimi due punti, in quanto noi di Atlante s.r.l. possiamo dirci già impegnata da tempo in progetti rivolti in questo senso.
 

Ora sarà tutto da vedere sul come si svilupperanno i temi e le discussioni (ci aspettiamo che si trovi spazio anche per parlare di Software Libero ed OpenSource), ma per ora le basi non mancano.

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Rapporto Clusit sulla Sicurezza ICT

 

Il Clusit, l'Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, ha pubblicato un encomiabile Rapporto sulla Sicurezza ICT in Italia. Il testo che elenca con precisione fonti e metodologie di ricerca, presenta una panoramica generale sull'argomento, proponendo di seguito una serie di Case Study legati ai principali eventi di Cyber Crime ed incidenti informatici nel 2011, per poi analizzare la specifica situazione Italiana e le tendenze per il 2012. Vengono anche approfonditi i temi dell'operato delle autorità sul contrasto alla criminalità informatica ed al rapporto tra mercato e sicurezza ICT, per poi passare all'analisi di alcuni argomenti caldi inerenti alla materia.

Dal rapporto si posso estrapolare una serie di interessanti dati che ci permettono di effettuare alcune considerazioni.
Ad oggi i ricavi di un ipotetico mercato del crimine informatico si possono stimare tra i 7 ed i 12 miliardi di dollari l'anno, con bersagli e modalità di attacco che diventano sempre più importanti, pensando ad esempio che nel 2011 il Ddos più significativo, scagliato contro Telecom Ucraina, Yandex ed Evoswitch ha raggiunto picchi di 100 Gb/s, mentre la somma più alta rubata con un singolo attacco ad un conto corrente bancario è stato di 14,8 milioni di dollari. In pratica si deduce che gli obbiettivi non sono più soltanto ignari e poco poco preparati utenti così detti “casalinghi”, ma diventano sopratutto grandi organizzazioni e compagnie, da cui recuperare ingenti quantità economiche o trafugare preziose banche dati contenenti informazioni sensibili di un numero largo di clienti, assumendo l'aspetto di una moderna Cyber-War. E' evidente però che questi così detti “pesci grossi” non siano di certo impreparati di fronte ad attacchi di questo genere, ma ciò nonostante le intrusioni illegali hanno talvolta avuto buon fine, dimostrando che ad oggi il livello di sicurezza informatica applicato in qualsiasi campo non potrà mai garantire una completa inibizione dagli attacchi, ma potrà soltanto minimizzare la possibilità di successo di quest'ultimi.
Durante l'ultimo anno si è parlato di una serie di attacchi a grandi organizzazioni da parte di “hacker-attivisti” che operano senza scopo di lucro (per quel che si conosce) che avevano come unico scopo quello di creare ingenti danni d'immagine ai primi. Tuttavia l'attenzione mediatica su questi eventi ha distratto l'attenzione da i pericoli creati dalla reale cyber-criminalità, molto spesso organizzata ed addirittura strutturata per lavorare su commissione.
In generale si è riassunto che il 2011 è stato probabilmente l'anno peggiore di sempre nella storia per la sicurezza informatica, lasciando previsioni non migliori per il 2012, dove le crescenti tecnologie mobili, i social network e i cloud saranno i nuovi obiettivi.
A questo vanno però aggiunti i problemi relativi agli incidenti informatici, alcuni dei quali dovuti alla troppa superficialità nella gestione dei sistemi e dei dati, ma anche alla ormai sconfinata complessità della gestione informatica che sta raggiungendo livelli avanzatissimi rendendo complicato seguire con efficienza e regolarità tutti gli elementi che compongono il complesso informativo.
Per quanto riguarda il caso specifico Italiano, si ricava che soltanto il 2% degli utilizzatori di internet ha piena e completa consapevolezza dei rischi e dei mezzi per proteggersi, mentre il 71% sebbene abbia una protezione di base è ancora impreparato per affrontare attacchi diretti e situazioni d'emergenza, evidenziando una pericolosa difficoltà culturale a riguardo, oltre che una incomprensibile arrendevolezza al denunciare le attività illegali di cui cade vittima. Si stima infatti che i danni economici che ricadono sui cittadini italiani a causa della cyber-criminalità siano in totale circa 6,7 miliardi di euro all'anno!

In questo blog verranno più avanti presentate ulteriori analisi sul tema con nuove informazioni ed analisi su argomenti specifici.
Nel frattempo per chi volesse consultare il documento del Clusit può trovarlo qui: www.securitysummit.it/page/rapporto_clusit

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Il punto sull’ e-Healt

 

Il 19 marzo si è tenuto a Gerusalemme il convegno internazionale "Cloud computing for e-Health” promosso da DigitPA e che ha visto tra gli altri la partecipazione dell'Università Ca' Foscari di Venezia e dell'USL 8 di Asolo. Come ricavabile dagli atti si sono approfonditi i vantaggi pratici dello spostamento dei dati sanitari verso il cloud, l'integrazione sulla nuvola dei servizi di e-healt oggi in crescita come il PACS o l'EHR e con i servizi di automatismo aziendale non strettamente legati alla sanità, ma nei prossimi fondamentali per qualsiasi campo di utilizzo che richieda l'immagazzinamento di grosse quantità di dati, come la Gestione Documentale coadiuvata da conservazione sostitutiva e marchio temporale.

Le risorse scientifiche e tecnologiche per l'utilizzo dell'informatica con la medicina non mancano, e le crescenti necessità di ottimizzare risorse e allo stesso tempo mantenere una corretta tracciabilità delle informazioni rendendo sempre più accessibili i dati ai pazienti indurrebbero a pensare che investire con celerità verso l'implementazione dei servizi di e-healt in ospedali e cliniche sia ormai di decisiva importanza. Tuttavia, nonostante alcune ottime iniziative sperimentali si fatica ancora a trovare progetti e casi di studio obbiettivi dove l'integrazione informatica-sanità sia arrivata ad essere il punto base di alcune strutture.

Ma in concreto, quali sono i passi che un ospedale od una clinica potrebbe affrontare per sviluppare questo nuovo concetto sanità digitale? Senza scendere nei dettagli potremmo suggerire l'implementazione di questi sistemi:
Fascicolo Sanitario Elettronico: Il Ministero ha già emanato alcune linee guida sull'argomento e si segnala l'importante Progetto Sole avviato in Emilia Romagna. Lo scopo è quello di permettere la compilazione delle Cartelle Cliniche (o Ambulatoriali) dei pazienti in maniera automatizzata, in maniera da conservare in dati clinici in un database e renderli disponibili per altre elaborazioni (rifacendosi al concetto di EHR – Elettronic Healt Record), permettendone altresì l'accesso contemporaneo a personale medico, amministrativo e pazienti.
Strutturazione EHR in HL7: L' Healt Level Seven è un'organizzazione che si occupa di definire gli standard per la trasmissione e lo scambio di dati sanitari. Adattare i dati clinici dei pazienti secondo gli standard HL7 sarebbe utile per il futuro sviluppo dove strutture sanitarie possano scambiarsi FSE ed EHR senza problemi.
Elaborazioni di Business Intelligence su dati sanitari: Utilizzando una Suite di BI come Pentaho a partire dalle stesse informazioni inserite compilando le cartelle cliniche, oppure utilizzando dati relativi a prenotazioni, visite e ricoveri, sarebbe possibile elaborare interessanti statistiche sull'attività delle strutture sanitarie e sulla sua efficienza, oppure addirittura sulla stessa diffusione delle malattie e dei sintomi su un campione di pazienti.
Gestione Documentale: Per permettere una facile consultazione ed un'efficiente flusso di dati all'interno di tutte le strutture di un'organizzazione sanitaria, sarebbe utile utilizzare un sistema di Document Management come Alfresco oltre che per i dati amministrativi anche per quelli sanitari, conservando le stesse Cartelle Cliniche digitali, documenti sanitario-legali, e perfino immagini o elaborazioni video cliniche. Vista la previsione di nuove normative inerenti al tema, è interessante prevedere l'integrazione di un sistema di conservazione sostitutiva (ad esempio Sinekarta) integrato con il Document Management che permetterebbe anche di apporre firma digitale alle Cartelle Cliniche.
PACS: Con Picture Archiving and Communication System si intende la possibilità di registrare, archiviare, visualizzare e stampare digitalmente le immagini diagnostiche provenienti da un apparecchio clinico, ed eventualmente allegarle allo stesso Fascicolo Sanitario. Questo è possibile ed utile per apparecchiature di natura radiologica e la maggior parte dei prodotti commerciali consente il rispetto degli standard HL7.
Telemedicina: E' notizia di pochi giorni fa che la Sardegna partirà con un progetto di questo tipo per permettere diagnosi a distanza per casi potenzialmente gravi che necessitano di interventi specialistici immediati. Uno studio del dipartimento per la Salute britannico ha invece rilevato che l'utilizzo di questa tecnologia su un campione di 6000 pazienti affetti da malattie croniche ha fatto registrare addirittura una diminuzione del 45% dei casi di mortalità, con un calo del 14% dei ricoveri ed una conseguente riduzione dell' 8% sulla spesa sanitaria. In questo casi si propone di utilizzare sistemi simili a quelli per le videoconferenze per tenere in contatto medici e pazienti anche quando vi siano difficoltà logistiche o motorie del paziente, oppure quello di mettere in comunicazione più ospedali diversamente specializzati per permettere comunicazioni e consulti riguardo a casi di malattie specifiche.

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Decreto semplificazioni: cosa cambia per la privacy

Nella tarda mattinata di ieri il governo ha posto la questione della fiducia alla Camera sul decreto legge in materia di semplificazione fiscale ed ha introdotto svariate semplificazioni e novità.

In questo articolo parleremo delle novità in tema Privacy (decreto legislativo 193/2003)

Con il decreto semplificazioni ufficialmente vengono abrogati una serie di articoli in cui si evince (ma si sapeva da tempo ormai) che non serve più il dps come documento da avere in azienda.

Infatti vengono abrogati alcuni punti  del disciplinare tecnico in materia di misure minime di sicurezza e precisamente tutto l'articolo 19 e l'articolo 26 che riportiamo:

 

Documento programmatico sulla sicurezza
19. Entro il 31 marzo di ogni anno, il titolare di un trattamento di dati sensibili o di dati giudiziari redige anche attraverso il responsabile, se designato, un documento programmatico sulla sicurezza contenente idonee informazioni riguardo:

19.1. l'elenco dei trattamenti di dati personali;
19.2. la distribuzione dei compiti e delle responsabilità nell'ambito delle strutture preposte al trattamento dei dati;
19.3. l'analisi dei rischi che incombono sui dati;
19.4. le misure da adottare per garantire l'integrità e la disponibilità dei dati, nonchè la protezione delle aree e dei locali, rilevanti ai fini della loro custodia e accessibilità;
19.5. la descrizione dei criteri e delle modalità per il ripristino della disponibilità dei dati in seguito a distruzione o danneggiamento di cui al successivo punto 23;
19.6. la previsione di interventi formativi degli incaricati del trattamento, per renderli edotti dei rischi che incombono sui dati, delle misure disponibili per prevenire eventi dannosi, dei profili della disciplina sulla protezione dei dati personali più rilevanti in rapporto alle relative attività, delle responsabilità che ne derivano e delle modalità per aggiornarsi sulle misure minime adottate dal titolare. La formazione è programmata già al momento dell'ingresso in servizio, nonchè in occasione di cambiamenti di mansioni, o di introduzione di nuovi significativi strumenti, rilevanti rispetto al trattamento di dati personali;
19.7. la descrizione dei criteri da adottare per garantire l'adozione delle misure minime di sicurezza in caso di trattamenti di dati personali affidati, in conformità al codice, all'esterno della struttura del titolare;
19.8. per i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale di cui al punto 24, l'individuazione dei criteri da adottare per la cifratura o per la separazione di tali dati dagli altri dati personali dell'interessato.

26. Il titolare riferisce, nella relazione accompagnatoria del bilancio d'esercizio, se dovuta, dell'avvenuta redazione o aggiornamento del documento programmatico sulla sicurezza.

In sostanza: il famoso documento "DPS" sparisce. Ma si sapeva da tempo.

Il DPS è sempre stato un documento farraginoso e poco adottato dalle aziende in tutti i settori in quanto visto sempre come un qualcosa di inutile, un costo da sostenere per essere a norma. Molto spesso il documento era creato in forma automatica (decine di programmi che facevano in automatico o quasi il documento minimale e a norma di legge) oppure creato da consulenti senza scupolo per poche centinaia di euro con metodi di taglia e incolla. Dimenticando però lo spirito originario del sistema (e qui comincio a parlare di sistema per la sicurezza dei dati aziendali, non più DPS): Essere una guida per salvaguardare il patrimonio informativo della propria attività. Poche organizzazioni lo hanno inteso in questo modo.

Cosa succederà da oggi: probabilmente si dedicheranno ancora meno soldi al tema della sicurezza del proprio sistema informativo in quanto, erroneamente, si presuppone che non servendo più questo documento, il sistema potrà essere lasciato cosi' com'e'. Sbagliando. In quanto tutto il resto del sistema di sicurezza comunque deve essere garantito. Soprattutto in un' era in cui la digitalizzazione sta diventando sempre più pervasiva anche in settori che storicamente erano resti. Aprendo nuove prospettive di furto di dati digitalizzati anche sensibili.

Dal nostro punto di vista, condiviso da molti, il dps dovrà essere sostituito, all'interno dalle organizzazioni, da un manuale operativo per la gestione della sicurezza dei dati comuni, personali e sensibili.

Noi continueremo comunque nella nostra opera di sensibilizzazione sulla necessità della sicurezza del sistema informativo in quanto unico vero patrimonio delel organizzazioni.

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Costruire la propria reputazione su facebook

Da corrierecomunicazioni.it

Imprese, la "reputation" si costruisce su Facebook

 

Secondo i risultati di una ricerca dell'Università Cattolica e Digital Pr cresce il numero di aziende italiane che si affida ai social newtwork per rafforzare il brand a scapito dei blog aziendali, utilizzati principalmente per comunicazioni interne. YouTube "re" della comunicazione video

I social network battono i blog aziendali. Almeno nelle strategie con cui le imprese costruiscono la loro brand reputation sul web. In questo contesto , Facebook è una piazza virtuale privilegiata e Twitter rappresenta la sfida per i prossimi anni mentre per la comunicazione video è YouTube a farla da padrone. Contestualmente perde d'importanza il blog aziendale, riservato per lo più alla comunicazione interna, mentre il sito web continua a svolgere il ruolo di archivio dei contenuti e delle informazioni tecniche.

È questa la fotografia scattata dall'indagine “Brands & Social Media. Osservatorio su 100 aziende e la comunicazione sui social media in Italia”, promossa dall'Università Cattolica e da Digital Pr e diffusa in occasione del seminario “Web Reputation”, organizzato dall'Atelier del Club della comunicazione d'impresa di Torino.
La ricerca, prima nel suo genere, ha selezionato 100 aziende fra le più rilevanti per il mercato italiano in cinque settori: consumer electronics, automobili, banche/assicurazioni, retail/grande distribuzione e servizi. L'indagine ha portato alla compilazione di una classifica che tiene conto non solo dell'impegno delle aziende, ma anche dell'interazione degli utenti. E dalla quale emerge una strategia “multi-piattaforma” nel mondo social da parte delle aziende, che oggi pensano sempre più in digitale, complice ce la crisi, il bisogno di fare saving e una più diffusa accessibilità alle piattaforme web.

L'indagine ha preso in considerazione social media – blog, Facebook, Twitter e YouTube – misurando le medie di aggiornamenti, commenti, condivisioni giornaliere (per i blog), i link agli update aziendali in bacheca, la presenza di sezioni speciali e di feedback degli utenti, nonché il numero di fan (per Facebook), le personalizzazioni dei profili e il numero di followers (per Twitter), unitamente ai report sui commenti e le visualizzazioni dei video (YouTube).

A sottolineare l'importanza di essere in rete, oggi, per un'azienda è Nicolò Michetti, chief executive officer Digital Pr: “L'informazione sul web non muore mai – spiega – e le notizie, positive o negative che siano, sono persistenti, rilevabili e tracciabili. È bene che chi si occupa di comunicazione abbia ben presente tutto ciò”.

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Agcom e le regole della fibra ottica per la banda larga

Argomento apparso su vari quotidiani on line, qui quello di punto-informatico.it

Roma – Il Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha approvato il regolamento con cui punta a semplificare le procedure e ridurre i costi di realizzazione delle opere civili per le reti di nuova generazione (NGN).

Adottato in virtù delle competenze che la legge 133/2008 ha conferito a Agcom, e in attuazione della Direttiva 140/2009 (il Telecoms Package), rappresenta la cornice di riferimento entro cui il settore dovrà sviluppare la realizzazione delle reti in fibra ottica: ad essa si aggiungeranno le regole, attualmente in discussione presso la stessa Authority, relative all'accesso delle reti di nuova generazione.

In pratica, il "Regolamento in materia di diritti di installazione di reti di comunicazione elettronica per collegamenti dorsali e cubicazione e condivisione di infrastrutture" dovrebbe fornire, secondo le intenzioni dell'Autorità, una serie di regole finalizzate all'incentivazione dello sviluppo di reti a banda larga e dà attuazione "ad alcune importanti disposizioni della nuova Direttiva quadro sulle comunicazioni elettroniche", regolamentando i diritti di passaggio ed accesso alle infrastrutture esistenti e ponendo obblighi di trasparenza a soggetti titolari di reti infrastrutturali (come strade e autostrade, linee ferroviarie, acquedotti).

Nello specifico esso prevede: la definizione di linee di indirizzo per l'accesso, da parte degli operatori, alle infrastrutture pubbliche utili alla realizzazione di reti di comunicazione elettronica sia per le reti dorsali dei collegamenti a lunga distanza, sia per le reti d'accesso in ambito cittadino.

Soprattutto, il nuovo regolamento prevede l'obbligo di condivisione delle infrastrutture esistenti in caso non sia possibile la loro replicabilità per motivi tecnici ed economici (collo di bottiglia).

Lo stesso obbligo di condivisione delle infrastrutture era già imposto dall'Agcom nei casi in cui non vi fossero state alternative praticabili per motivi di sicurezza e salute pubblica, tutela ambientale e pianificazione urbanistica.

Il nuovo regolamento prevede inoltre l'avvio del Catasto delle infrastrutture di rete e la messa a punto delle Linee guida per i Comuni che "mira a uniformare la predisposizione dei regolamenti per l'accesso alle infrastrutture da parte degli operatori di Tlc, che siano uniformi a livello nazionale".

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