Certificazioni di malattia: direttamente nella pec del datore di lavoro.

Un ulteriore tassello per le certificazioni di malattia pe rvia telematica.

Con la recente circolare numero 119/2010 l’Inps ha fornito indicazioni in merito al flusso di invio dei certificati di malattia per via telematica dal medico di famiglia verso l’Inps stessa e verso il dator edi lavoro. E’ un tassello previsto nel Codice dell’amministrazione digitale.

Quando il dipendente si ammala, il medici del servizio sanitario nazionale e quelli in regime di convenzione, trasmettono il certificato, per via telematica (dove è gia’ attivo), al sistema di accoglienza centrale (Sac) fornito dal ministero dell’Economia. A sua volta provvede ad inoltrare il certificato all’Inps. Il medico stampa il certificato e l’attestato e lo fa pervenire al datore di lavoro. La novità è che, laddove i datori di lavoro  si avvalgano del nuovo  servizio dell’Inps, è l’Inps stessa che invia alla pec del datore di lavoro precedentemente indicata.

Per fruire del nuovo servizio, i datori di lavoro  devono inoltrare richiesta  a uno degli indirizzi di posta certificata reperibili sul sito www.inps.it, utilizzando lo stesso indirizzo di posta certificata dove in seguito si riceveranno le comunicazioni.

E’ una comodità non da poco per il dipendente stesso.

Ora aspettiamo le connessioni a band alarga su tutto il territorio italiano, altrimenti avremo aziende di serie A e di serie B.

Articoli Correlati

Telelavoro: come gestirlo.

In un precedente post abbiamo parlato di strumenti open source per la gestione di gruppi di lavoro con interfaccia web.

Vediamo vantaggi e svantaggi di una metodologia di lavoro che in Italia stenta a decollare: il telelavoro.

Vediamo quali sono i punti forti, i punti deboli e per quale motivo in Italia non decolla.

I punti forti:

  • Il telelavoratore, in quanto tale, introduce un forte atto di fiducia da parte dell’azienda in quanto il lavoratore non è controllabile direttamente. Statisticamente, anche se nella nostra cultura è difficile da credere, il lavoratore è meno soggetto ad assenteismo e molto spesso il turnover diminuisce con ricadute significative nella produttività
  • Si sviluppano capacità come il lavoro per obiettivi e per progetti;
  • Si mantengono in azienda, anche se lontani, i cosidetti talenti, che per qualche mutazione del loro status, potrebbero lasciare l’azienda (malattie, maternità, trasferimenti, etc);
  • Ci sono meno vincoli per la ricerca del personale, nel senso che puo’ essere cercato anche lontano dalla sede dell’azienda;
  • Si possono ovviamente ridurre i costi della sede, in quanto basta una struttura più piccola. E questo può favorire soprattutto le aziende più piccole e gli studi professionali;
  • Per i lavoratori i vantaggi sono ovviamente una migliore conciliazione della vita privata con il lavoro, riduzione di costi per il trasporto, trasferimenti vari.

I punti deboli:

  • Il telelavoro ha bisogno di training: modi di comportamento, uso di strumenti software ed hardware diversi, mutati rapporti con l’azienda. Sia nei manager che nei lavoratori sottoposti;
  • I telelavoratori spesso sembrano dei privilegiati di fronte ai lavoratori tradizionali: occhio alla motivazione aziendale;
  • Pigrizia dei manager che non vedono di buon occhio questo modo di lavorare in quanto pensano di non poter controllare il loro sottoposto in quanto lo vedono poco;
  • Serve cambiare la mentalità dell’azienda e i processi aziendali.

Da un punto di vista tecnologico, il telelavoro è abbastanza semplice:

  1. Una connessione ad internet;
  2. Un pc, meglio se portatile;
  3. Un telefono cellulare magari collegato con il centralino aziendale;
  4. Una webcam (le riunioni si devono fare comunque;
  5. Dei sofwtare di comunicazione (es. skype) e di groupware (e-groupware ad esempio).

Alcuni consigli:

  1. fissare orari di lavoro anche per i telelavoratori;
  2. studiare accuratamente le metodologie di comunicazione (la sola e-mail potrebbe essere troppo fredda);
  3. schedulare incontri in videoconferenza;
  4. ogni tanto, ad esempio ogni due settimane, schedulare comunque una riunione dal vivo;
  5. impostare un sistema di valutazione dei risultati.

Bisogna abituarsi: sarà comunque il modo di lavorare del prossimo futuro

Articoli Correlati

Gestione di gruppi di lavoro con strumenti open source

L’organizzazione di una azienda, di uno studio, necessità di condividere tra i collaboratori molte informazioni. Molto spesso queste informazioni sono sparse su una quantità di supporti eterogenea: rubrica cartacea, appunti, file sui diversi computer, conoscenze non scritte dei collaboratori. Questo comporta molto spesso inefficienze, ritardi nella trasmissione delle informazioni, perdita di informazioni.

Le organizzazioni più efficienti, da anni si sono dotate di strumenti di collaborazione per sopperire a ciò. Nella mia esperienza sono ancora troppo poche, soprattutto in Italia e non solo presso le piccole organizzazioni mancano questi strumenti.

Spesso si dice che costano troppo, che non servono, che sono troppo complesse. Niente di più falso.

Costi: Le soluzioni open source, quindi libere da costi di licenza sono sempre più numerose e sempre più complete.

Non servono: avere a disposizione in ogni momento la propria agenda, la propria rubrica e quella dei collaboratori, avere sottomano l’ultima offerta o lo stato di un ordine molto spesso fa la differenza tra acquisire e concludere un contratto o perderlo. Immagazzinare la conoscenza dell’organizzazione in questi strumenti puo’ sopperire alla mancanza di alcuni collaboratori (che magari se ne vanno portando via conoscenza).

Troppo complesse: sono tutte web based, intuitive. Con pochi clic si trovano le informazioni grazie anche ai potenti motori di ricerca inseriti all’interno.

La verità molto spesso è un’altra: non sono mai state provate a fondo per un periodo sufficiente, si pensa di perdere tempo ad inserire i dati. In sostanza è solo ed esclusivamente un fatto culturale.

Vediamo una applicazione che da tempo propongo ai clienti e che utilizziamo all’interno della nostra struttura: E-Groupware.

L’applicazione è presente sul mercato da svariati anni ed ha raggiunto una buona stabilità. Gira su qualsiasi sistema su cui gira un interprete php, un database mysql, un server web. Quindi gira su piattaforma Windows, Mac, Linux. E’ accessibile esclusivamente via web da qualsiasi dispositivo su cui giri un web browser: PC, MAC, Linux, iPhone, iPad, BlackBerry, cellulari in genere con capacità grafiche.

L’applicazione o, meglio il sistema, è composto da vari sottosistemi integrati tra di loro ad esempio:

  1. Rubrica condivisa o personale estendibile. E’ possibile garantire l’accesso alla propria rubrica ai membri dell’organizzazione in svariati livelli di accesso;
  2. Agenda personale condivisibile con i membri dell’organizzazione. E’ possibile ad esempio dare l’accesso alla propria segretaria per l’aggiornamento degli appuntamenti. Le viste possono essere giornaliere, settimanali, mensili. Gli appuntamenti si possono esportare rapidamente presso altre agende.
  3. Un completo sistema di gestione delle varie attività per gestire telefonate, mail, to do, note. Si possono categorizzare liberamente e gestire gli stati di avanzamento delle azioni (un mini crm praticamente)
  4. Un buon sistema per la gestione dei progetti (se la nostra azienda lavora per progetti ad esempio uno studio di ingegneria, di architettura);
  5. Un buon sistema di gestione del foglio ore utile per tracciare ad esempio attività da fatturare ai nostri clienti
  6. Un sistema per la gestione delle risorse aziendali su prenotazioni, ad esempio sale riunioni, auto aziendali, furgoni aziendali, apparecchiature di prova
  7. Un sistema completo per la gestione documentale aziendale completo di versioning, scadenza documenti, access list, ricerca per metadati (nella nostra organizzazione abbiamo svariate migliaia di documenti salvati all’interno e non da segni di cedimento o di lentezza)
  8. Un sistema di gestione documentale privato per ogni membro dell’organizzazione (che si usa poco, l’altro è molto più potente)
  9. Un sistema per la gestione della conoscenza aziendale classificabile in categorie utile per esprimere in documenti metodologie di lavoro, guide interne, policy aziendali.
  10. Un sistema wiki integrato, dalle funzionalità basilari;
  11. Integrazione e-mail, siti, notizie interne e molto altro ma meno utilizzati
  12. Soprattutto si puo’ estendere grazie alla buona documentazione offerta. Si possono quindi creare moduli ad hoc per l’azienda.

Le informazioni vengono tutte salvate su database relazionale e quindi è molto agevole accedere al sistema per effettuare ricerche non previste, analizzare le attività aziendali in ottica di migliorare la performance, etc.

Non vedo motivi quindi per non adottare un sistema del genere, in quanto i vantaggi che offre sono molti e di indiscutibile validità.

Articoli Correlati

Project management: alternative a Microsoft Project. Prova sul campo.

Nella mia attività consulenziale e formativa utilizzo spesso Microsoft Project come strumento,ovviamente, per la gestione dei progetti. E’ pero’ uno strumento complesso, evoluto e con molte funzionalità che spesso non vengono utilizzate per progetti comuni. In più, nelle ultime release, il programma non è più contenuto nel pacchetto Office; questo crea problemi quando si condividono progetti con clienti evoluti ma non tanto da acquistare licenze aggiuntive per programmi che non utilizzano spesso. Ho cercato quindi dei prodotti simili nel mondo del free software e dell’open source e ne ho provati due: Planner e OpenProj.

Planner, nato nel mondo linux ma portato anche nel mondo Microsoft Windows è molto semplice e molto limitato. Serve soprattutto per creare diagrammi di Gantt e assegnare qualche risorsa. Ha pochi campi dati a disposizione, non si possono rinominare. Gestisce la struttura WBS, gestisce le relazioni tra attività in maniera abbastanza completa ma poco altro. Puo’ essere utile per progetti veramente piccoli in quanto è anche molto semplice e non sottintende grandi conoscenze di teoria del Project Management.

OpenProj di Serena, nella versione stand alone provata, è invece tutta un’altra cosa. E’ veramente completo. e puo’ essere utilizzato molto bene per progetti anche complessi. La gestione delle informazioni delle attività è molto completa, la gestione delle risorse pure. Ha una gestione dei calendari delle risorse molto simile (per non dire uguale) a MS Project, gestisce i metodi di attribuzione del “consumo” delle risorse, gestice altri diagrammi, quali il reticolare. gestisce soprattutto le previsioni. Puo’ quindi essere utilizzato non solo nella fase di progettazione del progetto, ma anche nella fase di gestione e avanzamento con la tecnica del costo realizzato. Le WBS le gestisce, anche se non in maniera completa (Beh… neanche MS Project eccelle in questo). Con qualche artifizio si gestiscono anche le WBS  flessibili (più o meno come si gestiscono in MS Project). Non gestisce i sottoprogetti e la collaborazione tra team. Queste sono funzionalità presenti nella versione commerciale che pero’ non ho provato.  E’ compatibile con i il formato proprietario di MS Project (non l’ho testato a fondo su progetti complessi, ma nel futuro è un test che farò).

Per progetti medi l’ho adottato praticamente al 100% non trovando limitante le mancanze evidenziate. Da consigliare quindi.

Articoli Correlati

Firma digitale: dal 3 settembre 2010 in vigore nuove regole tecniche

Il 3 settembre p.v. entrano in vigore le modifiche alla firma digitale approvate con deliberazione n. 45/2009 dal Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione (CNIPA) (pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 3 dicembre).

Le nuove regole tecniche, che han modificato i formati delle firme digitali, sono supportate da tutte le Smart Card e dalle Business Key distribuite, tranne che dalle smart card con numero di serie che inizia con 1202… (il numero di serie è riportato sulla carta).

I possessori di tali carte possono richiedere il rilascio di un nuovo dispositivo (Business Key) allo sportello Servizi Telematici della Camera di Commercio di Venezia (sede di Mestre, Via Forte Marghera, 151 – tel. 041.2576612 – email: infosmartcard@ve.camcom.it – orario di sportello: dal lunedì al venerdì, dalle 8,45 alle 12,30).

È in corso da parte di Infocert S.p.A.l’invio di un’apposita comunicazione sull’argomento a tutti i titolari delle tessere in questione.

Da tale data devono essere sostituiti i programmi di firma dei documenti per poter apporre le nuove firme e verificare tutti i documenti firmati. Nel dettaglio la deliberazione prevede l’utilizzo di nuovi algoritmi matematici e nuovi formati dei dati per innalzare ulteriormente il livello di sicurezza, mantenendo inalterato il valore legale delle firme. Il nuovo software sarà disponibile dal 3 settembre 2010. Comunque in fase di aggiornamento dei vecchi programmi verrà richiesto di effettuare l’adeguamento alla nuova versione.
Per ulteriori approfondimenti su come richiedere la Business Key e sui costi relativi consulta la sezione del sito camerale http://www.ve.camcom.it/registro_imp/pagina.phtml?pagina=business_key&explode=40.3.1.

Articoli Correlati

ICT in Italia

Per riprendere la discussione sulle cause del ritardo tecnologico in Italia e della mancanza di competitività, vi riporto alcuni dati trovati in un rapporto in un sito del Governo Italiano.

Utilizzatori di Internet:

Indicatori Italia Francia Germania Spagna Regno Unito
Donne Online 32% 64% 71% 53% 66%
Ragazzi 16-24 online 91% 92% 97% 90% 96%
Adulti 55-74 online 13% 36% 38% 15% 44%
Utenti B2C online 7% 28% 63% 40% 49%

Mi sembra non ci sia nulla da commentare su questi numeri.

Ma continuiamo con altri indicatori:

Descrizione 2008 EU27 (2008) Ranking
Copertura DSL (in percentuale della popolazione) 95,0 91,4 12
Diffusione della banda larga (in percentuale della  popolazione) 19,0 22,9 16
Velocità di connessione (% contratti con velocità superiore 2 Mbps) 67,4 52,5 11
% famiglie connesse ad Internet 47 60 21
% damiglie con connessione a banda larga 31 49 24
% aziende con accesso a banda larga 81 81 14
% popolazione che utilizza frequentemente internet (ogni giorno o quasi) 35 43 19
% servizi pubblici base ai cittadini interamente disponibili online 58(2007) 51 9
% servizi pubblici base alle imprese interamente disponibili online 88(2007 72 manca
% di imprese che vendono online 3 16 24
% popolazione che utilizza servizi di e-Governement 15 (era 17 nel 2007) 28 23
% imprese che utilizza servizi di e-Governement 82 (era 87 nel 2006) 68 9
% imprese che acquistano online 12 28 18

Sono dati sconfortanti.

Leggendo i numeri poi si vede uno scollamento impressionante tra offerta pubblica e effettivo utilizzo: a fronte di percentuali alte di servizi offerti dalle istituzioni (fra i più alti in Europa) emerge in fatto che siamo tra le nazioni che li utilizzano meno. Quindi: o i servizi sono inutili (soldi pubblici spesi per niente) oppure non si è informati, oppure sono servizi che non servono o scarsamente fruibili.

Sono dati che dovrebbero essere ben presi in considerazione.

Articoli Correlati

Calo della produttività: pochi investimenti in ICT

La produttività del lavoro italiano arranca: negli ultimi 30 anni è cresciuta a una media annua dell’1,2% e già nell’ultimo decennio il suo valore è risultato negativo dello 0,5%. Ma nel periodo 2007-2009, pur in presenza di una sensibile caduta del monte ore lavorato, la produttività ha fatto registrare un vero e proprio crollo: -2,7 per cento in media d’anno. Lo rileva l’Istat che oggi ha reso note le serie storiche riferite a diverse misure di produttività per gli anni 1980-2009.

Questo è quanto si legge dal sito de “Il Sole 24 ore” e in molti altri titoli.

E’ interessante un articolo, pubblicato sul quotidiano cartaceo, in cui si fanno domande a Gian Maria Gros Pietro su questo argomento. L’intervista termina affermando che, considerando il trend c’è almeno un fattore che ha contribuito alla bassa crescita del valore aggiunto: il contributo fornito alla crescita dall’Information and Communication Technology è stato praticamente nullo, pur trattandosi di una tecnologia molto pervasiva.

In sostanza è quello che abbiamo ribadito più volte su questo blog: le aziende italiane non utilizzano gli strumenti messi a disposizione dall’Information Technology. E’ vero, siamo la popolazione con più telefonini e molto avanzati, il computer è spesso nelle nostre aziende e nelle nostre case, ma siamo ancora degli analfabeti. Molto spesso ci sentiamo dire: questo lavoro me l’ho fa tizio a metà del prezzo che mi fate voi. Oppure: No guardi la nostra azienda non ha bisogno di quel servizio, abbiamo gia’ il nostro gestionale che fa tutto. E tante risposte simili.

Il problema vero, a monte di tutto secondo noi è un altro: nella maggioranza degli imprenditori mancano competenze manageriali vere, nel senso che spesso non riescono a delegare a persone valide funzioni di ICT management in quanto loro stessi non capiscono bene cos’è, viene visto come un costo e non un investimento.

La soluzione dovrebbe partire (qualcosa si è già fatto per la verità) da un processo di informazione a cura delle associazioni di categoria per spiegare cosa è l’ICT e come puo’ servire anche in una azienda piccola. E soprattutto, continuiamo a ripetere, ci sono problemi di budget? Perchè non ricorrere a soluzioni Open Source per qualche progetto?

Articoli Correlati

Computer portatili: come lavorare in sicurezza

Fonte: http://www.puntosicuro.it/

Informazioni e buone pratiche per lavorare in sicurezza con i computer di ultima generazione: computer portatili e netbook. La normativa, le misure di prevenzione e i rischi degli schermi lucidi.

Nei giorni scorsi PuntoSicuro ha presentato l’aggiornamento di un documento Inail dedicato alla prevenzione e alle buone pratiche nell’uso professionale dei videoterminali (VDT).
Abbiamo tuttavia pensato di dedicare uno spazio di approfondimento ad una particolare attrezzatura di lavoro che si viene via via più diffondendo anche nei luoghi di lavoro a discapito del classico videoterminale: il computer portatile o notebook.

Questo computer portatile, chiamato anche laptop, è dotato insieme di display, tastiera, alimentazione a batteria, ha chiaramente il vantaggio di avere dimensioni e peso ridotti e dunque una facile trasportabilità.
Questa attrezzatura è dotato di una grande gamma di accessori incorporati – ad esempio la webcam e l’antenna Wi-fi – e viene venduta con una periferica di puntamento, un touchpad, ed uno schermo a cristalli liquidi. Riguardo allo schermo si possono trovare modelli retroilluminati e transriflettivi. Se nel primo caso un pannello luminoso dietro lo schermo genera energia luminosa che viene modulata poi dai cristalli liquidi, nel secondo caso la luce ambientale viene riflessa da uno specchio posto dietro allo schermo.
Questi notebook hanno permesso in questi anni un processo di “scollegamento” sempre più evidente tra lavoratore e luogo di lavoro, adattandosi perfettamente alle figure professionali caratterizzate da attività in continuo movimento (ad esempio agenti e rappresentanti).
Tuttavia a queste attrezzature si è affiancata recentemente una nuova tipologia di prodotto: il netbook.
I netbook sono ancora più piccoli, economici, leggeri. Hanno modelli di buona potenza di calcolo e rischiano di confinare per il futuro i notebook alla funzione che un tempo era dei computer da tavolo.

Quali sono i rischi dei computer portatili? Sono gli stessi dei classici computer fissi?

Cerchiamo di capirlo attraverso il documento Inail “Il lavoro al videoterminale”, prodotto da un gruppo di lavoro Inail nel 2002 – rielaborando una pubblicazione di Suva, Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro – e aggiornato nel mese di giugno 2010.

Il documento ricorda che “in generale, l’uso dei computer portatili o notebook comporta maggiori difficoltà nel mantenere una posizione ergonomica”. Pertanto – continua – “non dovrebbero essere utilizzati nel luogo di lavoro se non per brevi periodi”.
Inoltre l’Inail indica espressamente che “con il Decreto legislativo 81/2008 anche le attività connesse all’uso del computer portatile rientrano in quelle tutelate dal titolo VII relativo ai videoterminali”.

In relazione al Decreto legislativo 81/2008 riportiamo alcune delle indicazioni per la sicurezza contenute nell’allegato XXXIV:
1. Attrezzature
(…)
f) Computer portatili
L’impiego prolungato dei computer portatili necessita della fornitura di una tastiera e di un mouse o altro dispositivo di puntamento esterni nonché di un idoneo supporto che consenta il corretto posizionamento dello schermo.

Dopo una breve digressione relativa alla normativa, veniamo ad alcune buone pratiche nell’uso di computer portatili:
– “regolare l’inclinazione, la luminosità e il contrasto sullo schermo in modo ottimale;
– quando si prevede di dover effettuare un lavoro prolungato è bene munirsi e fare uso di una tastiera esterna, di una base per il notebook (in modo da sollevare lo schermo) e di un mouse separati rispetto al computer portatile. È bene invece usare uno schermo esterno se i caratteri sullo schermo del computer portatile sono troppo piccoli”. Ricordiamo che l’adozione di un mouse ottico (al posto del touchpad) e di una tastiera ergonomica favoriscono l’appoggio di entrambi gli avambracci. In questo modo è possibile attenuare il sovraccarico degli arti superiori, ridurre l’angolazione dei polsi e l’affaticamento dei tendini della mano;
– “cambiare spesso posizione facendo pause molto frequenti;
– evitare di piegare la schiena in avanti;
– mantenere gli avambracci, i polsi e le mani allineati durante l’uso di mouse e tastiera, evitando di piegare o angolare i polsi”.

È evidente che le misure di prevenzione possibili e consigliabili dipendono sia dal tipo di uso del portatile, che dall’ambiente in cui si lavora.
Se del portatile si fa un uso saltuario i rischi sono minori, ma comunque non vanno sottovalutati. In ogni caso come per un computer fisso anche per un portatile è importante sistemare la postazione di lavoro regolando la sedia, posizionando e regolando lo schermo, con particolare attenzione alla posizione di finestre o fonti di luce che potrebbero abbagliare o creare fastidiosi riflessi sullo schermo.

Se poi si utilizza il portatile durante il viaggio, il documento propone innanzitutto di “non posizionare il computer portatile direttamente sulle gambe, ma tenerlo un po’ più alto anche usando un piano di appoggio di fortuna”.
In aggiunta alle indicazioni della guida INAIL, è necessario sottolineare come non si debba mai utilizzare come sopralzo una superfice morbida o un indumento: potrebbero ostruire fessure e aperture di aerazione causando un surriscaldamento del PC portatile. Per tenerlo sollevato in sicurezza si può invece usare un piano rigido come una valigetta o un libro.

Il documento propone inoltre altri suggerimenti:
– “se il sedile è troppo basso rispetto al piano di lavoro, sopraelevarlo con un cuscino/una coperta/un asciugamano;
– se necessario, creare un poggiapiedi con un oggetto di dimensioni opportune;
– se lo schienale del sedile è scomodo, coprirlo con una coperta e mettere un asciugamano arrotolato nella zona lombare;
– creare adeguati sostegni per le braccia quando si lavora sul divano, usando ad es. i cuscini”.

Come accennato in apertura molti computer portatili moderni hanno uno “schermo con una superficie molto riflettente (schermi lucidi o glossy) per garantire una resa ottimale dei colori”: questi computer presentano “maggiori rischi di affaticamento della vista”.
Dunque è consigliabile utilizzare portatili con schermo a cristalli liquidi rivestito dalla tradizionale pellicola ‘opaca’. In ogni caso è necessario, “prima di iniziare a lavorare, verificare che la posizione rispetto alle fonti di luce naturale e artificiale sia tale da non creare problemi di riflessi sullo schermo o di abbagliamento per l’utilizzatore”.
Riguardo ai piccoli netbook e ad attrezzature similari, l’Inail ci ricorda che per evitare problemi di affaticamento per la vista è “opportuno evitare attività prolungate di lettura e scrittura su tutte le apparecchiature informatiche attuali con schermi di dimensioni ridotte quali netbook (schermi di solito da 7-10”), smartphone, palmari, ecc., soprattutto se non presentano la possibilità di aumentare la dimensione dei caratteri”.

Occorre infine ricordare che è importante, durante la lettura sul portatile, “distogliere spesso lo sguardo dallo schermo per fissare oggetti lontani” e che la normativa prevede per ogni operatore (che utilizzi portatili per almeno 20 ore settimanali) una pausa di 15 minuti ogni 2 ore di applicazione continuativa al computer.

Inail, “Il lavoro al videoterminale”, aggiornamento a cura di Barbara Manfredi (formato PDF, 1.98 MB).

Articoli Correlati

Cultura generale: un po' di informazioni sul fantastico mondo dell'informatica

Questo articolo è l’anticipazione di quelloc he scriveremo durante questo agosto.

Niente di pesante, ma una serie di articoli per spiegare le nostre passioni, dare corpo ad alcuni tutorial, speriamo coerenti ma dateci il beneficio del dubbio, siamo ad agosto.

Questi articoli riflettono alcune ricerche collateriali relative a dei nostri progetti attuali.

Parleremo di sicurezza delle informazioni, crittografia, algoritmi per gli stessi, firma digitale, marca temporale, ingegneria del softare, gestione documentale, programmazione, metodologie di gestione.

Ci aspettiamo molti commenti, anche pesanti.

Buona lettura!!!!

Articoli Correlati

Internet, nuovo virus on line: occhio alle email con la mappa degli autovelox

Roma – (Adnkronos) – Email, aventi come falso mittente la polizia, forniscono un link per consultare l’elenco aggiornato delle postazioni fisse autovelox. In realtà cliccando si installa un virus che ‘cattura’ informazioni sensibili contenute nel computer

Roma, 30 lug. (Adnkronos) – La polizia postale mette in guardia da una nuova truffa che da ieri sera circola online: email, aventi come falso mittente la polizia, nelle quali si dà la possibilità di consultare l’elenco aggiornato delle postazioni fisse autovelox e a tale scopo viene fornito un link. In realtà cliccando si installa un virus molto insidioso che ‘cattura’ informazioni sensibili contenute nel computer.

Scopo di queste mail ‘truffaldine’, dietro le quali spesso si nasconde la mano della criminalità organizzata, è accedere ad esempio ai conti correnti bancari. ”Abbiamo già allertato le forze di polizia locali colombiane e ucraine, dove si trovano i server a cui rimanda il link – spiega all’ADNKRONOS Nunzia Ciardi, una dirigente della Polizia Postale e delle Comunicazioni – Sappiamo che stanno circolando centinaia di migliaia di queste mail, che possono trarre in inganno perché prendono spunto da un testo pubblicato sul sito della polizia ma poi rimandano a un link che se viene cliccato scarica un virus capace di catturare le informazioni sensibili”.
”Le truffe più comuni sono quelle che, servendosi di pagine clonate dai siti degli istituti bancari comunicano al cliente la modifica delle modalità di accesso – prosegue Ciardi – chiedendogli di fornire username e password: a quel punto possono avere accesso al conto e il gioco è fatto”. Nel caso degli autovelox, invece, ”è la prima volta che scopriamo una truffa del genere.
Forse hanno pensato di approfittare dell’esodo estivo, in modo da rendere più credibile la truffa”.

La polizia consiglia di cestinare l’e-mail evitando di cliccare sul link e di tenere sempre aggiornato il proprio antivirus.

fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/?id=3.1.756431152

Articoli Correlati