Multitouch nella nuova beta di Ubuntu 10.10

E’ quasi tempo per il rinnovo sementrale della nota distribuzione. A ottobre sarà pronta per essere scaricata Ubuntu 10.10, ma già ora è possibile testarne la beta, anche se ovviamente, potrebbe essere instabile e/o con qualche errore

Ubuntu 10.10 si basa sul kernel linux 2.6.35.3 e incorpora l’ambiente desktop Gnome 2.31 nella versione principale; per quanto riguarda le derivate troviamo naturalmente KDE 4.5.0b in Kubuntu e XFCE 4.6.2 in Xubuntu.

Alcune novità:

  1. Shotwell prende il posto di F-Spot come visualizzatore di immagini predefinito mentre Gwibber – il programma che permette di aggiornare Twitter senza aprire il browser – è stato migliorato e ora è più veloce;
  2. Ubuntu Software Center, che si rinnova nell’interfaccia per semplificare la visualizzazione del software installato in ordine cronologico e permette di ordinare le applicazioni in ordine di popolarità, oltre a mostrare quelle consigliate;
  3. Nuova interfaccia di installazione;
  4. Supporto al multitouch, con il quale è possibile gestire quelle funzionalità rese famose da Apple, quali zoom con due dita, o click con tre dita;
  5. Nell’Edizione per notebokk c’e’ un rinnovo dell’interfaccia con la barra per l’accesso rapido alle applicazioni spostata sul lato sinistro.

La versione definitiva di Ubuntu 10.10 è attesa per il 10 ottobre. La versione beta può essere scaricata dal sito ufficiale.

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Gestione di gruppi di lavoro con strumenti open source

L’organizzazione di una azienda, di uno studio, necessità di condividere tra i collaboratori molte informazioni. Molto spesso queste informazioni sono sparse su una quantità di supporti eterogenea: rubrica cartacea, appunti, file sui diversi computer, conoscenze non scritte dei collaboratori. Questo comporta molto spesso inefficienze, ritardi nella trasmissione delle informazioni, perdita di informazioni.

Le organizzazioni più efficienti, da anni si sono dotate di strumenti di collaborazione per sopperire a ciò. Nella mia esperienza sono ancora troppo poche, soprattutto in Italia e non solo presso le piccole organizzazioni mancano questi strumenti.

Spesso si dice che costano troppo, che non servono, che sono troppo complesse. Niente di più falso.

Costi: Le soluzioni open source, quindi libere da costi di licenza sono sempre più numerose e sempre più complete.

Non servono: avere a disposizione in ogni momento la propria agenda, la propria rubrica e quella dei collaboratori, avere sottomano l’ultima offerta o lo stato di un ordine molto spesso fa la differenza tra acquisire e concludere un contratto o perderlo. Immagazzinare la conoscenza dell’organizzazione in questi strumenti puo’ sopperire alla mancanza di alcuni collaboratori (che magari se ne vanno portando via conoscenza).

Troppo complesse: sono tutte web based, intuitive. Con pochi clic si trovano le informazioni grazie anche ai potenti motori di ricerca inseriti all’interno.

La verità molto spesso è un’altra: non sono mai state provate a fondo per un periodo sufficiente, si pensa di perdere tempo ad inserire i dati. In sostanza è solo ed esclusivamente un fatto culturale.

Vediamo una applicazione che da tempo propongo ai clienti e che utilizziamo all’interno della nostra struttura: E-Groupware.

L’applicazione è presente sul mercato da svariati anni ed ha raggiunto una buona stabilità. Gira su qualsiasi sistema su cui gira un interprete php, un database mysql, un server web. Quindi gira su piattaforma Windows, Mac, Linux. E’ accessibile esclusivamente via web da qualsiasi dispositivo su cui giri un web browser: PC, MAC, Linux, iPhone, iPad, BlackBerry, cellulari in genere con capacità grafiche.

L’applicazione o, meglio il sistema, è composto da vari sottosistemi integrati tra di loro ad esempio:

  1. Rubrica condivisa o personale estendibile. E’ possibile garantire l’accesso alla propria rubrica ai membri dell’organizzazione in svariati livelli di accesso;
  2. Agenda personale condivisibile con i membri dell’organizzazione. E’ possibile ad esempio dare l’accesso alla propria segretaria per l’aggiornamento degli appuntamenti. Le viste possono essere giornaliere, settimanali, mensili. Gli appuntamenti si possono esportare rapidamente presso altre agende.
  3. Un completo sistema di gestione delle varie attività per gestire telefonate, mail, to do, note. Si possono categorizzare liberamente e gestire gli stati di avanzamento delle azioni (un mini crm praticamente)
  4. Un buon sistema per la gestione dei progetti (se la nostra azienda lavora per progetti ad esempio uno studio di ingegneria, di architettura);
  5. Un buon sistema di gestione del foglio ore utile per tracciare ad esempio attività da fatturare ai nostri clienti
  6. Un sistema per la gestione delle risorse aziendali su prenotazioni, ad esempio sale riunioni, auto aziendali, furgoni aziendali, apparecchiature di prova
  7. Un sistema completo per la gestione documentale aziendale completo di versioning, scadenza documenti, access list, ricerca per metadati (nella nostra organizzazione abbiamo svariate migliaia di documenti salvati all’interno e non da segni di cedimento o di lentezza)
  8. Un sistema di gestione documentale privato per ogni membro dell’organizzazione (che si usa poco, l’altro è molto più potente)
  9. Un sistema per la gestione della conoscenza aziendale classificabile in categorie utile per esprimere in documenti metodologie di lavoro, guide interne, policy aziendali.
  10. Un sistema wiki integrato, dalle funzionalità basilari;
  11. Integrazione e-mail, siti, notizie interne e molto altro ma meno utilizzati
  12. Soprattutto si puo’ estendere grazie alla buona documentazione offerta. Si possono quindi creare moduli ad hoc per l’azienda.

Le informazioni vengono tutte salvate su database relazionale e quindi è molto agevole accedere al sistema per effettuare ricerche non previste, analizzare le attività aziendali in ottica di migliorare la performance, etc.

Non vedo motivi quindi per non adottare un sistema del genere, in quanto i vantaggi che offre sono molti e di indiscutibile validità.

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Project management: alternative a Microsoft Project. Prova sul campo.

Nella mia attività consulenziale e formativa utilizzo spesso Microsoft Project come strumento,ovviamente, per la gestione dei progetti. E’ pero’ uno strumento complesso, evoluto e con molte funzionalità che spesso non vengono utilizzate per progetti comuni. In più, nelle ultime release, il programma non è più contenuto nel pacchetto Office; questo crea problemi quando si condividono progetti con clienti evoluti ma non tanto da acquistare licenze aggiuntive per programmi che non utilizzano spesso. Ho cercato quindi dei prodotti simili nel mondo del free software e dell’open source e ne ho provati due: Planner e OpenProj.

Planner, nato nel mondo linux ma portato anche nel mondo Microsoft Windows è molto semplice e molto limitato. Serve soprattutto per creare diagrammi di Gantt e assegnare qualche risorsa. Ha pochi campi dati a disposizione, non si possono rinominare. Gestisce la struttura WBS, gestisce le relazioni tra attività in maniera abbastanza completa ma poco altro. Puo’ essere utile per progetti veramente piccoli in quanto è anche molto semplice e non sottintende grandi conoscenze di teoria del Project Management.

OpenProj di Serena, nella versione stand alone provata, è invece tutta un’altra cosa. E’ veramente completo. e puo’ essere utilizzato molto bene per progetti anche complessi. La gestione delle informazioni delle attività è molto completa, la gestione delle risorse pure. Ha una gestione dei calendari delle risorse molto simile (per non dire uguale) a MS Project, gestisce i metodi di attribuzione del “consumo” delle risorse, gestice altri diagrammi, quali il reticolare. gestisce soprattutto le previsioni. Puo’ quindi essere utilizzato non solo nella fase di progettazione del progetto, ma anche nella fase di gestione e avanzamento con la tecnica del costo realizzato. Le WBS le gestisce, anche se non in maniera completa (Beh… neanche MS Project eccelle in questo). Con qualche artifizio si gestiscono anche le WBS  flessibili (più o meno come si gestiscono in MS Project). Non gestisce i sottoprogetti e la collaborazione tra team. Queste sono funzionalità presenti nella versione commerciale che pero’ non ho provato.  E’ compatibile con i il formato proprietario di MS Project (non l’ho testato a fondo su progetti complessi, ma nel futuro è un test che farò).

Per progetti medi l’ho adottato praticamente al 100% non trovando limitante le mancanze evidenziate. Da consigliare quindi.

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La distribuzione più insicura del pianeta? Ovviamente una distribuzione linux!!!

Da Tuxjournal.

Quando si installa sul proprio PC l’ultima distribuzione uscita sul mercato ci si aspetta che pacchetti aggiornati, dunque sicura e lontana da possibili bug che potrebbero comprometterne il corretto utilizzo. Damn Vulnerable Linux (DVL) segue invece la filosofia opposta: offrire agli utenti/studenti una distribuzione più buggata che mai, con software non proprio aggiornato, “exploitabile” e mal configurato.

La distribuzione, sviluppata da un professore universitario di informatica tedesco, è nata essenzialmente per far capire agli studenti dei corsi di sicurezza del software come rendere sicuro un software oppure trattare temi delicati come il code engineering, i buffer overflow, sviluppo di shellcode, SQL injection e chi più ne ha, più ne metta. Disponibile come live CD grazie ad una ISO da ben 1.8GB, tra la dotazione software segnaliamo Apache, MySQL, PHP, FTP, SSH (ovviamente pieni di bug e configurazioni “da urlo”) e molti altri strumenti come GCC, GDB, NASM, strace, ELF Shell, DDD, LDasm, LIDa, etc. Tutti gli interessati possono scaricare la ISO da questo indirizzo.

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Nuovo aggiornamento di sicurezza per mozilla Firefox

A tempo di record un nuovo aggiornamento di sicurezza per mozilla Firefox. La nuova versione, 3.6.8 viene rilasciata  a causa di un bug che rendeva il browser instabile in particolari combinazioni di siti Web e plugin. Qui le note tecniche del rilascio.

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Mozilla: importanti aggiornamenti per Firefox e Thunderbird

Da mozillaitalia.

Firefox:

È disponibile per il download la versione 3.6.7 di Firefox (note di versione). Questo aggiornamento risolve diversi problemi di sicurezza e stabilità dell’applicazione.

Gli utenti che già utilizzano Firefox 3.6.6 riceveranno automaticamente l’aggiornamento in queste ore; ricordiamo che è comunque possibile avviare manualmente la ricerca degli aggiornamenti attraverso l’apposito comando nel menu Aiuto.

È disponibile per il download anche la versione 3.5.11 di Firefox (note di versione). Questo aggiornamento risolve alcuni problemi di sicurezza e stabilità della precedente versione.

Gli utenti che già utilizzano Firefox 3.5.x riceveranno automaticamente l’aggiornamento in queste ore; ricordiamo che è comunque possibile avviare manualmente la ricerca degli aggiornamenti attraverso l’apposito comando nel menu Aiuto.

Ricordiamo che il ramo 3.0.x non è più supportato. Per questo motivo consigliamo di effettuare quanto prima il passaggio alla versione 3.6 (dopo aver verificato i requisiti di sistema).

Thunderbird:

È disponibile per il download Mozilla Thunderbird 3.1.1 in italiano (note di versione in inglese). Questo aggiornamento risolve diversi problemi di sicurezza e stabilità della precedente versione, invitiamo pertanto tutti gli utenti ad installarlo.

Gli utenti della versione 3.1 del client di posta riceveranno automaticamente l’aggiornamento nelle prossime ore; è comunque possibile cercare manualmente gli aggiornamenti disponibili attraverso l’apposito comando presente nel menu Aiuto.

È inoltre disponibile per il download Mozilla Thunderbird 3.0.6 in italiano (note di versione in inglese). Questo aggiornamento corregge diverse criticità segnalate su BugZilla, invitiamo pertanto tutti gli utenti ad installarlo.

Gli utenti della versione 3.0.5 del client di posta riceveranno automaticamente l’aggiornamento nelle prossime ore; è comunque possibile cercare manualmente gli aggiornamenti disponibili attraverso l’apposito comando presente nel menu Aiuto.

Ricordiamo a coloro che ancora stiano usando la versione 1.5 che tale versione non è più supportata da Mozilla, presto lo sarà anche il ramo 2.0.x; consigliamo perciò di effettuare l’aggiornamento alla versione 3.0.5 (dopo aver verificato i requisiti di sistema)

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Ubuntu 10.4 e sun java 6

Capita di dover utilizzare il pacchetto java di sun.

Ma nell’ultima versione di ubuntu, non ci sono i repositary della versione.

Nessuna paura:

Disinstallate, se installata, la versine openjdk con

  1. sudo apt-get remove openjdk-6-jre
  2. seguita da sudo apt-get autoremove

e quindi

  1. sudo add-apt-repository “deb http://archive.canonical.com/ lucid partner”  && sudo apt-get update &&  sudo apt-get install sun-java6-jre sun-java6-jdk sun-java6-plugin sun-java6-fonts

Rispondete alle domande che il sistema vi porrà ed aspettate la fine dell’installazione.

E’ tutto.

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Rilasciata la versione beta2 di joomla 1.6

A due settimane dal rilascio della prima versione Beta il team di Joomla continua con lo sviluppo della versione 1.6 pubblicando il pacchetto Beta2.
La prima versione Beta si è dimostrata già molto buona, lo sviluppo sembra andare avanti senza grandi intoppi e non ci resta che ringraziare il team per il grande lavoro che sta svolgendo su questa nuova versione e ringraziare tutti coloro che con le proprie segnalazioni e test supportano il team in questa importante fase beta.
Chiariamo un aspetto che forse non è apparso inizialmente troppo trasparente: le estensioni sviluppate per la versione 1.5 non sono compatibili con la nuova 1.6, gli sviluppatori di componenti esterne devono riscrivere le proprie estensioni adattandole al nuovo framework di Joomla 1.6

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Datawarehouse e Business Intelligence: Strumenti open source per soluzioni enterprise – Capitolo 2

Riprendiamo la nostra serie di articoli sul datawarehoure e la business intelligence in ambiente open source, vista la crescente domanda di spiegazioni che quotidianamente riceviamo sul nostro sito.

Oggi ci occuperemo dell’installazione del server Pentaho e della sua configurazione per un uso più aziendale, su un ambiente server linux Ubuntu 9.04 (dovrebbe andare bene anche con l’ultima release, magari con qualche piccolo cambiamento).

Procuratevi l’ultima release del server da sourceforge.

Creiamo la directory /opt/pentaho  eseguento in un terminale il comando sudo mkdir /opt/pentaho

Fatto questo creiamo un utente per esguire il server pentaho:

sudo addgroup pentaho

sudo adduser –system –ingroup pentaho –disabled-login pentaho

scompattiamo il software sulla cartella desiderata:

sudo  cd /opt/pentaho

sudo tar -zxvf  /directory/di/downloads/biserver-ce-stable-3.5.2.stable.tar.gz (è la versione corrente al momento della scrittura)

Cambiamo permessi alla directory:

sudo chown -R pentaho:pentaho /opt/pentaho

A questo punto siamo pronti per fare partire il server con il seguente comando:

sudo -u pentaho JAVA_HOME=/usr/lib/jvm/java-6-sun ./start-pentaho.sh

Se tutto è andato bene, indirizzando il proprio browser su http://localhost:8080/pentaho dovreste vedere la pagina di benvenuto.

Nel caso voleste cambiare la porta su cui ascolta il server, dovrete modificare le configurazioni di tomcat. Cercate quindi sotto la directory /opt/pentaho/biserver-ce/tomcat/conf il file server.xml e cambiate la seguente parte:

<Connector port=”8080″ maxHttpHeaderSize=”8192″
maxThreads=”150″ minSpareThreads=”25″ maxSpareThreads=”75″
enableLookups=”false” redirectPort=”8443″ acceptCount=”100″
connectionTimeout=”20000″ disableUploadTimeout=”true” />

Se cambiate la porta di ascolto, dovrete modificare anche un altro file, web.xml, situato in tomcat/webapps/pentaho/WEB-INF nella seguente parte:

<context-param>
<param-name>base-url</param-name>
<param-value>http://localhost:8080/pentaho/</param-value>
</context-param>

Riavviate il server e verificate la nuova configurazione.

Buona norma sarebbe a questo punto creare uno script per l’avvio automatico del sistema quando si accende il server. (ma lo vedremo un’altra volta)

Un altro punto per la configurazione del server in ambito aziendale, è la configurazione dei connettori agli svariati database che si possono trovare in ambito aziendale. Di default il sistema viene fornito con i driver per i seguenti tre database:

  1. HSQLDB
  2. MySQL
  3. PostgreSQL

Tali driver li troverete nella directory tomcat/commn/lib. In tale directory dovrebbero essere messi ulteriori driver per la connesisone ad altri database (ad esempio i driver per la connessione ai sistemi Oracle oppure SQL Server).

Di default il sistema viene fornito con tre databases di sistema:

  1. hibernate – usato per registrare gli utenti, le password, i repositary di soluzioni ed altro;
  2. quartz – lo scheduler;
  3. sampledata – un database di esempio per cominciare a lavorare con il sistema.

Tutti e tre sono gestiti tramite il sistema HSQLDB, ma è più utile migrarli su qualcosa di più conosciuto, come MySQL, ORACLE oppure PostgreSQL.

Qui vediamo come migrarli su MySQL (premesso che il server MySQL sia gia’ installato e configurato).

Spostatevi quindi nella directory /opt/pentaho/biserver-ce/data/mysql5 ed eseguite i seguenti comandi:

  1. mysql -h localhost –u root -p < /opt/pentaho/biserver-ce/data/mysql5/create_repositary_mysql.sql
  2. mysql -h localhost –u root -p < /opt/pentaho/biserver-ce/data/mysql5/create_sample_datasource_mysql.sql
  3. mysql -h localhost –u root -p < /opt/pentaho/biserver-ce/data/mysql5/create_quartz_mysql.sql

A questo punto, dobbiamo riconfigurare Quartz e Hibernate.

Niente di più semplice.

Quartz:

Aprite il file tomcat/webapps/pentaho/META-INF/context.xml e modificatelo così:

<?xml version=”1.0″ encoding=”UTF-8″?>
<Context path=”/pentaho” docbase=”webapps/pentaho/”>
<Resource name=”jdbc/Hibernate” auth=”Container” type=”javax.sql.DataSource”
factory=”org.apache.commons.dbcp.BasicDataSourceFactory” maxActive=”20″ maxIdle=”5″
maxWait=”10000″ username=”hibuser” password=”password”
driverClassName=”org.hsqldb.jdbcDriver” url=”jdbc:hsqldb:hsql://localhost/hibernate”
validationQuery=”select count(*) from INFORMATION_SCHEMA.SYSTEM_SEQUENCES” />

<Resource name=”jdbc/Quartz” auth=”Container” type=”javax.sql.DataSource”
factory=”org.apache.commons.dbcp.BasicDataSourceFactory” maxActive=”20″ maxIdle=”5″
maxWait=”10000″ username=”pentaho_user” password=”password”
driverClassName=”com.mysql.jdbc.Driver” url=”jdbc:mysql://localhost:3306/quartz
validationQuery=”select 1“/>
</Context>

Hibernate:

aprite il file tomcat/webapps/pentaho/META-INF/context.xml e modificatelo nel seguente modo:

<?xml version=”1.0″ encoding=”UTF-8″?>
<Context path=”/pentaho” docbase=”webapps/pentaho/”>
<Resource name=”jdbc/Hibernate” auth=”Container” type=”javax.sql.DataSource”
factory=”org.apache.commons.dbcp.BasicDataSourceFactory” maxActive=”20″ maxIdle=”5″
maxWait=”10000″ username=”hibuser” password=”password”
driverClassName=”com.mysql.jdbc.Driver” url=”jdbc:mysql://localhost:3306/hibernate
validationQuery=”select 1” />

<Resource name=”jdbc/Quartz” auth=”Container” type=”javax.sql.DataSource”
factory=”org.apache.commons.dbcp.BasicDataSourceFactory” maxActive=”20″ maxIdle=”5″
maxWait=”10000″ username=”pentaho_user” password=”password”
driverClassName=”com.mysql.jdbc.Driver” url=”jdbc:mysql://localhost:3306/quartz
validationQuery=”select 1“/>
</Context>

Ora spostatevi in pentaho-solutions/system/hibernate e modificate il file hibernate-settings.xml:

<?xml version=’1.0′ encoding=’utf-8′?>
<settings>

<!–
* This setting allows the deployment to specify where to find the
* database-specific hibernate configuration. The samples supplied
* include the following:
*
* system/hibernate/hsql.hibernate.cfg.xml
* system/hibernate/mysql5.hibernate.cfg.xml
* system/hibernate/postgresql.hibernate.cfg.xml
* system/hibernate/oracle10g.hibernate.cfg.xml
*
–>
<config-file>system/hibernate/mysql5.hibernate.cfg.xml</config-file>

<!–
*
* managed should be set to true if running the BI Platform
* in a managed environment (like JBoss, Orion, etc). In this configuration,
* you should specify another location for the hibernate.cfg.xml (see below)
* instead of simply using the default one provided. This setting essentially
* tells the HibernateUtil class to use JNDI to locate the factory class for
* getting sessions. This allows the platform to use Hibernate across boundaries
* in message beans (for example).
*
<managed>false</managed>
–>

<managed>false</managed>
</settings>

Editate quindi il file mysql5.hibernate.cfg.xml:

<?xml version=’1.0′ encoding=’utf-8′?>
<!DOCTYPE hibernate-configuration
PUBLIC “-//Hibernate/Hibernate Configuration DTD//EN”
“http://hibernate.sourceforge.net/hibernate-configuration-3.0.dtd”>
<hibernate-configuration>
<session-factory>

<property name=”cache.provider_class”>org.hibernate.cache.EhCacheProvider</property>

<property name=”hibernate.generate_statistics”>true</property>
<property name=”hibernate.cache.use_query_cache”>true</property>

<!–  MySQL Configuration –>
<property name=”connection.driver_class”>com.mysql.jdbc.Driver</property>
<property name=”connection.url”>jdbc:mysql://localhost:3306/hibernate</property>
<property name=”dialect”>org.hibernate.dialect.MySQL5InnoDBDialect</property>
<property name=”connection.username”>hibuser</property>
<property name=”connection.password”>password</property>
<property name=”connection.pool_size”>10</property>
<property name=”show_sql”>false</property>
<property name=”hibernate.jdbc.use_streams_for_binary”>true</property>
<!– replaces DefinitionVersionManager –>
<property name=”hibernate.hbm2ddl.auto”>update</property>
<!– load resource from classpath –>
<mapping resource=”hibernate/mysql5innodb.hbm.xml” />
<!–  This is only used by Pentaho Administration Console. Spring Security will not use these mapping files –>
<mapping resource=”PentahoUser.hbm.xml” />
<mapping resource=”PentahoRole.hbm.xml” />

</session-factory>
</hibernate-configuration>

Siamo quasi alla fine.

editate il file pentaho-solutions/system/applicationContext-sring-security-jdbc.xml:

<?xml version=”1.0″ encoding=”UTF-8″?>
<!DOCTYPE beans PUBLIC “-//SPRING//DTD BEAN//EN” “http://www.springsource.org/dtd/spring-beans.dtd”>

<!–+
| Application context containing JDBC AuthenticationProvider
| implementation.
+–>

<beans>

<bean id=”daoAuthenticationProvider”
class=”org.springframework.security.providers.dao.DaoAuthenticationProvider”>
<property name=”userDetailsService”>
<ref bean=”userDetailsService” />
</property>
<property name=”passwordEncoder”>
<ref bean=”passwordEncoder” />
</property>
</bean>

<bean id=”userDetailsService”
class=”org.springframework.security.userdetails.jdbc.JdbcDaoImpl”>
<property name=”dataSource”>
<ref local=”dataSource” />
</property>
<property name=”authoritiesByUsernameQuery”>
<value>
<![CDATA[SELECT username, authority FROM GRANTED_AUTHORITIES WHERE username = ? ORDER BY authority]]>
</value>
</property>
<property name=”usersByUsernameQuery”>
<value>
<![CDATA[SELECT username, password, enabled FROM USERS WHERE username = ? ORDER BY username]]>
</value>
</property>
</bean>
<!–  This is only for Hypersonic. Please update this section for any other database you are using –>
<bean id=”dataSource”
class=”org.springframework.jdbc.datasource.DriverManagerDataSource”>
<property name=”driverClassName” value=”com.mysql.jdbc.Driver” />
<property name=”url”
value=”jdbc:mysql://localhost:3306/hibernate” />
<property name=”username” value=”hibuser” />
<property name=”password” value=”password” />
</bean>

<bean id=”passwordEncoder”
/>

</beans>

editate il file pentaho-solutions/system/applicationContext-spring-security-hibernate.properties:

jdbc.driver=com.mysql.jdbc.Driver
jdbc.url=jdbc:mysql://localhost:3306/hibernate
jdbc.username=hibuser
jdbc.password=password
hibernate.dialect=org.hibernate.dialect.MySQLDialect

Fate ripartire tutto e… buon divertimento.

Alla prossima



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Microsoft collaborerà al progetto Joomla

Da Webnews. Riporto integralmente perchè mi sembra un bel passo avanti.

Microsoft collaborerà al progetto Joomla. Ed è questo un postulato destinato a scatenare spontanea emozione nell’ambiente, sia che si apprezzi il coinvolgimento di Redmond, sia che se ne identifichi un pericolo. Chi conosce Joomla ha immediatamente intuito il perchè. Per tutti gli altri saranno sufficienti le righe successive.

Direttamente dalla guida Joomla di HTML.it: «Joomla è forse il più noto tra i CMS. Nota è anche la sua storia: nasce nel 2005 e in principio eredita molto del codice di Mambo, dal quale si emancipa fino ad arrivare alla versione 1.5, sviluppata interamente dal Team di Joomla. La versione 1.5 rappresenta una grande svolta per il progetto del CMS, già considerato da molti come il migliore in ambito Open Source. Il lungo periodo di gestazione ha lasciato sulle spine per parecchi mesi la comunità degli utilizzatori di Joomla, che ora vedono le loro attese ricompensate dalle molte novità introdotte e dalle funzionalità migliorate». PHP, Open Source, Microsoft: l’ossimoro è pronto, l’effetto emotivo è automatico.

Ma oltre lo sconcerto iniziale c’è qualcosa di più. L’annuncio giunge da Josh Holmes, UX Architect Evangelist, il quale ufficializza il fatto che Microsoft abbia siglato lo Joomla Contributor Agreement diventando così parte integrante della community attiva degli sviluppatori del CMS sulla versione 1.6. Microsoft non è nuova a questo tipo di impegno e già in passato aveva non ufficialmente collaborato. Ora però la discesa in campo giunge con tanto di ufficialità, apportando codice proprio e proponendosi come interlocutore privilegiato.

Particolarmente interessante per i puristi del settore è anche il fatto che Microsoft abbia deliberatamente accettato di scrivere codice distribuito sotto licenza GNU General Public License (GPL). Trattasi infatti di una licenza che Microsoft ha sempre giudicato in malo modo, ma «nelle giuste circostanze» tutto sembra possibile e, in ogni caso, l’accordo con Joomla è qualcosa che sembra andare al di là del semplice contributo Microsoft alla causa: è una precisa scelta di direzione, qualcosa destinato a lasciar traccia di sé nel tempo. Non è peraltro nemmeno una prima volta assoluta: già in passato, infatti, Microsoft aveva donato 20 mila linee di codice alla community Linux sotto licenza GPLv2, ma nel giro di poche ore aveva già definito la propria scelta come una sorta di strada obbligata e non certo una libera opzione.

La collaborazione tra Microsoft e Joomla parte da WinCache e IIS, ma anche il blog della community del CMS (a firma di Sam Moffatt) va oltre e battezza l’esordio di una nuova era: «in generale, siamo contenti di vedere Microsoft come collaboratore nel mondo GPL. Non sarebbe una gran cosa se questo fosse l’inizio di una costruttiva collaborazione tra Microsoft e il mondo del Free e Open Source Software?». Ed è questa, ovviamente, una domanda retorica che contiene la risposta al proprio interno.

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