Patente informatica per medici e infermieri

Da e- Healthcare.

Una certificazione per i professionisti della sanità. Aica (Associazione italiana per l’Informatica ed il Calcolo Automatico) e  Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano hanno stipulato un accordo per diffondere l’Ecdl Health, che rappresenta l’estensione della patente europea del computer (Ecdl), studiata specificamente per il settore sanitario. La certificazione è destinata a medici, infermieri, operatori delle professioni sanitarie e personale amministrativo.

L’accordo prevede che il Policlinico (già accreditato come fornitore  di formazione Ecm- Educazione Continua in Medicina) erogherà su tutto il territorio nazionale corsi in e-learning di preparazione per la certificazione Ecdl Health. I test per la verifica dell’apprendimento, previsti a conclusione del corso, includeranno tutte le domande necessarie al conseguimento della certificazione, così che il partecipante possa acquisire insieme al diploma i crediti formativi Ecm.

Il Syllabus Ecdl Health, così viene chiamata la certificazione, è stato messo a punto da una commissione di esperti di vari Paesi ed in seguito adattato alle caratteristiche linguistiche, culturali, pratiche, legislative dei diversi sistemi sanitari nazionali.
La certificazione garantisce che il abbia piena consapevolezza della natura particolare del dato sanitario e delle implicazioni di carattere legale ed etico associate al suo trattamento; abbia pratica d’uso degli strumenti Ict e ne conosca i campi di applicazione in ambito medico.

Per maggiori informazioni visitare www.ecdl-health.it

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Contenuti d'eccellenza sul web: la ricerca degli IRCSS va in rete

Da e- Healthcare.

Tutta la ricerca biomedica italiana sarà in rete su GARR-G, rete telematica dell’Universita’ e della Ricerca operativa dal 2003 e in fase di continua evoluzione.
Gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) collegati a Garr aumenteranno di numero, dagli attuali 39 a tutti e 45 entro il 2011, in base a un programma che prevede un’evoluzione del progetto di fornitura di connettivita’ a banda larghissima (da 1 a 10 Gbit/s) e altri servizi.
La rete prevede la connettivita’ internazionale, la multivideoconferenza, l’accesso a infrastrutture di calcolo e archiviazione (Grid) oltre alla Federazione IDEM di infrastrutture di autenticazione e autorizzazione, utilizzate per l’ elaborazione di grandi quantita’ di dati.
Di questi nuovi servizi si avvantaggera’ tutta la comunita’ della ricerca biomedica nazionale, per una grande e duplice possibilita’: da una parte ‘mettere in rete’ qualunque tipo di dati medico-sanitari; dall’altra, la possibilita’ per tutti di accedervi, come pure quella di accedere in tempo reale ai risultati della ricerca internazionale.
Alla rete GARR sono attualmente collegate 400 sedi per un totale di oltre 2 milioni di utenti finali, fra cui, oltre agli IRCCS, CNR, ENEA, INGV, INFN e ASI.

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Sanità elettronica: sperimentazione della ricetta on-line in Campania e Piemonte

Articolo tratto da ICT4Health

In Piemonte e in Campania, con l’arrivo del 2010, parte in via sperimentale per sei mesi un progetto che prevede la possibilità per i farmacisti di prendere carico on line delle ricette dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera Scelta.

Sarà sufficiente che il medico compili la ricetta sul suo computer e la invii alla rete al ministero della salute: a questo punto sarà pronta per essere letta dal farmacista, che quando il paziente si presenterà con la propria tessera sanitaria si collegherà al sito del ministero e, previa verifica della prescrizione, consegnerà le medicine.

In questo modo i pazienti potranno evitare di recarsi negli studi dei medici e di fare estenuanti code; qualora fossero presenti per una visita, potranno comunque avere copia cartacea della prescrizione. Il progetto è stato realizzato da Sogei, la società di information technology del ministero dell’economia e delle finanze che ha sviluppato il software necessario ad avviare la nuova rivoluzione da consegnare ai professionisti. Oltre al servizio reso al paziente, l’obiettivo del ministero è ovviamente il controllo della spesa farmaceutica e il risparmio della carta.

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Sanità elettronica: sempre più presente nell'agenda della Comunità Europea

Articolo tratto da ICT4Health.

La sanità elettronica riceve sempre più impulso da parte degli Organismi dell’Unione Europea, mentre si moltiplicano i progetti che puntano ad accelerare la crescita del mercato, a promuovere l’interoperabilità e ad abbattere le barriere legali ed amministrative ancora presenti.

All’interno degli organismi UE, il nostro Paese sta contribuendo alla definizione dei meccanismi e delle logiche alla base dello sviluppo e dell’integrazione dei vari servizi sanitari nazionali. Secondo quanto dichiarato il 2 dicembre a Bruxelles – in occasione del Consiglio dei Ministri della salute dell’Unione Europea – dal viceministro per la salute, Ferruccio Fazio, «la Sanità elettronica è uno dei punti cruciali intesi a garantire il controllo delle prestazioni sul territorio, sia dei medici di medicina generale, sia delle strutture ospedaliere».

Proprio in riferimento a quanto fino adesso è stato fatto a livello europeo in tema di e-Health, all’inizio di ottobre è stata presentata dalla Commissione Europea una relazione aggiornata sulle iniziative comunitarie nel settore. In prima battuta, è emerso che la maggior parte delle iniziative programmate è stata avviata e che le scadenze e gli step sono stati rispettati. I progetti che rientrano negli interventi comunitari di e-Health hanno come obiettivo primario l’interoperabilità dei dati tra le 27 nazioni che compongono l’Unione Europea. La Commissione Europea continua a porre particolare enfasi sulla necessità di creare una maggiore disponibilità economica, nonostante la crisi, in misura tale da consentire un maggiore sviluppo dell’e-Health e, di conseguenza, anche un’apprezzabile crescita del mercato, che è stato incluso tra i settori chiave della crescita comunitaria (insieme a tessile protettivo, edilizia sostenibile, riciclaggio dei rifiuti, produzione biologica ed energie rinnovabili).

Tra le principali iniziative spiccano la definizione di linee guida sull’interoperabilità transnazionale, in vista dell’adozione del Fascicolo Sanitario Elettronico, a cui è legato a doppio giro il Progetto EPSOS (Smart Open Service for European Patients), che punta a sviluppare l’interoperabilità delle cartelle e delle prestazioni cliniche elettroniche; lo sviluppo della Rete Calliope (Call for Interoperable eHealth services in Europe), che consentirà di mettere a disposizione dell’intero settore sanitario europeo i risultati del progetto pilota SOS (Smart Open Service) che punta a garantire la compatibilità delle informazioni mediche in formato elettronico indipendentemente dalla lingua o dalla tecnologia utilizzata; il progetto “Good Health for All”, che ha l’obiettivo di rendere l’Europa più sana e più competitiva attraverso la condivisione delle responsabilità per la salute tra cittadini, Governi ed istituzioni UE.

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I documenti clinico sanitari verso la dematerializzazione: lo scenario italiano in uno studio dell’Osservatorio ICT in Sanità del Politecnico di Milano

Da ICT4Health.

Realisticamente parlando, nella Sanità è ancora troppo presto ipotizzare che i progetti di dematerializzazione possano abilitare scenari che prevedono la totale scomparsa dei documenti cartacei dalle strutture sanitarie, soprattutto in orizzonti temporali di breve periodo. Un’analisi corretta della diffusione di tali soluzione deve partire innanzitutto da una visione realistica del fenomeno.

Da questa considerazione prende le mosse la Ricerca dell’Osservatorio ICT in Sanità, “La Dematerializzazione in Sanità: dai documenti ai processi”, condotta sulle Direzioni ICT di 118 strutture sanitarie italiane, pubbliche e private. Emerge che il livello di diffusione delle soluzioni è ancora nelle prime fasi di sviluppo: circa un quarto del campione della ricerca non ha ancora deciso di investire, il 30% ha avviato dei progetti pilota, mentre più del 40% di aziende sanitarie (soprattutto aziende di grandi dimensioni, come confermato dalle interviste ai Chief Information Officer) sta già affrontando la tematica in ottica operativa, sull’intero ambito aziendale e con diversi livelli di estensione.

In particolare la dematerializzazione dei documenti è stata prevalentemente condotta in ambito clinico-sanitario piuttosto che in quello amministrativo per la presenza di sistemi, prevalentemente diagnostici, predisposti per la produzione di referti e immagini già originariamente in forma digitale. Dall’approfondimento condotto e dai dati rilevati sugli investimenti programmati si evince che la diffusione della dematerializzazione in questo ambito è destinata ad aumentare nell’immediato futuro.

Per avere una fotografia più precisa dello stato di diffusione e di maturità nelle aziende sanitarie nel rispetto delle indicazioni normative, le diverse realtà del campione di riferimento sono state mappate su una scala che comprende quattro stadi evolutivi, ricavati da un’analisi dei casi di maggior successo, che considerano:

presenza di un workflow automatizzato;

modalità di firma dei documenti;

effettuazione dell’archiviazione sostitutiva a norma;

modalità di esibizione a norma dei documenti informatici.

In seconda battuta sono state prese cinque macro aree funzionali ed è stato chiesto ai CIO di segnalare il livello di dematerializzazione in esse raggiunto: accoglienza e dimissione; diagnosi (radiologia e in generale tutte le diagnostiche per immagini, i servizi laboratoristici, ecc); cura; ciclo amministrativo e finanziario; ciclo logistico commerciale.

Emerge che nell’area funzionale della diagnosi la Dematerializzazione ha raggiunto livelli di completezza maggiori, e in particolare nei laboratori e dalla radiologia. In media infatti in quest’area il 71% del campione utilizza applicazioni che permettono di produrre l’output finale del processo (lastre, referto, diagrammi ecc.) in forma elettronica/digitale, il 52% prevede l’applicazione della firma digitale sui documenti informatici prodotti; il 32% circa effettua la conservazione sostitutiva dei documenti prodotti; il 20% dei casi dichiara di realizzare il processo di esibizione nel rispetto del quadro normativo attualmente in vigore.

Per quanto riguarda invece tutte le aree legate alla Dematerializzazione di documenti amministrativi, le aziende, pur essendo dotate (o in fase di dotazione) di sistemi gestionali che permetterebbero la gestione digitale delle pratiche in ottica di workflow non hanno ancora avviato un vero e proprio processo, se non per tipologie limitate di documenti amministrativi. Se è vero che dematerializzare in ambito sanitario abilita potenziali vantaggi molto più rilevanti rispetto alla sfera amministrativa, è altrettanto vero che quest’ultima area non deve essere dimenticata, soprattutto se si considerano gli obiettivi fissati dal Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione che puntano a una gestione dei pagamenti sempre più digitale.

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I costi della banda larga mancata

Artcolo tratto da saperi.forumpa.it.

Intervista a  Francesco Sacco manager director di EntER – Centre for research on Entrepreneurship and Entrepreneurs e professore dell’università Bocconi.

I benefici degli investimenti in infrastrutture a banda larga – come dimostrato dalle ricerche – non sono limitati al settore delle telecomunicazioni e determinano esternalità positive. Gli effetti non “lineari” e fortemente influenzati dal contesto tecnologico di sfondo degli investimenti in telecomunicazioni – sottolinea il professor Francesco Sacco – sono maggiori e sempre più positivi laddove la diffusione della tecnologia raggiunge la massa critica, a mò di servizio universale.
Tra le analisi sul tema quella di Ford & Koutsky studia l’impatto del broadband sullo sviluppo economico – derivante da ingenti investimenti in BroadBand (principalmente fibra) – di Lake County, una piccola comunità della Florida. Confrontando Lake County con comunità simili per molteplici caratteristiche e per la medesima situazione economica iniziale, gli autori hanno stimato una crescita pari al doppio del tasso delle contee appartenenti al gruppo di controllo.
Altre ricerche realizzate sempre negli Stati Uniti hanno dimostrato come l’impatto del broadband generi una rapida crescita in vero settori:

  • Occupazione (+1,5%)
  • Salari (impatto positivo ma non statisticamente misurabile)
  • Crescita del numero di attività economiche (+0,5%)
  • Crescita di attività economiche nel settore IT (+0,5%)
  • Aumento del valore degli immobili

Questi dati sono confermati anche da ricerche condotte in Europa e in altri Paesi, con una certa omogeneità dei riscontri:

  • Il broadband e l’ultrabroadband hanno un impatto positivo sull’economia
  • L’impatto è più forte dove l’ecosistema ICT è più forte
  • Se l’innovazione accelera, l’impatto aumenta
  • L’impatto cambia quando cambia la base degli utenti
  • Stimoli alla domanda
  • Transizione demografica

La situazione italiana
Alla luce di questo scenario, la situazione italiana appare ancora più drammatica anche se il dato comunque positivo è che, a proposito degli 800 milioni stanziati per l’abbattimento del digital divide e poi congelati,  c’è stato un forte movimento di protesta online e sulla stampa. Come a dire, bastonati ma vivi. “Sarei comunque ottimista: il dibattito scatenato intorno a quest’annuncio è tale da non poter ignorato e sono sicuro che qualcosa accadrà presto“, aggiunge il professore. E se l’uscita dal limbo dell’indeterminazione è un fatto confortante, non sono, però, chiare le mosse future né la strategia di sviluppo delle infrastrutture a banda larga. Sul tema si sono levate opinioni in controtendenza, come quelle che si chiedono come mai le aziende ICT non siano in grado di competere proponendo piani di sviluppo che non poggino sull’aiuto dello Stato. <<In realtà è una somma di problemi – afferma il professor Sacco – quando parliamo di network facciamo riferimento a investimenti di entità molto importanti, ma l’Italia è un paese di “straccioni”>>.
Il secondo tema cruciale è di carattere regolamentare: chi investe tanti soldi, vuole farlo in un clima di chiarezza per quanto riguarda le regole. Deve calcolare i suoi ritorni sugli investimenti e poterlo fare in un arco temporale molto ampio, parliamo di almeno 20 anni. In questo momento le regole non sono chiare né a livello europeo né a quello italiano. “Il punto è – riprende Sacco – che non si sa se e a quali condizioni dare accesso all’infrastruttura in fibra anche ai concorrenti dell’ex monopolista. Questi non sono aspetti marginali e anzi aprono molto il tema poiché prima di mettere sul tavolo 10 miliardi bisogna farlo all’interno di regole chiare”.
L’altro problema è che ci sono diversi modi per realizzare la rete, ma tutti prevedono il riutilizzo dell’infrastruttura Telecom Italia, soprattutto il famigerato ultimo miglio. Inoltre, circa il 60-70% dei costi di infrastrutturazione riguardano opere civili e in parte possono essere abbattuti riutilizzando i cavidotti di Telcom Italia e realizzando i lavori assieme alle opere civili. La collaborazione della pubblica amministrazione è fondamentale per abbattere i costi. La rete a banda larga di MetroWeb, ad esempio, è stata fatta parallelamente al rifacimento dell’illuminazione stradale di Milano, razionalizzando l’investimento e abbattendone i costi.

Ipotizzando l’immediata disponibilità dei fondi previsti nel piano per lo sviluppo della banda larga del viceministro dello Sviluppo, Paolo Romani, il cosiddetto Piano Romani, non sarebbe comunque chiaro come investirli e secondo quale strategia. Il rischio di ritrovarsi tempestati dalle ennesime macchie di leopardo è, quindi, consistente. Il professor Sacco ipotizza per l’Italia uno scenario simile a quello della Svezia: una sorta di patchwork con alcune aree maggiori cablate e altre raggiunte con tecnologie diverse. “In Italia saranno le amministrazioni locali a provvedere: regioni, province, comuni”. Il punto è che, spesso, in queste realtà locali atomizzate manca l’alfabetizzazione necessaria a poter comporre una pianificazione lungimirante e fondata sulla conoscenza della materia.

Riguardo all’annuncio di Brunetta di rendere disponibili per tutti 2 Mega di banda per la navigazione, il professore commenta pragmaticamente: “se parliamo di posti remoti meglio 2 Mb che niente, con questa banda è comunque possibile fare ip-television e video conferenze”

Ma se questa è la soglia-obiettivo minima, in un contesto mondiale dove ci sono popolazioni che hanno una disponibilità di banda di 100 Mb come il Giappone, come è possibile reperire i fondi per fare di più?
“La Cassa Depositi e Prestiti ha soldi da investire in questo campo, così come le fondazioni bancarie. E’ importante però che ci sia chiarezza sulla natura e le caratteristiche con cui si realizzerà la rete. E’ un tema estremante caldo anche perché l’impatto sull’economia italiana sarà notevole. I soldi sono pochi, ma se li investiamo in infrastrutture totalmente inutili (per chi? n.d.r.) come il Ponte sullo Stretto di Messina, stiamo facendo un errore drammatico perché al di là delle nostre scelte politiche c’è un elemento incontrovertibile: che ci piaccia o no dobbiamo confrontarci con realtà come la Corea  la Finlandia, la Svezia che stanno puntando e hanno quasi raggiunto il 100% della copertura della popolazione. In questi Paesi il tasso di utilizzo del broadband è enorme, quotidiano e per tutta la popolazione.
Noi dovremmo competere, o quantomeno essere in grado di comunicare con loro”.

Insomma è una deriva dei continenti postmoderna e digitale, due i mondi che si aprono e si allontanano: uno in cui le informazioni e le transazioni viaggeranno a velocità esponenziale, l’altro condannato a rincorre e ad ingoiare polvere binaria.
Noi, non contenti di chiudere il gruppo degli inseguitori dei grandi player economici, non sembriamo affannarci più di tanto, convinti che, alla peggio, per unire questi mondi basterà un ponte, non digitale ma sullo stretto di Messina.

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Alec 2010 "Artic Light e-He@lth Conference"

Per gli interessati:

3 February 2010 – 5 February 2010 Lulea, Sweden

Demand on healthcare systems is on the rise, in light of demographic change, increased citizen mobility in Europe and the rising expectations of patients. As resources remain limited, now is the opportunity to develop new distance spanning services and technologies that will enhance quality and render the management and provision of our services more efficient and more accessible. ALEC 2010 offers peer to peer learning – participants will hear from other European regions why they should work with e-health, how they can develop and implement e-health policies, what challenges they can expect to face and how e-health can contribute to improving the quality and efficiency of services.

Contact: mariamagdalena.holmgren@nll.se
See also: ICT for Health

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Sanità. Ingegneri in camice bianco.

Articolo tratto da www.ingegneri.info che riportiamo in quanto interessante per me che sono bioingegnere.

L’introduzione negli ospedali di un Direttore delle Tecnologie che possa garantire una gestione sicura, economica ed appropriata del patrimonio tecnologico durante l’intero ciclo di vita delle apparecchiature biomedicali, rappresenta una garanzia per la sicurezza dei pazienti, un importante impulso alla modernizzazione delle dotazioni diagnostiche e terapeutiche, nonché un’arma efficace per l’ottimizzazione delle risorse economiche del Servizio Sanitario Nazionale.

Una proposta da anni portata avanti con determinazione dall’Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC) e che ora trova nel Governo, attraverso le parole espresse recentemente dal Vice Ministro alla Salute, Prof. Ferruccio FAZIO, un importante riconoscimento.

Il Direttore delle Tecnologie garantirebbe la gestione delle tecnologie sanitarie coordinando correttamente i rapporti con le industrie produttrici di dispositivi medici per la manutenzione e la valutazione dell’efficienza delle apparecchiature biomedicali per renderle sempre più al servizio delle esigenze cliniche dei pazienti.

“Finalmente è stata colta l’importanza di istituire una direzione strategica per l’Health Technology Management che abbia la responsabilità della gestione del patrimonio tecnologico biomedico aziendale, strumento ormai fondamentale per produrre sanità e garantire ai cittadini cure appropriate. Tale riconoscimento evidenzia come alla gestione delle tecnologie venga data una importanza strategica sia in funzione della miglior efficienza delle attività sanitarie che della modernizzazione ed innovazione del Servizio Sanitario Nazionale elevandola ad attività core” è il commento dell’Ing. Pietro DERRICO, Presidente di AIIC e Responsabile del Servizio di Ingegneria Clinica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

“A complemento di tale lodevole e lungimirante iniziativa del Governo auspichiamo realmente che le Istituzioni centrali e regionali” continua Derrico “possano quanto prima sostenere il percorso di riconoscimento istituzionale dell’Ingegnere Clinico, figura professionale unica in sanità e che opera anche in Italia da oltre 30 anni. Tale nuova professione, infatti, caratterizzata da conoscenze cliniche e tecnico-gestionali con formazione accademica in Ingegneria Biomedica e specializzazione in Ingegneria Clinica, non solo risulta ormai indispensabile in tema di sicurezza del paziente per il contenimento del rischio tecnologico ma anche per contribuire, unitamente alle altre figure tecniche e professioni sanitarie, alla qualità ed all’appropriatezza delle cure, all’interno della improcrastinabile esigenza di razionalizzazione delle risorse economiche investite nella sanità pubblica e privata”.

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