I linguaggi più usati per creare siti web

Da http://w3techs.com

Usage of server-side programming languages for websites

This diagram shows the percentages of websites using various server-side programming languages. See technologies overview for explanations on the methodologies used in the surveys.

How to read the diagram:
PHP is used by 74.7% of all the websites whose server-side programming language we know.

PHP
74.7%
ASP.NET
23.8%
Java
3.8%
ColdFusion
1.4%
Perl
1.2%
Ruby
0.5%
Python
0.3%
W3Techs.com, 14 September 2010
Percentages of websites using various server-side programming languages
Note: a website may use more than one server-side programming language

Articoli Correlati

Per l'IT c'e' ancora crisi… ma ci sono segnali di ripresa

Riporto dal sito di Assinform, che è importante per il nostro settore.

Rispetto al 1° semestre 2009 (-9,0%), il recupero è di 6,5 punti percentuali. In ripresa la domanda delle imprese di Pc e server con + 10,3%; recupero di 3 punti percentuali del software (-1,2%, rispetto al -4,1% del 2009); mercato consumer a + 21% Indagine congiunturale su aziende IT a luglio 2010: positiva (+0,5%), per la prima volta da un anno (-14,9% nel luglio 2009), la valutazione sui budget dedicati dalle imprese clienti allo sviluppo di nuovi progetti informatici.

Angelucci: “Per la crescita competitiva e occupazionale occorre sostenere la ripresa degli investimenti in innovazione. Da parte della politica ci aspettiamo atti di coraggio: incentivi stabili per le imprese che innovano e che si aggregano, anche tramite acquisizioni; una riforma fiscale che metta fine all’iniquità dell’Irap sui settori “labour intensive” come l’IT; la modifica delle regole delle gare, che vanno centrate sulla qualità dei servizi informatici e non sul puro ribasso delle tariffe”.

Milano, 14 settembre 2010 Per l’IT l’emergenza non è finita, anche se si riscontra un’inversione di tendenza. Il bilancio di fine giugno 2010 è ancora in rosso e il trend negativo penalizzerà il settore fino alla fine dell’anno. L’informatica italiana continua a patire gli effetti della crisi, della totale assenza di una politica per l’innovazione e del clima di incertezza che vive il Paese. Pur nella consapevolezza che molte imprese, soprattutto quelle esposte alla competizione internazionale, non hanno gettato la spugna e stanno tornando a investire nelle tecnologie informatiche e nell’innovazione dei processi, il settore IT manifesta nel suo complesso grande fatica a beneficiare della piccola ripresa in atto.” E’ l’esordio di Paolo Angelucci, Presidente di Assinform, nell’aprire la conferenza stampa di anticipazione dei dati sull’andamento dei settori IT e TLC nel primo semestre 2010. Un andamento che ha visto l’IT chiudere il primo semestre di quest’anno a – 2,5% e le TLC fermarsi a – 2,3%, rispetto allo stesso periodo del 2009.

“Oggi, tuttavia, la nostra preoccupazione non riguarda tanto le performance dell’anno in corso, che già prevedevamo ridotte, date le condizioni di oggettiva difficoltà del mercato – ha continuato Angelucci – quanto le iniziative da prendere ora, affinché le grandi potenzialità dell’IT, quarto settore industriale italiano con oltre 380.000 addetti, motore dell’innovazione e di occupazione qualificata, possano essere colte dal Paese, per avviare una fase di crescita competitiva nel 2011″. “Se vogliamo che l’informatizzazione infrastrutturale da parte delle imprese – ha sottolineato il Presidente di Assinform – fenomeno importante emerso nei primi sei mesi dell’anno, evolva verso un utilizzo pervasivo dell’IT nell’economia italiana generando nuova occupazione qualificata, soprattutto tra i giovani, sono necessari atti di coraggio da parte delle istituzioni, del Governo, della classe politica tutta, per introdurre nuove regole e condizioni quadro capaci di creare un clima che premi l’innovazione a tutti i livelli. Per questo occorrono provvedimenti di politica industriale stabili, che agiscano sul fronte del credito fiscale e degli incentivi, accompagnati da misure che facilitino l’accesso a finanziamenti bancari. La finalità deve essere quella di sostenere sia la domanda IT, premiando le aziende italiane che usano la leva tecnologica per migliorare la propria efficienza/produttività, sia l’offerta di Made in Italy tecnologico. In questo contesto vanno favorite fusioni e acquisizioni aziendali con un programma straordinario di ammortizzazione fiscale. Al contempo, le addizionali dall’Irap vanno spostate sull’Ire per stemperare il peso sull’occupazione di questa tassa, particolarmente iniqua per un settore ad alto utilizzo di risorse professionali qualificate quale l’IT. Infine vanno cambiate le regole delle gare: i servizi informatici non possono essere acquistati al massimo ribasso, ma per la loro qualità, nell’ambito di un giusto rapporto costi/benefici”.

I dati Assinform, evidenziano come per la prima volta dall’avvio della crisi, si sia manifestata una tendenza all’attenuazione del calo di mercato. Con il -2,5% segnato a fine giugno 2010, l’IT italiana ha recuperato oltre 6 punti percentuali rispetto al -9,0% registrato a fine giugno 2009 (sul 1° semestre dell’anno precedente). Il recupero ha interessato tutte le componenti informatiche, dall’hardware, al software, ai servizi, ma con notevoli differenziazioni e prospettive.
Il fenomeno nuovo, oggi potenzialmente più significativo, riguarda la crescita della domanda di Pc e server da parte delle imprese. Nei primi sei mesi dell’anno, infatti, il mercato dei Pc portatili, desktop e server ha registrato, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, un incremento in volume di + 12,9%, pari a oltre 400.000 unità, assorbite per l’80% dalle imprese, la cui domanda è passata da -2,5% del 2009 all’attuale +10,3%. In particolare la domanda di server è salita del 12,3% (era stata -29% nello stesso periodo 2009), quella di desktop del + 13,4% (-21,5% nel 2009), mentre l’incremento dei Pc portatili è stato del 12,7% (simile al +14,8% dell’anno precedente). “Questi dati – ha commentato Angelucci – segnalano l’avvio di processi di rinnovamento delle tecnologie aziendali, di maggior informatizzazione delle imprese italiane, di investimenti in infrastrutture innovative. Processi che la crisi aveva quasi del tutto bloccato e che oggi appaiono sempre più indispensabili a quelle imprese che intendono affrontare la ripresa dei mercati”.
I riflessi positivi di questo tipo di strategie aziendali si ritrovano anche nell’andamento del segmento Software, che a fine giugno si è attestato a -1,2% a fronte della perdita di -4,1% raggiunta nello stesso periodo del 2009. Si attende quindi un’amplificazione positiva nei prossimi mesi verso la domanda di nuove applicazioni, spinta anche dalla novità delle scelte che le imprese stanno compiendo, privilegiando per oltre la metà della propria domanda l’acquisto di Pc portatili e quindi portando il focus verso le nuove frontiere tecnologiche e organizzative dettate dalla mobilità. Il segmento dei Servizi, che costituisce la metà dell’intero mercato informatico italiano (pari a 4.215 milioni di euro per i primi sei mesi dell’anno, a fronte di un valore totale di 8.918 mln), passato dal -7,3% del primo semestre 2009, all’attuale -3,7%, continua, al contrario, a essere fortemente penalizzato dalla tendenza sempre più accentuata al calo delle tariffe professionali.
“Se è evidente che nella maggioranza delle imprese e della Pa prevalgono tutt’ora le strategie di razionalizzazione finalizzate alla riduzione dei costi – ha concluso il presidente di Assinform – , il ribasso delle tariffe non può rappresentare un percorso sostenibile, ma una semplice valvola di sfogo che comprime i margini dei fornitori, rischia di incidere pesantemente sulla qualità dei servizi dei clienti e preclude lo sviluppo di nuova occupazione”.
Anche dalla VII indagine congiunturale condotta a luglio di quest’anno su un campione significativo di imprese associate Assinform, si ricavano segnali contrastanti, fra potenziali opportunità di ripresa, oscurate da previsioni ancora fosche sull’occupazione. In generale emerge un clima di ripresa di fiducia, con previsioni di crescita dei fatturati per il 43% delle imprese partecipanti (contro il 24% di luglio 2009 e il 27,6% di aprile 2010). Ma le Pmi prevedono, nella maggioranza dei casi, un andamento in calo degli ordinativi e degli utili.
Il dato più interessante, che conferma le rilevazioni di mercato, riguarda le valutazioni sull’andamento dei budget da parte delle aziende clienti. Per la prima volta dal luglio 2009 il tasso di crescita medio della spesa destinata allo sviluppo di nuovi progetti informatici raggiunge una valutazione positiva (+ 0,5%, a luglio 2009 era di -14,9%), mentre le spese correnti e per manutenzione guadagnano in stabilità, sebbene ancora in calo (-1,6%, valutazione di -6,1% nel luglio 2009).
Sul fronte dell’occupazione, dall’indagine congiunturale non emerge ancora alcuna previsione di ripresa. Continua l’emorragia dei consulenti, soprattutto da parte delle grandi imprese, sebbene in leggera attenuazione . Per i dipendenti sparisce la fascia di valutazione “molto peggiorato”, ma il 15% delle imprese continua a considerare la situazione in peggioramento, tendenza che nelle medie arriva al 33% e nelle grandi al 21%.

Articoli Correlati

Multitouch nella nuova beta di Ubuntu 10.10

E’ quasi tempo per il rinnovo sementrale della nota distribuzione. A ottobre sarà pronta per essere scaricata Ubuntu 10.10, ma già ora è possibile testarne la beta, anche se ovviamente, potrebbe essere instabile e/o con qualche errore

Ubuntu 10.10 si basa sul kernel linux 2.6.35.3 e incorpora l’ambiente desktop Gnome 2.31 nella versione principale; per quanto riguarda le derivate troviamo naturalmente KDE 4.5.0b in Kubuntu e XFCE 4.6.2 in Xubuntu.

Alcune novità:

  1. Shotwell prende il posto di F-Spot come visualizzatore di immagini predefinito mentre Gwibber – il programma che permette di aggiornare Twitter senza aprire il browser – è stato migliorato e ora è più veloce;
  2. Ubuntu Software Center, che si rinnova nell’interfaccia per semplificare la visualizzazione del software installato in ordine cronologico e permette di ordinare le applicazioni in ordine di popolarità, oltre a mostrare quelle consigliate;
  3. Nuova interfaccia di installazione;
  4. Supporto al multitouch, con il quale è possibile gestire quelle funzionalità rese famose da Apple, quali zoom con due dita, o click con tre dita;
  5. Nell’Edizione per notebokk c’e’ un rinnovo dell’interfaccia con la barra per l’accesso rapido alle applicazioni spostata sul lato sinistro.

La versione definitiva di Ubuntu 10.10 è attesa per il 10 ottobre. La versione beta può essere scaricata dal sito ufficiale.

Articoli Correlati

The CAVE: il mito della caverna di Platone e del quaderno degli errori

Titolo un po’ strano vero?

Tutto nasce dalla lettura del supplemento Nova del Sole 24 ore di oggi.

Leggo spesso questo supplemento, in quanto  fanatico di tecnologia e di applicazioni all’avanguardia, e devo dire che mi piace. Ogni tanto pero’ bisognerebbe leggerlo con giudizio (come bisognerebbe leggere tutto con giudizio e senso critico).

Ma ritorniamo al fatto: sto sfogliando l’inserto e mi imbatto in un articolo , “la Caverna delle Idee” di Gianni Rusconi. Vedendo le immagini il mio primo pensiero: hanno fatto un articolo sul CAVE. E leggo l’articolo. Bello ma con molte insesatezze e soprattutto è un articolo per fare pubblicità, nessun accenno, nessun link di storia. Il sistema, leggendo l’articolo, sembra nato dalla società T-Systems che spiega sarà utilizzato per fare business e che difficilmente si troveranno installazioni in ambito pubblico o privato (al massimo, dicono i manager, solo con due o tre pareti, proprio per porre l’accento sulla complessità del loro sistema).

Bene ma che è il CAVE? Il CAVE è l’acronimo di Computer Advanced Visualisation Environment ed è nato qui e anche molti anni fa come vedete se visualizzate il link appena proposto. In sostanza una scatola cubica le cui pareti sono in realtà degli schermi gestiti da computer che proiettano lo spettator ein una vera realtà artificiale immersiva (almeno visiva), con o senza occhialini 3d. Realtà con la quale si puo’ interagire in svariati modi (comandi tipo joystick tridimennsionali, sensori, altro).

In sostanza ho trovato il classico articolo fatto per stupire pieno di inesatezze. Queste le ho scoperte in quanto mi sono interessato al sistema gia’ nel lontano 1996 per un mio progetto visionario, ma chissà quante altre inesatezze ci propinano ogni giorno su gionali (reali o elettronici) senza che ce ne accorgessimo.

Curiosità sul progetto visionario? Bene eccolo:

Riqualificazione del Centro Candiani di Mestre (in realtà all’epoca solo un oggetto incompiuto di due grandi architetti veneziani). L’idea (non completamente mia, ma portata all’estremo per l’epoca da me) era semplicemente questa: facciamo del Candiani un museo interattivo dell’arte digitale sulla falsariga di alcune realizzazioni simili che stavano nascendo a Tokio, Karlsruhe e Linz. In sostanza un grande videogioco il cui soggetto variava di volta in volta: Una mostra di quadri (veri) con un avatar artificiale che mi appare quando mi soffermo davanti ad un’opera, una rappresentazione artistica in cui anche il pubblico manipola gli artisti e cose del genere. Il CAVE faceva parte del gioco (e molte altre cose che all’epoca mi ispiravano). C’era anche il ritorno economico: la tecnologia costava tantissimo all’epoca e si dovevano utilizzare macchine estremamente potenti e allora perchè non le noleggiamo alle società private per fare ricerca quando queste sono inattive? (anche questa idea non originale, l’aveva inventata penso un certo Ross Perot se non sbaglio) . In quel periodo si era ispirati da rare riviste ormai sparite che precorrevano i tempi

Purtroppo progetto troppo avanti nel tempo che ovviamente non è stato portato avanti.

Comunque grazie Nova, pur nella tua superficialità (solo per questo articolo, intendiamoci) mi hai fatto ripercorrere alcuni dei miei progetti più cari.

Articoli Correlati

Calo della produttività: pochi investimenti in ICT

La produttività del lavoro italiano arranca: negli ultimi 30 anni è cresciuta a una media annua dell’1,2% e già nell’ultimo decennio il suo valore è risultato negativo dello 0,5%. Ma nel periodo 2007-2009, pur in presenza di una sensibile caduta del monte ore lavorato, la produttività ha fatto registrare un vero e proprio crollo: -2,7 per cento in media d’anno. Lo rileva l’Istat che oggi ha reso note le serie storiche riferite a diverse misure di produttività per gli anni 1980-2009.

Questo è quanto si legge dal sito de “Il Sole 24 ore” e in molti altri titoli.

E’ interessante un articolo, pubblicato sul quotidiano cartaceo, in cui si fanno domande a Gian Maria Gros Pietro su questo argomento. L’intervista termina affermando che, considerando il trend c’è almeno un fattore che ha contribuito alla bassa crescita del valore aggiunto: il contributo fornito alla crescita dall’Information and Communication Technology è stato praticamente nullo, pur trattandosi di una tecnologia molto pervasiva.

In sostanza è quello che abbiamo ribadito più volte su questo blog: le aziende italiane non utilizzano gli strumenti messi a disposizione dall’Information Technology. E’ vero, siamo la popolazione con più telefonini e molto avanzati, il computer è spesso nelle nostre aziende e nelle nostre case, ma siamo ancora degli analfabeti. Molto spesso ci sentiamo dire: questo lavoro me l’ho fa tizio a metà del prezzo che mi fate voi. Oppure: No guardi la nostra azienda non ha bisogno di quel servizio, abbiamo gia’ il nostro gestionale che fa tutto. E tante risposte simili.

Il problema vero, a monte di tutto secondo noi è un altro: nella maggioranza degli imprenditori mancano competenze manageriali vere, nel senso che spesso non riescono a delegare a persone valide funzioni di ICT management in quanto loro stessi non capiscono bene cos’è, viene visto come un costo e non un investimento.

La soluzione dovrebbe partire (qualcosa si è già fatto per la verità) da un processo di informazione a cura delle associazioni di categoria per spiegare cosa è l’ICT e come puo’ servire anche in una azienda piccola. E soprattutto, continuiamo a ripetere, ci sono problemi di budget? Perchè non ricorrere a soluzioni Open Source per qualche progetto?

Articoli Correlati

Certificati medici via web

Articolo tratto da Fidest.

Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Palazzo Vidoni, ha aggiornato l’andamento del nuovo servizio di spedizione digitale dei certificati di malattia (Decreto legislativo numero 150/2009 in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni).
Il sistema consente al medico di inviare il certificato di malattia compilando una semplice pagina web oppure utilizzando i software gestionali più diffusi. Sul totale di 67.727 medici di famiglia presenti sull’intero territorio nazionale, il 35% è già abilitato al servizio, a cui va aggiunto il 25% degli altri medici del SSN (circa 125mila). Al servizio invece non è ancora abilitato alcun medico privato. Il totale dei certificati spediti per via telematica nei primi 4 mesi di attivazione è di 148.272.
Il decreto legislativo 150 del 27 ottobre 2009 prevede che il certificato di malattia sia inviato per via telematica dal medico all’INPS, secondo le medesime modalità previste per il settore privato. La mancata trasmissione telematica del certificato di malattia costituisce illecito disciplinare e, in caso di reiterazione, comporta il licenziamento o, per i medici convenzionati, la decadenza dalla convenzione. Il decreto del Ministro della salute del 26 febbraio 2010, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha definito le modalità tecniche di invio telematico del certificato medico. La Circolare del 11 marzo 2010 del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione ha inoltre contribuito a definire i tempi di attuazione:

  • periodo transitorio: per i primi 3 mesi, a partire dalla pubblicazione del Decreto del 26 febbraio 2010 (quindi dal 19 marzo al 18 giugno) è stato possibile procedere al rilascio dei certificati anche in modalità cartacea;
  • obbligo di invio telematico: dal 19 giugno 2010 (cioè dal termine del periodo transitorio) i certificati possono essere rilasciati solo in modalità telematica. Le sanzioni previste dal decreto legislativo n. 150/09 potranno tuttavia essere applicate solo a conclusione positiva di un collaudo generale del sistema, al quale partecipano rappresentanti di tutte le amministrazioni interessate e degli ordini dei medici. Il 18 luglio il gruppo tecnico incaricato del collaudo ha ritenuto opportuno continuare le attività di verifica, anche per pervenire in tempi brevi a una completa e definitiva risoluzione delle problematiche emerse.

I lavoratori dipendenti a cui viene rilasciato il certificato di malattia sono circa 17 milioni (3,5 milioni del settore pubblico). Ogni anno le assenze per malattia di questi lavoratori hanno dato luogo a circa 50 milioni di certificati e altrettanti attestati che devono essere spediti tramite raccomandata A/R o fax e conservati negli archivi; l’INPS destina 500 persone alle operazioni di data entry per il solo settore privato. Tenendo conto che il costo per la collettività dovuto alla gestione dell’intero ciclo (dalla comunicazione all’archiviazione) ammonta mediamente a circa 10 euro per certificato, è facilmente intuibile come l’operazione “certificati digitali” consente un risparmio per la collettività per oltre 500 milioni di euro.

Articoli Correlati

L'affascinante storia dei messaggi cifrati, la preistoria

Per migliaia di anni i potenti hanno avuto bisogno di comunicazioni efficienti e sicure per governare le loro terre e i loro eserciti.

La caduta dei loro messaggi in mano nemica poteva essere fatale: informazioni preziose sarebbero cadute in mano nemiche minacciando la loro esistenza. Fu proprio questo bisogna a promuovere lo sviluppo di codici cifrati, di tecniche di occultamento del messaggio, per garantire la comunicazione sicura solo con le persone autorizzate.

Dall’altra parte sono nate schiere di specialisti il cui compito era cercare metodi per decifrare i messaggi dei nemici.

Guerra che continua ancora oggi. Con rinnovata enfasi: noi viviamo nell’era dell’informazione. E’ ben nota la frase: “informazione è potere”.

Ma ritorniamo al nostro argomento. la preistoria dei messaggi cifrati.

Dagli scritti degli antichi, sembra che le prime tecniche crittografiche siano nate nell’antica Grecia, guarda caso per comunicazioni di guerra (anche se ci sono esmpi vecchi più di 4000 anni nell’antico egitto).

Bastone di Licurgo

Le più antiche notizie sicure ci portano alla scitala lacedemonica, in cui Plutarco ci riferisce in uso fina dai tempi del IX secolo avanti Cristo da Licurgo, ma proabilmente sicuramente più usata ai tempi di Licurgo (circa il 400 a.C.). In cosa consisteva? Semplice. Si prendeva un nastro di cuoio, lo si avvolgeva ad elica attorno ad un bastone e si scriveva per colonne parallele all’asse del bastone. Letter apr lettera appariva il segreto. Una volta  tolto il nasto dal bastone bastava (fosse semplice!!!) il teso risultava trasposto e veniva consegnato al destinatario, che lo avvolgeva in un bastone uguale eleggeva il messaggio.La segretezza rimaneva confinata al sapere il diametro del bastone. Oggi farebbe ridere, ma siamo agli albori della crittografia.

Tra il 360 e il 390 a. C. venne compilato il primo trattato di cifre, a cura di Enea il tattico, generale della lega arcadica. In questo trattatto viene descritto un disco sulla zona esterna del quale erano contenuti 24 fori,ciascuno corrispondente ad una lettera dell’alfabeto. Un filo, partendo da un foro centrale, si avvolgeva passando per i fori delle successive lettere del testo: all’arrivo, riportate le lettere sul disco, si svolgeva il filo segnando le lettere da esso indicate: il testo si doveva poi leggere a rovescio. Le vocali spesso erano sostituite da gruppi di puntini.

In questo stesso periodo vennero ideati codici cifrati indiani ed ebraici utilizzati in particolar modo per celare nomi propri, innominabili o sacrileghi.

Numerosi testi e documenti greci antichi contengono tratti cifrati, specialmente nomi propri, ma si trovano anche interi scritti cifrati con sostituzione semplice e con alfabeti generalmente a numero.

Bene, la prima puntata la finiamo qui. Nelle successive parleremo dei cifrari di Cesare e di Vigenere.

A domani!

Articoli Correlati

Internet, nuovo virus on line: occhio alle email con la mappa degli autovelox

Roma – (Adnkronos) – Email, aventi come falso mittente la polizia, forniscono un link per consultare l’elenco aggiornato delle postazioni fisse autovelox. In realtà cliccando si installa un virus che ‘cattura’ informazioni sensibili contenute nel computer

Roma, 30 lug. (Adnkronos) – La polizia postale mette in guardia da una nuova truffa che da ieri sera circola online: email, aventi come falso mittente la polizia, nelle quali si dà la possibilità di consultare l’elenco aggiornato delle postazioni fisse autovelox e a tale scopo viene fornito un link. In realtà cliccando si installa un virus molto insidioso che ‘cattura’ informazioni sensibili contenute nel computer.

Scopo di queste mail ‘truffaldine’, dietro le quali spesso si nasconde la mano della criminalità organizzata, è accedere ad esempio ai conti correnti bancari. ”Abbiamo già allertato le forze di polizia locali colombiane e ucraine, dove si trovano i server a cui rimanda il link – spiega all’ADNKRONOS Nunzia Ciardi, una dirigente della Polizia Postale e delle Comunicazioni – Sappiamo che stanno circolando centinaia di migliaia di queste mail, che possono trarre in inganno perché prendono spunto da un testo pubblicato sul sito della polizia ma poi rimandano a un link che se viene cliccato scarica un virus capace di catturare le informazioni sensibili”.
”Le truffe più comuni sono quelle che, servendosi di pagine clonate dai siti degli istituti bancari comunicano al cliente la modifica delle modalità di accesso – prosegue Ciardi – chiedendogli di fornire username e password: a quel punto possono avere accesso al conto e il gioco è fatto”. Nel caso degli autovelox, invece, ”è la prima volta che scopriamo una truffa del genere.
Forse hanno pensato di approfittare dell’esodo estivo, in modo da rendere più credibile la truffa”.

La polizia consiglia di cestinare l’e-mail evitando di cliccare sul link e di tenere sempre aggiornato il proprio antivirus.

fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/?id=3.1.756431152

Articoli Correlati

Banda Larga? Non qui

Riportiamo un articolo da Dday:

Noi Italiani, dobbiamo ammetterlo, siamo un popolo che si lamenta spesso e volentieri. Non sempre, però, a torto: stando infatti alla classifica sulle velocità della rete stilata da Ookla, gestore dei famosi siti di test delle velocità di connessione SpeedTest.net e PingTest.net, il nostro Bel Paese si piazza al 61° posto della classifica mondiale, con 4,5 Mbps in download e 0.84 Mbps in upload di media. I dati, ovviamente, arrivano da tutti gli utenti che effettuano il test sui suddetti siti.

La situazione è ancora più sconfortante se si analizza la situazione generale: l’Italia risulta infatti essere il fanalino di coda dell’Europa, seguita solo dai paesi dell’ex area dei Balcani, peggio anche di Paesi come il Ghana, 42esimo con 6,28Mbit/s, e il Kirghizistan, 21esimo con 11Mbps. A onor del vero va detto che in questi Paesi la penetrazione di Internet non è certo una delle più elevate, quindi chi ha effettuato il test sarà qualche ricco fortunato.

Limitandoci a Paesi più “livellati”, però, le cose non vanno molto meglio: escludendo la Corea del Sud, prima con oltre 30Mbit/s, troviamo un quartetto tutto europeo composto da Lettonia, Olanda, Moldavia e Lituania, tutte sopra i 20 Mbit/s. E le altre? Ecco una piccola tabellina riassuntiva:

# Paese Velocità
1 Corea del Sud 31,47
8 Svezia 17,91
12 Portogallo 14,51
13 Germania 14,46
19 Francia 11,52
23 Finlandia 10,99
34 Regno Unito 7,71
45 Spagna 5,95
60 Maldive 4,52
61 Italia 4,52
62 Jamaica 4,41
160 Nepal 0,37

Se siete interessati alla classifica completa, potete consultarla direttamente sul sito di Ookla. Munitevi prima di un fazzoletto, però, perché c’è da piangere.

Casa che fra l’altro avevamo pubblicato già un po’ di tempo fa qui.

Sembra che siamo ulteriormente peggiorati!

Articoli Correlati