Prima o poi capita a tutti…

Riporto integralmente un articolo di Rosario Russo dell'Associazioen Italiana Ingegneri dell'Informazione perchè lo reputo importante e… in qualche modo emblematico.

Qui il post originale.

 

Alcuni giorni fa un hacker ha sfruttato una vulnerabilità nel sistema di emissione dei certificati digitali nella rete degli affiliati della Registration Authority di Comodo, controllata dall'italiana Global Trust. Dozzine di siti web che utilizzano i certificati della Global Trust sono andati offline. In sostanza, l'attacco ha compromesso l'integrità del processo stesso di emissione dei certificati SSL!

L'hacker, con molta boria (più volte dice di essere bravissimo, avendo solo 21 anni), spiega come ha fatto (http://pastebin.com/74KXCaEZ): prima ha compromesso il server IstantSSL di Comodo, prendendone pieno possesso, poi a trovato la libreria TrustDll.dll, che si occupa della firma. Tale libreria era stata compilata da un sorgente in C#.

L'hacker l'ha decompilata, ha trovato la username e la password dell'account reseller di GeoTrust e Comodo, quindi ha provato ad utilizzarli. La URL di GeoTrust non funzionava, mentre quella di Comodo era attiva e l'attacco poteva essere portato a termine. Si è quindi loggato nel sito di Comodo e si è reso conto che aveva il diritto di firma usando le API messe a disposizione dalla piattaforma.

Poiché non aveva idea di come funzionassero queste API, ha capito che forse era il caso di scrivere un po' di codice e di riscriversi alcune routine. In 10-15 minuti (così sostiene), ha rifatto le API e ha potuto generare e firmare tutti i certificati che voleva. Così ha creato e firmato, con tanto di firma riconosciuta da tutti i browser, i certificati per gmail.com, yahoo.com, live.com, mozilla.org, skype.com.

Per dimostrare al mondo che l'attacco era davvero avvenuto, ha anche pubblicato la chiave privata con cui è stato firmato il certificato per il sito addons.mozilla.org. Questo gesto spudorato e impudente ha compromesso tutti gli utenti che utilizzano gli addons della suite di Mozilla (Firefox e Thunderbird, in primis). Poiché la chiave privata non era nemmeno protetta da password, altri attacker ora possono tranquillamente utilizzarla per firmare tutti i certificati per "addons.mozilla.org" che vogliono! Ora possiamo tutti essere vittime di attacchi Men-in-the-Middle senza minimamente rendercene conto.

Per chi spera di affidarsi al sistema di revocation dei certificati, sta fresco: ultimamente una serie di critiche stanno dimostrando che questo meccanismo non funziona efficacemente (http://www.imperialviolet.org/2011/03/18/revocation.html).

Nel momento in cui scrivo, il sito  https://trustseal.globaltrust.it è offilne, evidentemente per indagine forense in corso.  Altri siti afferenti alla Global Trust sono offline e mostrano la pagina "Under construction" (www.banksafe.it, www.comodogroup.it, www.cybercrimeworkingroup.org e, ironicamente, www.riskmitigation.it).

Sappiamo ora che ci sono chiavi private in mano ad una persona che può firmare certificati SSL "validi" e quindi impersonare qualunque sito web! Il dramma è che, sebbene molti siti non usano certificati di Global Trust, ne sono comunque vittime, poiché sono (anzi, posso dire tranquillamente, siamo) suscettibili ad attacchi Men-in-the-Middle.

Peggio di così, forse, non poteva andare!

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(dis)avventure mac

A casa ho un mac.

Non sono un fan di Apple, non mi interessano le guerre di religione ma, sempre più spesso, nelle aziende in cui lavoro comincia a farsi largo il mac.

Un anno fa ho deciso di comperarlo per fare pratica e conoscerlo. Non mi ha entusiasmato, non lo vedo come uno dei migliori sistemi in circolazione ma di necessità virtù.

Ha svariati problemi di compatibilità con il mondo aziendale che è al 99% Microsoft, pero’ mi interessava metterci le mani.

Oggi, ritorno a casa e lo accendo, cosi’ per lavorarci un po’. Mi richiede un aggiornamento e un riavvio. Da buon informatico faccio un backup (si, Time machine è molto bello e funziona bene).

Faccio l’aggiornamento dell’IOS e riavvio e…… Time Machine non vede più il disco USB (strano è un Lacie, un marchio che storicamente è sempre stato legato al MAC)!!!!!

Momenti di panico… la macchina non lo vede più!!! Che si sia rotto proprio nel riavvio???? Murphy è sempre pronto a colpire.. si sa.

Che facciamo… proviamo a collegarlo a una macchina Winsozz e… lo vede????

Formattiamolo in exFat e vediamo. Si formatta…

Bene lo riattacco al Mac e… rivede il disco!!!! Lo formatto con Mac OS journaled e… riparto con il backup completo. Persi tutti i backup precedenti ma almeno posso ripartire con il Think Different!!!! si pensa diversamente ma non mi sembra che il comportamento sia molto diverso dal tanto vituperato mondo winsozz ceh tanti Machisti professano.

Solo marketing il penso diverso… e Buona Guarigione Steve.. ma il tuo prodotto è (in)stabile come tutto il mondo dell’informatica!!!!!

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A volte rimango un po' basito

Fine anno 2010, wikileaks imperversa nei telegiornali, nei siti di informazione, nei blog privati, la pubblicità di diavolerie elettroniche riempie gli spot pubblicitari in attesa del Natale.

E la pubblica amministrazione in questo periodo emette bandi per gli appalti del prossimo anno.

Dov’e’ il nesso comune direte voi? Vediamolo.

Noi siamo una società di informatica e giustamente partecipiamo ai bandi per la gestione dei sistemi informatici (in realtà a pochi, siamo più rivolti al privato che al pubblico) e in questo periodo ne stanno arrivando un po’ e li stiamo esaminando per parteciparvi.

Quello che lascia basiti sono parecchi punti:

  1. siamo ancora ai bandi al massimo ribasso (che secondo me, e lo penso ormai da una quindicina d’anni, non sono assolutamente un vantaggio per la PA);
  2. siamo ancora alla partecipazione con buste sigillate con ceralacca ( e la PEC ministro Brunetta?????) come trenta anni fa;
  3. siamo solo e sempre all’assistenza informatica, mai che si faccia un bando per la progettazione dei sistemi informativi

Un po’ di innovazione che diamine!!!!

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Rilasciata la RC1 di Drupal 7

Drupal 7 in arrivo. E’ appena stata rilasciata la release candidate 1 come si legge sul sito drupal.org:

Following three beta releases, and with tons of bugs fixed and user interface improvements added, we are proud to present to you the first release candidate of Drupal 7.0. Although there are still a few known issues that we are working on fixing, we are confident that our code is stable enough for wider testing by the community. Since the last beta version was released two weeks ago, we have improved styling in the default “Bartik” theme, numerous bug fixes and improvements to the Update Manager and Search module, revisions to both user interface text and developer documentation to be more understandable and accurate, and we’ve made final clean-ups to some of the architecture improvements added during the release cycle. The deprecated Profile module is now hidden on new sites and we’ve substituted it with the ability to put user fields added through Field UI on the registration form.

The first alpha announcement provided a comprehensive list of high level improvements made since Drupal 6.x, so in this announcement we’ll concentrate on how you can help ensure that Drupal 7 is released as soon as possible and is as rock solid as the previous Drupal releases that you’ve grown to love!

There are a number of modules already ported to Drupal 7 for your testing pleasure. You can keep tabs on whether or not your site is ready for Drupal 7 by using the Upgrade Status module. If you are a translator, now is the time to start working on your translations. If you are a module or theme maintainer, now is the time to start working on the update to Drupal 7! Read on for more details.

Ora tocca alla comunità dei traduttori, dei creatori di temi e degli sviluppatori di applicazioni di terze parti, il tutto in vista del rilascio della release definitiva per il quale non è stata ancora fissata una data ufficiale.

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Trasparenza nei siti della pubblica amministrazione

Riferendomi ad un articolo apparso sul sole 24 ore del 27 settembre, riguardante la difficoltà di reperimento di informazioni nella maggioranza dei siti della pubblica amministrazione, vorrei fare un po’ di considerazioni.

Prima considerazione: non mi meraviglio!

Seconda considerazione: Ma è naturale.

Mi spiego.

La competenza informatica di molti amministratori della struttura informatica della pubblica amministrazione molto spesso è bassa, non perchè non siano brave persone ma spesso perchè non sono di estrazione informatica. Il loro curriculum molto spesso non è adeguato, molto spesso ricoprono l’incarico magari accorpato ad altre funzioni in cui sono maggiormente competenti. Questo perchè, come nelle aziende del resto, l’informatica spesso è vista come come un costo e per tale motivo vengono dedicate poche risorse. Molto spesso non hanno proprio tempo da dedicarci.

L’altro grave motivo, sempre a mio avviso, è la moltitudine di offerte a cui sono bersagliati: Non c’e’ nessuna Web Agency che non abbia il miglior CMS al mondo. E, come spesso accade, il sistema viene acquistato prima di provarne effettivamente le prestazioni. Poi cominciano i problemi. Tanto per dirne una: su qualsiasi manuale di informatica un po’ evoluto insegnano come primo esempio la costruzione di un CMS. Lo miglioriamo con un po’ di grafica accattivante ed ecco il prodotto.

Ma, provoco io: non si fanno i collaudi per le strade una volta eseguite? Non viene commissionato prima un progetto ad un professionista? Ma allora cari amministratori, perchè non fare la stessa cosa anche con l’Informatica? Non ci sono soldi? E il mondo open Source che ci sta a fare? Cari amministratori, guardate il sito della Casa Bianca e … è fatto con Drupal, CMS Open Source estremamente performante.

Se si operasse come si fa per le altre cose non ci sarebbero questi strafalcioni che vengono pubblicati. Non fidatevi di quello che vi propone la web agency, fate una prova vera del loro sistema, mettetevi dalla parte dell’utente ed esprimete un giudizio. State spendendo soldi dei contribuenti, fatelo bene. Non siete competenti? affidatevi ad esperti veri. In Italia ci sono corsi di laurea in Ingegneria Informatica e in Informatica. Rivolgetevi a qualcuno di loro. Vedrete che i punti deboli ve li trovano in pochi minuti di visione del prodotto spacciato come il migliore del mondo.

Soprattutto: il sistema informativo ha un costo (non è solo un costo) e quindi va trattato con le dovute cautele: rivolgetevi agli esperti.

Metto una mia piccola nota di folklore che mi ha fatto sorridere e allo stesso tempo piangere: abbiamo fatto qualche tempo fa una presentazione aziendale a circa 300 Comuni di 3 Provincie proponendoci per essere inseriti tra i loro eventuali fornitori.

Il risultato: 3 contatti. Il primo per partecipare ad una gara di manutenzione del sistema informatico. Ok. Il secondo ci hanno inviato un elenco di categorie pregandoci di scegliere dove proporci: nessuna categoria era confacente al nostro lavoro, se non consideriamo la riparazione hardware di macchine per ufficio che tra l’altro non facciamo. La terza era per l’iscrizione online all’elenco: ma non c’era nessuna categoria per la nostra attività….

Che dobbiamo pensare? Forse l’informatica non esiste oppure il processo di acquisto segue altre vie (si è vero, ci sono i gruppi di acquisto, ma non nella progettazione dei sistemi).

Non lamentiamoci pero’!

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Microsoft Security Essentials: presto gratuito per le pmi

Microsoft Security Essentials, la soluzione antivirus ed anti-malware che Microsoft un anno fa ha messo gratuitamente a disposizione di tutti gli utenti consumer, potrà presto essere installato in modo ufficiale anche dalle piccole aziende che hanno fino a 10 postazioni di lavoro.
A partire da Ottobre, infatti, i termini della sua licenza cambieranno e le aziende con dieci o meno PC potranno scaricare ed utilizzare il software senza alcun costo.
In realtà non si può fare a meno di notare come già la maggior parte delle piccole compagnie con pochi personal computer operino già in questo modo.
Con questa mossa Microsoft intende quindi formalizzare quella che è una realtà da tempo ben conosciuta dal colosso di Redmond. “Non è un segreto che moltissime piccole compagnie oggi non dispongono di un professionista IT dedicato o di uno staff che gestisca le loro risorse IT” – ha commentato la notizia con un post su Internet il responsabile Microsoft Eric Lingman – “Offrendo Security Essentials (con i suoi aggiornamenti automatici dal sito Microsoft) alle piccole imprese, senza richiedere alcun pagamento aggiuntivo, estendiamo quello che è il nostro impegno e la nostra missione annunciata, ovvero aiutarle a ridurre i costi dell’IT e far crescere il loro business”. In effetti, considerato il costo medio attuale di una licenza per un antivirus, il risparmio nell’utilizzare Microsoft Security Essentials nelle micro imprese può arrivare fino ai 250/300 euro all’anno, purchè i PC in uso siano dotati di regolari licenze Windows.
Microsoft Security Essentials si presenta all’utente finale come un’applicazione leggera da scaricare e utilizzare e dall’interfaccia intuitiva, volta a proteggere i PC contro virus ed altri malware e che si integra perfettamente con i controlli di sicurezza built-in presenti all’interno di Windows 7, Windows Vista e Windows XP (Service Pack 2 o superiore).
Il team di sicurezza Microsoft sta inoltre sviluppando una nuova versione del software comprendente ampliamenti e maggiori analisi di sicurezza, tuttavia la nuova versione è tutt’ora in fase beta.
Fin dal suo rilascio, sono stati numerosi i responsabili IT a chiedere che questo tipo di protezione potesse un giorno venire estesa gratuitamente a tutte le compagnie, a prescindere dalla loro dimensione in modo da incrementare anche la sicurezza degli ambienti Windows di minori dimensioni. L’annuncio della scorsa settimana viene visto da molti proprio come un ulteriore passo verso questa direzione.

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Google finanzierà la PA trasparente

Da saperi.forumpa.it.

Dopo quasi due anni di lavoro Google ha annunciato i vincitori del concorso 10^100 che, lanciato nel 2008, ha raccolto oltre 154.000 idee provenienti da 170 paesi e scritte in 25 lingue. Sono 5 progetti, anzi 5 idee, che hanno l’ambizione di migliorare il mondo utilizzando le nuove tecnologie e le potenzialità della rete. In particolare l’idea “Rendere le amministrazioni pubbliche più trasparenti” è una delle 5 vincitrici e l’associazione Public.Resource.Org riceverà 2 milioni di dollari per portarla avanti.

Public.Resource.Org è una organizzazione non profit che si occupa principalmente di fornire l’accesso online a documenti delle amministrazioni pubbliche negli Stati Uniti. I 2 milioni di dollari vinti serviranno a pubblicare online i documenti legali degli Stati Uniti in modo da renderli accessibili a tutti. Le altre quattro idee, premiate con la stessa cifra sono: “Rendere disponibili sul Web risorse educative gratuitamente”; “Migliorare l’istruzione scientifica e tecnica”; “Promuovere l’innovazione nei trasporti pubblici”; “Offrire istruzione di qualità agli studenti africani”.

Come si è svolto il concorso

Il 2008 è stato l’anno del lancio dell’iniziativa e della raccolta delle idee. Tra settembre e ottobre 2008 sono arrivate attraverso il form presente sul sito di Google 150.000 idee che spaziavano da suggerimenti per grandi aree di investimento a proposte tecnologiche e di implementazione molto specifiche.
L’intenzione degli organizzatori era di proporre le migliori 100 idee alla votazione della rete, ma l’enorme successo ottenuto e l’affinità di molte proposte ha spinto a cambiare programma.
In sostanza gli oltre 3000 dipendenti di Google hanno vagliato tutte le idee e hanno combinato insieme gli aspetti più innovativi di diverse proposte, in modo da creare nuovi approcci ad alcuni grandi problemi.
Ogni idea è stata esaminata in base a cinque criteri: portata, impatto, realizzabilità, efficienza e longevità.
Ne sono uscite fuori 16 idee, ognuna delle quali traeva ispirazione da numerose idee inviate dagli utenti.

Il 2009 è stato l’anno della votazione on line. Tutti gli utenti della rete hanno avuto la possibilità di esprime la propria preferenza per una delle sedici idee. Dopo l’8 ottobre 2009 (termine ultimo fissato per la votazione) tutte le preferenze di voto sono state consegnate ad un apposito comitato consultivo formato da esperti di riconosciuta competenza nei settori individuati dalle categorie di presentazione delle idee. Basandosi proprio sulle preferenze della rete il comitato consultivo ha selezionato cinque idee finaliste da finanziare.

Dato che ogni idea non era più il frutto di una singola proposta ma era un concentrato di elementi positivi provenienti da più proposte a questo punto rimaneva il problema di chi finanziare per la realizzazione dell’idea. Il team di Google ha aperto, allora, un nuovo concorso, nel quale si chiedeva ad organizzazioni no profit di “candidarsi”. Tramite una procedura RFP (richiesta di offerta) finalmente qualche giorno fa sono stati comunicati ufficialmente i nomi dei soggetti che si vedranno riconoscere i 2 milioni di dollari.

I vincitori

  • Idea: Rendere disponibili sul Web risorse educative, gratuitamente Progetto finanziato: Khan Academy una organizzazione non profit che fornisce un’istruzione gratuita e di alta qualità a tutti e ovunque tramite una raccolta online di oltre 1.600 video didattici. Il finanziamento servirà a supportare la realizzazione di altri corsi e a consentire alla Khan Academy di tradurre la sua raccolta di base nelle lingue più parlate del mondo.
  • Idea: Migliorare l’istruzione scientifica e tecnica Progetto finanziato: FIRST una organizzazione non profit che promuove l’istruzione scientifica e matematica in tutto il mondo tramite la competizione di squadra. La sua missione è stimolare i giovani a diventare leader in campo scientifico e tecnologico consentendo loro di fare esperienze reali lavorando con tecnici e scienziati professionisti. Il finanziamento consentirà lo sviluppo e l’avvio di nuovi programmi di raccolta fondi per team di robotica formati da studenti che consentiranno a più team di studenti di partecipare a FIRST.
  • Idea: Rendere le amministrazioni pubbliche più trasparenti Progetto finanziato: Public.Resource.Org
  • Idea: Promuovere l’innovazione nei trasporti pubblici Progetto finanziato: Shweeb un’idea di trasporto cittadino delle persone su breve-media distanza utilizzando veicoli azionati dall’uomo su monorotaia. Il finanziamento sarà utilizzato per finanziare la ricerca e lo sviluppo allo scopo di testare la tecnologia di Shweeb per un contesto urbano.
  • Idea: Offrire istruzione di qualità agli studenti africani Progetto finanziato: L’African Institute for Mathematical Sciences (AIMS) un centro che si occupa di istruzione e di ricerca in campo scientifico e matematico a Cape Town, in Sudafrica. L’attività principale dell’AIMS è costituita da un programma ponte della durata di un anno per neolaureati. Tale programma consente loro di acquisire competenze e conoscenze prima di affrontare eventuali master e dottorati PhD. Il finanziamento permetterà l’apertura di altri centri AIMS per promuovere gli studi matematici e scientifici postlaurea in Africa.

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Banda larga? forse si…

Bernabé non cede e rilancia: Telecom Italia non intende scendere a patti e anzi continua a promettere un percorso proprio per portare la banda larga nel paese a modo proprio ed in modo indipendente. Lo fa direttamente davanti all’AGCOM, quello che dovrebbe essere l’”arbitro” che mette le parti sui binari del corretto sviluppo negli interessi della nazione. Lo fa promettendo banda larga in 6 grandi città con offerta commerciale già pronta ad essere lanciata.

Entro Natale 520.000 abitazioni di Roma, Milano, Catania, Bari, Venezia e Torino potranno accedere ad una offerta per connettività fino a 100 Mbps. la rete poi verrà successivamente ampliata di anno in anno per arrivare nel 2018 a circa il 50% della popolazione.

E’ un modo per recuperare un gap che sta diventando pesantissimo verso gli altri paesi industrializzati: In Francia e Germania la rete esiste gia’ a 100 Mbps e in altri paesi come Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Hong Kong hanno già in certe aree 1 Gbps (10 volte tanto).

Ci sono aree gia’ be attrezzate anche in Italia grazie anche allo sforzo di alcuen regioni (Trentino Alto Adige e Lombardia in primis) che hanno gia’ realizzato proprie reti cittadine ad alta velocità grazie ad investimenti con propri fondi. Ma sono progetti che vanno a rilento. Siamo ancora molto lontani dall’euforia dei primi anni del 2000 quando non si trovava letteralmente fibra ottica dati i grandi volumi di posa dell’epoca.

Il mio parere è che molta colpa è anche delle amministrazioni pubbliche locali, miopi sui vantaggi di tali sistemi. Il costo di una infrastruttura per le reti di prossima generazione si sarebbe potuto annegare in svariate opere di urbanizzazione fatte negli anni (ad esempio rifacimento di fognature, acquedotti, manti stradali, illuminazione pubblica).

Aspettiamo, per ora ci viene spacciata l’offerta ad alta banda quella delle chiavette internet o delle nostre vecchie linee adsl….

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Ma ci sarà mai la vera banda larga?

Da punto informatico che ha fatto un articolo veramente bello:

Roma – I principali operatori nazionali di telecomunicazioni, dopo aver di fatto rotto nel Comitato NGN, hanno raggiunto un accordo sul “modello strutturale di base per lo sviluppo di reti di nuova generazione”: lo ha comunicato il (vacante) Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso il Dipartimento delle comunicazioni.

Davanti al sottosegretario Paolo Romani si era nuovamente riunito il tavolo tecnico che chiamava gli operatori del settore ”ad effettuare i necessari approfondimenti tecnici, tecnologici, economici e finanziari” necessari ad “una più ampia e veloce diffusione delle Reti di accesso in fibra ottica”. Dopo una serie di annunci e speranze più o meno condivise, un primo passo sembra effettivamente essere stato compiuto: un accordo sul modello su cui basare lo sviluppo della nuova rete (cavidotti, fibre ottiche spente, collegamenti verticali, permutatori ottici e collegamenti ottici per stazioni radio base i sistemi sul tavolo) e che dovrà rappresentare “il punto di riferimento dell’attività che Governo, Enti locali e operatori prevedono di sviluppare congiuntamente”.

Secondo le indiscrezioni si dovrebbe trattare di un modello ibrido in cui si potranno usare (a discrezione degli operatori) sia la tecnologia Gpon ( fortemente voluta da Telecom Italia) sia quella point-to-point (preferita dagli OLO, la concorrenza), grazie all’impiego di un cavidotto in cui far transitare le fibre.

L’accordo rappresenta, spiega il sottosegretario Romani, un passo fondamentale “proprio nell’attuale situazione economica che impone ogni sforzo per fare scelte mirate su progetti di natura infrastrutturale capaci di dare un impulso serio e strutturato alle prospettive di sviluppo e crescita del Paese”.

Questo modello, spiega Romani, è volto “ad assicurare la massima armonizzazione con le infrastrutture esistenti”. A questo scopo, continua, verrà avviato, tramite una consultazione pubblica, “un veloce e accurato censimento delle infrastrutture in fibra ottica presenti nel Paese e dei relativi piani di investimento per lo sviluppo delle stesse nei prossimi tre anni. Questo atto è propedeutico all’identificazione delle aree oggetto di intervento secondo il modello su cui oggi è stato trovato l’accordo e a un celere e omogeneo sviluppo delle reti di nuova generazione sul territorio nazionale”.

Tutto pronto per partire dunque? Non proprio: “Tra due settimane sarà convocata la seconda riunione del Tavolo Governo Operatori con l’obiettivo di sancire i principi e le tappe necessarie per l’avvio concreto della partnership pubblico – privata che possa operare sulle infrastrutture passive necessarie alle reti di nuova generazione”, e la prossima settimana il Ministero dello Sviluppo Economico convocherà gli operatori medi e piccoli ai quali sarà presentato il nuovo modello (ma che avrebbero, secondo il sottosegretario, “già manifestato un concreto interesse a partecipare al progetto Italia digitale“). Sarà inoltre dato il via sempre questa settimana alla consultazione pubblica per il censimento della fibra e dei relativi piani di investimento per lo sviluppo delle stesse nei prossimi tre anni, atto “propedeutico all’identificazione delle aree oggetto di intervento secondo il modello su cui oggi è stato trovato l’accordo e a un celere e omogeneo sviluppo delle reti di nuova generazione sul territorio nazionale”.

Intanto l’Europa sta a guardare (ma non sta con le mani in mano): dovrebbe essere divulgata (attese per i primi giorni della settimana) la Raccomandazione Nga approvata in via definitiva dalle Commissione europea mercoledì, e presto sarà avviato Broadband Communication, il primo framework europeo a cui gli Stati membri dovranno attenersi per centrare gli obiettivi dell’Agenda digitale (che vorrebbe garantite connessioni a 30 Mbps per tutti i cittadini della UE e disponibilità di 100 Mbps in almeno il 50 per cento delle abitazioni) e del Piano pluriennale per la gestione dello spettro radio. A Bruxelles sono convinti che la competitività del Vecchio Continente dipenda anche dalle nuove tecnologie e, in particolare, da Internet. Interessanti sviluppi che da Roma dovranno osservare attentamente: verrà delineata in questa sede la cornice entro cui i regolatori nazionali dovranno iscrivere le proprie norme per la realizzazione e l’accesso alle nuove infrastrutture di rete. Il tutto nell’ottica della contrapposizione tra incumbent e OLOe della definizione di rispettive responsabilità e delle tariffe sulle nuove reti.

Claudio Tamburrino

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